È silenziosa la campagna in questo scampolo strano d'inverno. Se ci si ferma ad ascoltarla, si sente un respiro profondo e solenne. E si comprende appieno cosa intendesse dire Giuliano Mauri quando indicava, per l'arte ma forse non solo, «lo stupore come antidoto alla stupidità» e diceva che «in fondo, per l'uomo non ci sia nulla di più naturale che sorprendersi».
A Padernello Giuliano Mauri arriva quasi alla fine del suo lungo percorso. È scultore di personalità forte - forse non è possibile diversamente, essere scultore. Sono già passati trent'anni dalle sue prime performances. Si è guadagnato un posto di rilievo sulla scena artistica internazionale. Negli anni Settanta ha esposto opere a Padova, Roma e Milano. A Brescia, Cavellini lo include tra gli artisti della sua galleria, sempre attenta a cogliere le forme più interessanti dell'avanguardia. Nel '76 Mauri partecipa alla Biennale di Venezia, ha già costruito i suoi celebri «Mulini a vento» che «offrono le loro pale a folate inesistenti e non macinano grano». Ha già installato, davanti alla chiesa di Sant'Agostino a Bergamo, la «Casa dell'uomo raccoglitore». Nel 1982 aveva eretto «La scala del paradiso», intrecciando rami fino a salire oltre i 140 metri. E scoprendo che intrecciare rami è la sua cifra creativa. Intrecciando rami costruisce le «Cattedrali vegetali»: la prima a Dresda, nel 1992, poi ad Hannover, Vienna, Monaco, Chicago...
A Padernello la sfida era di ridare vita ad una vecchia strada romana che ormai si perdeva nel bosco. Raccontava Mauri: «La strada era stata fagocitata e sepolta da un bosco grandioso: recuperarla cancellando ciò che aveva seminato il tempo sarebbe stato un delitto. Così abbiamo scelto di costruire una passerella sopraelevata in corrispondenza del tracciato dell'antica centuria, lasciando intatto il bosco». Era il 2007, Mauri già sentiva che la malattia gli accorciava il cammino. Ogni giorno lo andavano a prendere, a casa sua, a Lodi, perché di quel ponte non c'è un ramo che non sia stato collocato dove voleva l'artista. Poi la natura ha fatto il suo corso, con i giorni di Mauri e con quel ponte, ormai anch'esso diventato parte viva del bosco incantato di Padernello.
Claudio Baroni
GLI APPUNTAMENTI - Dieci rassegne,da Piacenza alle Canarie
Da domenica 15 gennaio e fino al 10 marzo le sculture di Giuliano Mauri sono in mostra a Palazzo Farnese, a Piacenza.
E dal 15 marzo la personale dello scultore originario di Lodi (è nato a Lodi Vecchio nel 1938) sarà allestita al Castello di Padernello, dove si trova il Ponte San Vigilio, l'ultima scultura che l'artista, scomparso nel maggio 2009, ha potuto vedere conclusa. La rassegna di Padernello resterà aperta fino a metà giugno.
Ma sono già in programma altri dieci eventi legati al ricordo dello scultore, entro il 2015. Già fissate sono le lezioni a lui dedicate al Politecnico di Milano, quindi le mostre alla Galleria Cilena di Milano, al Museo Pecci di Prato, a Cantagallo in Toscana, alla Fabbrica del Vapore di Milano e alla Fondazione Cesarmenrique, alle Canarie.