È nota, da queste parti, l'esistenza della «Mappa dei Tesori nascosti», come si sa che questi, trascorsi cento anni dal loro seppellimento, diventano proprietà del diavolo.
La chioccia d'oro, la testa di cane piena di marenghi, la Madonna forgiata con un pezzo unico di metallo prezioso, la secchia là, dove nasce l'arcobaleno, piena di zecchini…Oggi più nessuno ci pensa ma una volta, a forza di sentirle ripetere, certe cose si finiva per crederle.
È altresì risaputo da tutti che il diavolo non vuole che gli uomini godano dei suoi tesori, a meno che non si venga a patti con lui. In cambio il maligno chiede sempre l'anima.
Da queste parti si dice anche che la tal mappa sia stata fatta bruciare dal re dell'inferno, proprio per non dare soddisfazione all'umanità, ma non tutti ci credono: qualcuno continua a cercarla.
Un uomo nativo di Bizzolano andava in giro per paesi e contrade con una carretta a cercar tesori: dicevano che lui quella preziosa pergamena l'aveva trovata, ma quando attraversava il ponte della Pescara si accorgeva che qualcuno si avvicinava alla carretta e gli rubava gli attrezzi del mestiere. Una volta gli mancava il piccone, un'altra la pala, altre non gli riusciva di trovare la centilena a carbone che usava nelle notti più tetre e senza luna.
Una sera fatta, stanco di tali sparizioni, fermò il mezzo all'inizio del ponte, si nascose in un cespuglio e si fermò a spiare quello che sarebbe successo. Di lì a poco, con sua grande sorpresa, scoprì che non era il demonio l'autore dei furti, ma tre donne che, dopo essere scese per un sentiero, s'avvicinavano al carro, vi salivano e prendevano ora questo ora quello per poi sparire furtive.
- Non c'è dubbio - disse il cercatore di tesori - sono streghe amiche sue. Le manda per rendere il mio lavoro più difficile di quello che già è.
Lo so che è invidioso del mio fiuto, e che più di una volta ha in tutti i modi cercato di ritardare la cerca, facendo scadere i cent'anni, facendomi girare in lungo e in largo per la campagna, facendomi perdere la tramontana. Visto, però, che col demonio non si può scherzare e tanto meno vendicarsi, il cercatore di tesori nascosti volle almeno punire quelle ladre.
Le aspettò al solito ponte ma, invece di vederne arrivare tre, ne giunse una sola. L'acchiappò, la legò per bene e poi la costrinse a rivelargli un posto dove c'era un tesoro sepolto là che non fossero ancor cento anni.
-Va bene - disse la donna che non era una strega ma lo spettro di una ladra in «carne ed ossa» - scava qui e troverai quello che cerchi. Ma se non vuoi fare una brutta fine bada di portare quello che trovi alle monache della chiesa del Rivo, altrimenti io non avrò mai pace, e tu avrai la mia maledizione.
Poi scomparve nel nulla. L'uomo scavò nel luogo indicato e vi trovò sei candelabri alti dieci piedi, tutti d'oro: un furto certamente, sicché non se la sentì di tenere quel ben di Dio per sé.
Le monache, fatte le dovute ricerche, scoprirono che quei preziosi arredi erano stati trafugati dall'altare maggiore della loro chiesa. Così il cercatore di tesori non s'arricchì nemmeno quella volta, ma fu contento lo stesso perché aveva sottratto al demonio ciò che da lì a poco sarebbe, per antica legge, diventato suo.
Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 29/08/10
Domenica, 05 Settembre 2010 19:54
Come trovare i tesori nascosti dal demonio
Scritto da Gian Mario Andrico - Giornale di Brescia
Pubblicato in
Storie e Leggende