Correva l'anno 1859. L'Italia era percorsa da fremiti di libertà e dopo l'otto giugno che aveva visto il futuro sovrano della Penisola e Napoleone III entrare vittoriosi in Milano, Giuseppe Garibaldi, a capo di poche migliaia di volontari, con una serie di brillanti azioni militari, si era portato presso Brescia. Davanti al Generale, l'esercito austriaco in disordinata ritirata toccava ora questa ora quella località o paese.
I testimoni oculari di quelle memorabili giornate hanno da tempo lasciato questa «valle di lacrime…», ma non è impossibile sentire ancora qualche voce che, per sentito dire, tenta un racconto di quei fatti poi diventati vera leggenda.
Ecco la storia.
L'esercito austriaco aveva lasciato nottetempo il centro di Soncino e i comandanti, avvisati da una staffetta proveniente da Crema della travolgente avanzata dei Piemontesi, avevano ripiegato sul fiume Oglio, tagliando attraverso i campi.
Alle prime luci dell'alba di quel giorno glorioso, gli abitanti di Gabiano (ora Borgo San Giacomo) videro in lontananza una fiumara di divise bianche: il tranquillo paesello di campagna stava per essere occupato da migliaia di uomini in arme.
Gli austriaci si accamparono su di una lieve altura, situata nel bel mezzo del borgo, all'ombra di una chiesa dedicata alla Madonna. Vicino un tiro di schioppo dall'indesiderato accampamento, c'era (e c'è) la possente torre campanaria che dall'alto dei suoi 50 metri, domina il paesaggio sottostante.
Passarono alcuni giorni senza che quell'esercito accennasse a levar le tende, con gran danno per i contadini del luogo che, già poveri in canna, vedevano le loro stalle e i pollai svuotarsi a vista d'occhio. La situazione era diventata insostenibile ma per i vivi non c'era nulla da fare… Allora ci pensarono i morti!
Questi, infastiditi dal frastuono e dalla confusione che quella turba di genti procurava, senza farsi vedere da nessuno, si portarono sui campanili del paese.
Ad un certo punto, si racconta, una pioggia di fuoco, acqua e ogni ben di Dio piombò giù dalle celle campanarie nel bel mezzo del mucchio umano.
Si dice anche qui che i gabianesi videro una schiera innumerevole di angeli scoccare frecce con archi d'oro: una grandine di dardi micidiali cadeva sui malcapitati soldati che immediatamente abbandonarono il paese.
Ritornò allora la quiete, per i morti e per i vivi.
Giornale di Brescia 26/09/10