Dopo i saluti del presidente Ignazio Parini, ecco l'atteso intervento chiarificatore della professoressa Marisa Dalai, arrivata a Padernello da Roma, dove lavora e insegna. La mostra, complessa e dai contenuti colti, concettuali, non si preannuncia certamente di facile lettura e assimilazione. La professoressa Dalai è docente di Storia dell'Arte Moderna presso l'Università «La Sapienza». Attualmente ricopre la carica di presidente del Comitato tecnico scientifico per il patrimonio artistico ed etno-antropologico del Ministero per i beni e le attività culturali.
La studiosa segue l'attività creativa di Hammacher da ormai quarant'anni. «Quindi lo conosco bene - ha detto - tuttavia Arno, anche questa volta, mi ha stupito e stupisce presentandosi a Padernello, lui che è un raffinato intellettuale senza frontiere, lui che possiede una cultura visiva strutturata sull'esperienza internazionale della Modernità ha affiancato dagli assemblaggi di vecchi attrezzi del lavoro agricolo e dalle intuizioni naif (per questo genuine), di Giba».
Ma proprio in questa inaspettata provocazione «hammacheriana» risiedono il significato e l'importanza della mostra padernellese. Qui, e per due mesi pieni (10 settembre- 20 novembre 2011), si ascolterà il «dialogo tentato» di un preciso momento culturale: il nostro. A Padernello Hammacher ha voluto mischiare i valori alti della «cultura globale» con le intuizioni della «cultura locale». Il risultato di questo abbinamento? Un incredibile, suggestivo e attualissimo messaggio artistico, fondato certamente sulle più elaborate ricerche formali delle avanguardie del Novecento (dalle quali il fotografo attinge il suo linguaggio quintessenziale), ma che stimola, e solleva nuove domande estetiche e socio-antropologiche. «In ultima analisi - ha concluso la prof.ssa Dalai Emiliani con formula interrogativa appunto -. Le forme più colte della creatività umana si rifanno all'intelligenza delle forme create dalla Natura»?