Il progetto di recupero del castello di Padernello si prefigge non solo la riconsegna al patrimonio artistico ed architettonico della Lombardia e dell’Italia di una delle più complete ed interessanti testimonianze dell’architettura militare tra Quattrocento e Cinquecento, ma anche la creazione di un centro di propulsione culturale ed economica che ottimizzi le risorse del territorio circostante.
I due termini che possono sintetizzare l’idea sono quelli del recupero delle strutture e della produzione di risorse culturali.
Le murature già sono state parzialmente sottratte al degrado con la ricostruzione dell’ala del fabbricato crollata nell’inverno del 2002; le opere sono state sostenute da un coraggioso e consistente intervento della Fondazione (lavori per più di un milione di Euro, effettuati con solo 450.000 Euro grazie al supporto dei soci privati), ma molto resta da fare poiché l’edificio, dopo decenni di incuria ed abbandono, versa in pessime condizioni.
Le operazioni di restauro sono particolarmente complesse, poiché riguardano murature, affreschi e soffitti lignei policromi dei secoli XV-XVI, eleganti marmi e stucchi settecenteschi, serramenti e porte con affascinanti vetri soffiati legati a piombo.
L’intervento, oltreché costoso, deve essere particolarmente sensibile e non deve danneggiare la patina del tempo che si è depositata negli ambienti e sopra i muri. Le strutture, una volta recuperate, devono però ritornare a vivere ed è in quest’ottica che dalla fase di restauro si è progressivamente e parallelamente passati già da subito alla fase dell’utilizzo e della produzione di risorse.
Tenendo presente questa prospettiva si è quindi organizzata la parte del progetto che riguarda la fruizione e l’utilizzo del monumento.
Confrontando le caratteristiche tipologiche, storiche ed artistiche di ciascun ambiente e le peculiarità storiche, artistiche, culturali ed economiche del territorio della Bassa bresciana e del corso dell’Oglio, si sono individuate alcune finalità e si è indicata la loro collocazione nei numerosi ambienti del fabbricato.
Si è giunti così alla suddivisione del castello in alcune aree che spaziano dalle indispensabili necessità logistiche (segreteria, caffetteria, pasticceria, servizi igienici), alle attività culturali (sale conferenze, archivio e biblioteca specializzati su Bassa, Martinengo, architettura militare, ornitologia), alle attività teatrali (sala, palcoscenico, camerini, servizi igienici), alla promozione dei prodotti locali (vino, formaggi, erbe, spezie, farinacei, miele, saponi del territorio bresciano), allo studio ed alla riproposizione della cucina rinascimentale (cucina storica e cucina tecnologica), alla ricostruzione di ambienti antichi con mobili d’epoca (il Castello all’epoca dei Martinengo-costumi e ritratti dei Martinengo), alla valorizzazione del territorio (museo del territorio e centro formazione guide turistiche), al collegamento con altre realtà castellane (sezione architettura militare e sezione letteratura del mistero), alla realizzazione di mostre temporanee.
Infine, una specifica zona del castello – la ex “passerera” - sarà dedicata allo studio dell’ornitologia locale e le stanze superiori del mastio potrebbero accogliere una storia della caccia col falcone (la letteratura cinquecentesca si sofferma su quest’arte venatoria praticata dalla famiglia Martinengo) e una sezione sulla stazione di posta (attraverso colombi viaggiatori) che in questo maniero fu attivata durante la 1° guerra mondiale per portare e scambiare messaggi provenienti dal fronte. Tutte queste attività, una volta recuperate le strutture con il contributo degli enti e dei privati, dovranno autofinanziarsi e garantirsi una continuità nel tempo.
Fondazione Castello di Padernello - Padernello 18 maggio 2006