Era l'anno 568 d.C. allorquando una schiatta di genti, provenienti dalla Pannonia (l'attuale Ungheria), dopo indicibili sacrifici e fatiche, entrò in Italia per conquistarla passando per la pianura Padana.
L'inverno tra il 568 e il 569 era stato particolarmente freddo. La neve era caduta copiosa e le efficienti strade consolai romane del nord si erano trasformate in pantani impercorribili. I pesanti carri di questi barbari alla conquista sprofondavano nel fango che regnava sovrano, e lungo le strade d'ingresso alla grande pianura difficile era procurarsi il cibo per sostentare tanta moltitudine in cammino.
Il re di questa turbe aveva un bel daffare a convincere la sua gente a continuare l'avanzata: il morale era basso, la fame tanta, e l'ostinata resistenza della ferrea gente di montagna accanita.
Si chiamava Alboino il risoluto monarca che guidava quella gente detta Longobarda, su terra straniera e nemica.
Finalmente, dopo tanti stenti e tormenti, quel poderoso esercito e la sua gente arrivò in una fertile pianura, piatta, verde e tiepida. La primavera era arrivata e la natura si stava risvegliando dopo il lungo sonno invernale.
Cammina cammina, un mattino luminoso e pieno di sole, re Alboino arrivò in una radura fresca e rigogliosa. Il monarca ordinò una sosta, la sua gente si sistemò e accampò, e i carpentieri costruirono delle stamberghe per ricoverare uomini e armenti.
La valle parve ad Alboino e ai suoi generali tanto bella e accogliente che volle allungare la sosta. Sorse così un nucleo abitato che quella gente volle chiamare Pralboino, cioè i prati di re Alboino, ad imperituro ricordo e in onore del loro condottiero. Così, narra la leggenda, ebbe origine la borgata di Pralboino, oggi grosso e popoloso paese bresciano che «vive» nella pianura Padana.
Questo racconto ha la pretesa di spiegare l'origine di questo toponimo antico, un'ipotesi che è tutt'altro che improbabile.
GMA - Giornale di Brescia 03/10/10