Nei tempi pagani pare si chiamasse Castrezzoli; poi Castrezago, indi, nel Liber Potheris e precisamente in data 22 maggio 1220, viene detto Castrezàcho. Altri ipotizzano che il toponimo derivi da nome personale di origine romana: Castricius. A questa storia il nome del paese fa venire in mente il castrum romano che sorgeva sopra un dosso. Il rilievo geografico ancora oggi s'intravede a sud dell'attuale chiesa parrocchiale. A stare bene attenti è persino possibile scorgere il tracciato delle successive mura medioevali che segnano, pari pari, il classicheggiante perimetro circondato da fossato difensivo che scorreva dove c'è Piazza Santa Maria degli Angeli, Piazza Vittorio Veneto, e un buon tratto di via Roma, per poi piegare a nord, sino a raggiungere via Torri.
Queste erano tre: il rivelino che ospitava il ponte levatoio, una detta di S. Antonio o Torre Campolungo, e la più alta, nota col nome di Castelbruciato a ricordare assedi, incendi e ogni violenza. Mura quindi, e merli, e ponti turriti, e fosse scure e limacciose ad inghiottire, in una sola ondata, storie inenarrabili e tetri personaggi.E sotterranei!
In fondo a questi cunicoli esistenti nel castello di Castrezzato non si può arrivare: sono, dicono qui, troppo foschi e non si respira. Quei temerari che hanno voluto provare, sono tornati sui loro passi, perché le torce non stavano accese, per via dell'ossigeno che mancava. Ad un certo punto il vòlto è caduto e poi, se tendi l'orecchio, si sentono ancora i gemiti di quelle anime intrappolate.
Nella Bassa dove c'è un castello, statene certi, esiste memoria di questi cunicoli che, sempre, collegano l'inverosimile: il castello con un monastero arrivando, persino, nei pressi del fiume. Davano scampo ai castellani nei momenti di pericolo. In alcuni paesi, dove la fantasia popolare era più fervida, si racconta collegassero persino la terra con la porta dell'inferno. Cosa c'è dentro? Ogni meraviglia e i più terribili incubi: la statua della Madonna tutta d'oro; una stanza con un immenso tesoro; catene arrugginite a legare ossa umane; bisce mortifere che soffocano chiunque si azzardi a entrare.
A Castrezzato, si racconta, una volta c'è entrato, suo malgrado, un dottore a prestare le ultime cure ad un losco figuro. Non uscì più. Fu sgozzato perché non rivelasse l'arcano.
Guai se da queste parti i cunicoli non esistessero, bisognerebbe allora inventarli perché se no, i nostri paesi, non sarebbero più gli stessi.
Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 05/09/10
Lunedì, 13 Settembre 2010 01:15
Ricordi dal borgo di Castrezzato
Scritto da Gian Mario Andrico
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Storie e Leggende