
Era d'agosto. Sull'aia della biolcheria i contadini stendevano con traine e redaboi il granoturco per l'essicazione. L'afa era insopportabile e il lavoro duro sino allo sfinimento. Le donne si proteggevano dal sole con grandi copricapi di paglia, e gli uomini si asciugavano il sudore con i fazzoletti che tenevano annodati al collo.
L'aria vibrava tutta per la gran calura, mentre il cielo, di un colore cobalto scuro, era muto.
Il calendario segnava 5 agosto, santo Osvaldo. Era di giovedì, ore 15 pomeridiane.
Dal gran portone spalancato della cascina ecco entrare una vecchietta forestiera: piedi nudi, vestita a nero, col volto coperto da un velo lungo sino a terra, curva e lenta. Tutti, sull'aia, si fermano a guardare. La vecchierella s'avvicina ad una donna e l'avverte che da lì a poco sarebbe caduta dal firmamento una copiosa nevicata.
I braccianti, dopo aver alzato gli occhi al cielo, increduli e non poco indispettiti per quella che ritennero una burla, una presa in giro di cattivo gusto, incominciarono a ridere di gusto e meraviglia.
Anche i monelli presenti, divertiti per l'inaspettata novità, incominciarono a gridare e correre e schiamazzare intorno alla nonnina misteriosa e burlona.
Un giovine, scontento per la sua sorte e poco incline agli scherzi, presa una scopa l'alzò minacciosa contro la vecchia.
Poco dopo tutta l'aia imprecava e urlava la sua rabbia. La signora lenta, tradendo un'energia inattesa, uscì dalla cascina ormai in arme e, trotterellando, decisa come chi ben conosce la strada, si infilò in chiesa, passando per la porta riservata agli uomini.
Questi (che non avevano mai visto una cosa del genere...), incuriositi ancora di più per cotanta audacia, la inseguirono seguiti da tutta quella marmaglia di ragazzi, cani, gatti e donne all'aia.
Poi, una volta in chiesa che dal luogo del fatto era divisa solo da una stretta strada, quella ciurma un po' divertita e un po' arrabbiata, vide ciò che non avrebbero mai immaginato: la donna, arrivata ai piedi dall'altare dedicato alla Madonna, sparì.
Passarono pochi attimi, e mentre ancora quei contadini coll'espressione stranita stavano per uscire dal luogo sacro, il paese si colorò completamente di bianco.
Subito si gridò al miracolo. Da quel giorno, nella parrocchiale della Motella, si venera un dipinto santo: l'immagine della «Madonna della Neve».
Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 22/08/10