Ma il millenario problema del lupo che assorbi tanta energia all’uomo e che riempì la letteratura di storie, aneddoti, raccomandazioni, leggende e credenze…a che punto è oggi? Superato, o, se si vuole, capovolto: se per il passato il terrificante lupo era creatura da cancellare dalla faccia della terra, oggi si sta cercando di reintrodurlo in natura. E’ già stato fatto sull’Appennino centro-italiano, e nel sud della penisola. Da queste montagne l’animale si è poi spostato a nord ed è stato visto transitare sulle montagne della Valcamonica.
Ma da quanto tempo manca il “nemico lupo” nella realtà così come nell’immaginario dell’uomo? Da molto meno di quanto si pensi! In un documento da poco svelato si legge infatti che la strada che da Acqualunga porta a Gabiano è spesso impraticabile per le inondazioni del fiume d’inverno, e la presenza dei lupi…E’, questa, una richiesta da parte degli abitanti del piccolo centro di Acqualunga (frazione di Borgo S. Giacomo (Bs), al Comune, datata alla seconda metà dell’Ottocento, dove si chiede aiuto alle autorità per rendere la tal strada, che ancora esiste, più sicura per raggiungere il capoluogo. Quindi, la presenza dei lupi; veramente difficile crederlo, era una realtà solamente 130 anni fa, e non tra le valli sperdute delle Alpi, ma in campagna, nella Bassa bresciana.
In Valtrompia nel 1576 la caccia al lupo era fiorente. Negli Statuti di quel territorio si promettevano 3 lire per i lupi che avevano ucciso animali domestici…Qualche anno prima, nel 1510, in località Bovegno per un lupo che ogni giorno divorava fanciulli e fanciulle di questo Comune (L. Rocco, 2007-anche, Aa.Vv, 1985), si erano pagate persino 50 lire. In Valcamonica nel 1813 venivano pagate 90 lire per l’uccisione, ad opera dei lupari, di una lupa, e 60 per un maschio, 24 lire per un cucciolo, e ben 135 per una femmina pregna (A.C. Bisogne e Sgabussi-anche L.Rocco, 2007). Per fare qualche comparazione, il premio in lire per la consegna dell’orecchio e della testa di un esemplare ammazzato, equivaleva, al tempo, alla paga di tre mesi di un bracciante (Sabatti, 1807). Naturalmente se la guerra al lupo era stata dichiarata ovunque, le ricompense si diversificavano per aree ed esigenze.
A Bagolino, terra invasa da questa specie, nel 1473 il compenso per l’ammazzamento di un esemplare particolarmente famelico era doppio rispetto alla località di Tignale (Zannini-Massetti, 1989). In Umbria e nelle Marche la caccia era fiorentissima e i lupari, se da una parte erano temuti ed evitati, dall’altra erano apprezzati e richiesti per l’importante ufficio sociale che svolgevano. Ciò dipendeva anche dall’effettivo pericolo che i lupo rappresentava.
Il conflitto tra uomo e lupo non era costante ma variava a secondo dell’allarme sociale generato da episodi più o meno eclatanti. Si sa, per fare un esempio, che la caccia s’intensificava dopo pestilenze o guerre per l’aumento notevole della popolazione della “bestia” (Bernard,1998-Cherubini, 1998). L’ultimo interessante capitolo della lunga storia tra lupi e uomini è legato ad una ricerca condotta da Rocco Leo, e pubblicata in Natura Bresciana (35, 2007, pagg. 141-148), che indaga i lupi e le Loere di Polaveno (Bs): fosse luparie di cui esistono ancora tracce archeologiche. Queste trappole stanno lì a ricordare quanto sia stata accanita la lotta tra questi due esseri che, un tempo, si contendevano il dominio del mondo…
Tale e tanta fu l’inimicizia tra gli uomini e il lupo che nacque una “stirpe” tra gli esseri umani: i Lupari. Chi erano? Per farsene un’idea basta scandagliare i documenti e la storiografia che intende svelare i molti segreti dell’età di mezzo: del Medioevo.