L’idea, gravosa, del recupero di Padernello e del suo maniero, non deve essere condotta (perché troppo importante e “gravosa” appunto) “a caso”, basandosi sull’improvvisazione e sull’idea, superata, che l’importante sia fare qualcosa, non conta il perché e come…
La “Fondazione - Nymphe - Castello di Padernello” e i suoi uomini si sono imposti una condotta filosofica chiara, portata avanti con metodologie precise, consci del fatto che chi non opera per la “Storia” e con la Storia, non può che agire a tentoni, senza cognizione di causa! Ciò che Padernello diventerà e tutto ciò che nell’antico paese si andrà a proporre dovrà uscire dalla tradizione, dalle realtà economiche sul territorio comprovate, dai documenti…
Tra le prime opere messe in atto (gennaio 2006) ecco la ricostruzione dello steccato esterno, rigorosamente ligneo, che circonda il fossato: una serie di pali verticali conficcati profondamente nel terreno a reggerne altri orizzontali e, soprattutto, alcuni obliqui, a creare difesa arcigna ed efficace contro pericoli, concreti, veri. Quasi un Oppidum (costruzione difensiva di arcaica memoria) ma con minor apparato e impegno architettonico. Una linea difensiva “insolita” per Padernello, e anche per la “corta” memoria degli uomini, un progetto di non immediata comprensione, proprio perché l’immagine evocata è troppo antica. Ma la “Storia” si ricostruisce sui documenti: eccone alcuni che sono anche la ragione dell’operato, certamente coerente nei confronti della “Storia” stessa, e che non asseconda chi vuole ricordare solo l’ultima stagione…
9 ottobre 1380. Regina della Scala con il consenso antescritto dona a Gioannolo deCasate q. Alquinto della città di Milano a riguardo delli di lui meriti tutte le case, edifici, terre, prati, vigne, campi, selve, boschi e pascoli, acque, acquedotti, e molini che sono nel territorio di…Padernello…si come pure tutti li dazi del vino, carne, e pan bianco di detti lochi. Tutti li mobili, i semenze… data alli massari, con tutte le esenzioni dominicali, e coloniche.
Atti di Giacomo Zavarini. Tratta dal repertorio de privilegi formato l’anno 1666, esistente nella Cancelleria Prefettizia di Brescia, fog. 25 – filza 12. A. S. B. – A.F.M.C.P. busta 007.
23 settembre 1391. Giovandolo diCasate di Milano vende a Prevosto Martinengo che fa a nome di Antonio e di Gherardo il tener di…Padernello, nel distretto di Brescia, quali il detto Gioannolo avaria avuto in dono, come sopra, con tutte le esenzioni antescritte. edifici, acque, e ragioni, e ciò per il prezzo di fiorini 9600 d’oro da pagarsi nelli infrascritti termini, cioè fiorini 3000 al natale venturo, fiorini 3400 al natale del 1393; e altri 3200 al natale 1394.
Atti di Francesco Besozzi nodaro in Milano. Tratto dal repertorio de privilegi di Brescia, fog. 263 – filza 12. A. S. B. – A.F.M.P.C.P. busta 007.
Quindi, sin dal Trecento (ma anche molto prima) dove oggi sorge l’attuale Castello che è “…residenza nobile ed elegante”, c’era un fortilizio o Barek, protetto verosimilmente da un fossato, da torri e da apparati difensivi consoni alle tecniche militari del tempo e allo scopo. Padernello era un sito fertile, ambito perché generoso di frutti, abitato da terrazzani operosi e ben organizzati…zona idonea a salvaguardare gli uomini ma non solo, anche il prodotto delle loro fatiche doveva essere adeguatamente difeso: semenze, vini, terra, pane, carne, legna…immagazzinati in struttura agguerrita e sicura.
Il fatto che la staccionata sia rivolta verso il castello e non verso il suo esterno come dovrebbe essere, è “errore” voluto da due motivazioni. La prima perché lo pretendono le regole vigenti per la sicurezza e incolumità dei visitatori di oggi e di domani, e non da chi ha progettato il manufatto con l’intenzione di riproporre una pagina di storia lontana, coerente con quel tempo andato, rude ma non privo di forti suggestioni. La seconda motivazione va ricercata nel significato filosofico dell’operato della Fondazione.
Quei pali rivolti verso l’interno sono un monito.
Questa singolare anomalia sta anche, se non soprattutto, a significare l’idea filosofica che ha ispirato tutta l’opera della Fondazione. Il Castello elegante e sicuro edificato sul finire del 400’ a protezione dei nemici armati di un tempo, si trova ora fortunatamente a perdere la sua funzione protettiva dalle aggressioni, ma al tempo stesso si erge come baluardo che cerca di respingere l’ultimo assalto, quello più difficile, non più inflitto da orde armate ma da un pericolo molto più infido e perverso: “il progresso distorto”. L’idea di una certa modernità che pretende logiche di vita stravolte le quali non devono e non possono sposarsi con quelle ricercate da autorevoli uomini di pensiero, che hanno ideato il Castello più di cinquecento anni fa, su un tipo di società ovviamente diversa dalla attuale.
Il tempo che scorre inesorabile per tutto e tutti e la negligenza umana sono gli alleati dell’idea perfida, asfissiante ed oppressiva di una “modernità” simboleggiata da quei pali rivolti verso il Castello di Padernello.
Modernità che elargisce migliaia di idee e consigli su come far fruttare gli investimenti economici fatti.
Modernità che non fa distinzione tra un Castello quattrocentesco, case, cascine, ville, supermercati, automobili o merce in genere, non considerati come fine, ma come mezzo per arrivare al ritorno economico. E’ ovvio che per sostenersi ogni struttura ha bisogno di denaro, ma il fine deve essere la salvaguardia e rivalutazione del maniero attraverso i mezzi di una raccolta economica oculata anche con attività commerciali ma comunque rispettose del fine.
I pali rivolti verso l’interno di quella staccionata sono un monito, “una protezione-offensiva” simboleggiante un tipo mentalità contaminante che il Castello di Padernello rifiuta e rigetta.