Nebbia e web
Benvenuti a Padernello, nella bassa più bassa della bassa bresciana. Benvenuti nella terra dei conti Salvadego, dove in due strade che si incrociano come il cardo e il decumano, quattro cascine, 76 abitanti (di cui 30 stallieri indiani), una chiesa, un castello col fossato e un fantasma che ci gira attorno si contano ben cinque ristoranti capaci di attirare con la loro cucina semplice ed economica qualcosa come 50 mila persone ogni anno. Salmì di lepre, bigoli al pestöm, brasati e arrosti, tagliate di cavallo e costolette d'agnello quasi a chilometro zero. Il tutto senza mai superare i 35 euro a testa. La scorsa domenica mattina Groupon, il colosso statunitense dei city deals , posta sulla sua pagina la possibilità di acquistare un coupon per una cena per due o quattro persone scontata del 50 per cento. In poco meno di sei ore l'offerta è costretta a chiudere per overbooking fermandosi a 603 acquisti. Un successo inedito per la pagina bresciana del sito di e-commerce dato che, solitamente, i deal enogastronomici si fermano a una cinquantina di offerte andate a segno. «Non ce lo aspettavamo nemmeno noi - dicono da Padernello -. Siamo praticamente stati presi d'assalto. Ora il problema sarà accontentare tutti, ma ci riusciremo».
Un fossato e cinque ristoranti
Padernello come Vonnas, il village gourmand della Bresse francese (80 chilometri da Lione) ideato dallo chef Georges Blanc. Solo che qui, circondato da due metri di fossati che producono senza sosta centinaia di metri cubi di nebbia, l'enogastronomia va di pari passo alla cultura. Un rapporto talmente stretto, quello fra l' art du bien vivre e la storiografia locale, da rendere arduo risalire a chi ha generato cosa. Se cioè è stato il castello medievale (e il suo fantasma, la dama bianca ) a far nascere i ristoranti, oppure il contrario.
Aquila Rossa, Locanda del Vegnòt, Cascina la Bianca, Tre Soste e Il Bianchino. La storia prende avvio diciassette anni fa da una corsa. A correre è Natale Gallia, runner abituale fra San Paolo, suo paese d'origine, e Padernello, che all'epoca è solo una dimenticata frazione di Borgo San Giacomo. Sono quattro chilometri fra i campi e i fossi quelli che compie Gallia. Il quale gestisce una piccola catena di gelaterie ma ha il germe dell'imprenditoria nel sangue. «Ci passavo spesso da Padernello - racconta - poi un giorno ho visto il cartello vendesi sulla porta dell'Aquila Rossa. Così tutto è cominciato».
All'inizio una posteria
L'Aquila Rossa all'epoca era un vecchio tranì . Una poco frequentata osteria (o più correttamente una posteria), vecchia come il castello edificato nel 1485 da Bernardino Martinengo e passato nell'Ottocento alla nobile famiglia di origine veneta dei Salvadego Molin Ugoni, che lo abitò fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Gallia acquista l'immobile, lo ristruttura stando attento a rispettarne la filologia e in pochi anni il business si fa così serio che rileva un immobile vicino e lo trasforma nel secondo ristorante, il Vegnòt (il nome ricorda l'antica e adiacente vigna del castello).
Intanto, però, la struttura del castello si fa sempre più precaria. Nel 2002 si verificano anche alcuni seri crolli. Si rende necessario un intervento di recupero strutturale serio. A salvare l'edificio, che il prossimo 16 febbraio festeggerà il centenario di iscrizione al registro dei monumenti di importanza nazionale, una complessa operazione pubblico-privata che ha permesso l'acquisto dagli eredi Salvadego e l'inizio delle opere di restauro.
Una ninfea per il castello
Ricostruisce la vicenda Domenico Pedroni, vicepresidente della Fondazione Nynphe, l'ente a cui sono state affidate le iniziative culturali legate al borgo. «Il castello - spiega - è stato acquistato nel 2005 dal Comune di Borgo San Giacomo per il 51% e per il 49% dalla società Castelli e Casali concedendolo in comodato d'uso gratuito ventennale alla fondazione che si sta occupando della ristrutturazione e della rivalutazione culturale. L'idea di fondo - prosegue - è quella di arrivare a un 100% di controllo pubblico, grazie anche all'aiuto delle banche di credito della zona. Recentemente è stato ceduto dai privati un altro 23 per cento».
Deus ex machina dell'operazione ancora una volta Natale Gallia (a cui bisogna ricondurre la Castelli e Casali), che nel frattempo apre il terzo ristorante, la Cascina la Bianca, e poi, per gemmazione, il Bianchino, sorta di locale più informale per merende e aperitivi, e Le Tre Soste, spazio dedicato a banchetti e ricevimenti. «Mi definirei un imprenditore che al contempo è un ristoratore e anche un impresario, dato che oltre a gestire i ristoranti mi sono occupato anche della loro ristrutturazione» sottolinea Gallia, il quale da qualche anno ha affidato i suoi ristoranti a due giovani collaboratori. Omar Pansera dirige il team del Vignòt: «Cerchiamo di portare avanti l'intuizione dei fondatori, vale a dire qualità, semplicità e prezzi contenuti. Il fatto che i nostri ristoranti siano sempre pieni credo ci stia dando ragione. Inoltre abbiamo la fortuna che al castello periodicamente si tiene il mercato di Slow Food, il che non fa che intrecciare ancora più inscindibilmente il rapporto fra cibo e cultura».
Cibo e cultura. Dovere e piacere, appunto. Che a Padernello collaborano insieme ormai da anni. «Quando ci ripenso - conclude Gallia - mi do del folle. Non è stata solo un'operazione razionale. Quel giorno, mentre correvo, ho avuto una specie di luccicanza . Beh, meno male che non l'ho ignorata».