Lunedì, 09 Agosto 2010 00:21

Un codice per riconoscere le streghe

Scritto da  Gian mario Andrico - Giornale di Brescia

Bisognava conoscerle, era gioco forza, altrimenti la vita diventava greve. Le streghe intendo o, almeno, bisognava saper riconoscere gli effetti delle efferate pratiche che conducevano. In quei tempi non c'era verso: esisteva un codice, una casistica, e nemmeno il più goffo dei cristiani misconosceva la tecnica. Guai a lui! «La vedi quella là che di domenica, in chiesa, durante l'omelia ciondola la testa? Tienila per sospetta. E quell'altra che va per il paese ora con la testa fasciata, ora ha la gamba steccata o con la mano al collo? Tienila d'occhio e fatti raccontare se per quelle contrade qualcuno ha tagliato un arto ad un gatto nero, o ha azzoppato un tacchino maschio, o è riuscito a bastonare un gallo rosso volato minacciosamente sulla culla di un neonato... Potrebbe essere lei, trasformata da donna in animale, e da animale in donna. Guardati in giro bene, tieni gli occhi aperti e le orecchie tese e ascolta. Non senti? La vecchia seduta a quel tavolo continua a chiedere del sale. Sala e sala il cibo senza ritegno e continua a ripetere: Sopra di lui non c'è signore, senza sal non c'è sapore... È una strega? E quando ai filò senti lamentele per le vacche asciutte? Fattene una ragione: c'entrano sempre loro. Fanno una fascina che appendono al muro e la mungono. Poco tempo dopo le bestie in stalla non danno più latte mentre loro, le megere, il giorno dopo vanno a vendere il burro a destra e a manca. Ma non mangiarlo a uff: aprilo prima, per carità di Dio, non farne un sol boccone per la bontà: ci troverai dentro un grumo di capelli che porta sfortuna, malocchio e persino la morte a chi non lo sa trovare in tempo. Guarda anche quella: mescola la fonte con un bastoncino, mentre recita formule strane. E l'altra? La vedi? Salta sui mur per la foglia ai bachi che pare una legora. Osserva quelle ombre lontane, ascolta quei canti tristi, sbircia con sospetto i lumi accesi dopo l'Avemaria: è là che si sta improntando il sabba del giovedì, a mezzanotte in punto. Da donne simili convien guardarsi. Attento, non sdraiarti nel letto a pancia in su se no ti vengono in cavallina e ti soffocano. E se senti, la notte, rumori vai, precipitati in cucina e guarda nel focolare: le vedrai montare sulla cappa del camino a cavalcioni di una scopa. A gambe larghe le scoprirai in volo nel fosco, i capelli al vento, gli occhi spiritati, l'anima in subbuglio. Vanno a chiamare gli urogalli, a complottare con i morti, a confabulare coi demoni... Il giorno dopo conta le donne che nel paese hanno dormito tutto il giorno, e non avere dubbi, c'erano tutte, erano tutte là, insieme al Signore del male...»

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