RELAZIONE STORICO – ARTISTICA
Il nucleo più antico del Castello di Padernello dovrebbe corrispondere alle fondazioni del mastio: la torre risulta infatti impostata in modo leggermente diverso rispetto al quadrilatero delle cortine. L’originaria casa-torre risale forse al XII secolo e venne successivamente dotata di una palizzata. Nei primi decenni del Quattrocento i fratelli Antonio e Leonardo Martinengo realizzarono un recinto in muratura di mattoni con quattro torri angolari, il mastio in corrispondenza del primitivo organismo della fortificazione ed una zona residenziale sul lato settentrionale. Le cortine murarie erano molto più basse delle attuali e provviste di merli rettangolari, come è dato scorgere ancora oggi nelle murature della parete occidentale esterna del Castello.
Intorno al 1470-1480 Bernardino q. Antonio Martinengo modificò le cortine ad Est, Nord ed Ovest ed il coronamento del mastio, inserendo i beccatelli triangolari, lunghi e stretti, che ricordano le fortificazioni del centro Italia e dell’Emilia (Castelli di Gradara, Montechiarugolo, Torrechiara). A questo intervento edilizio deve risalire anche il porticato con i capitelli a foglie grasse e stemmi Martinengo, modificato nel Settecento per inserire lo scalone d’onore. In questo periodo ebbero origine anche il salone al primo piano del ramo orientale del Castello, dotato di un soffitto a cassettoni azzurri, ed il sottostante ambiente con motivi decorativi a strisce sulle pareti.
Le cortine esterne, in mattoni stilati, vennero rivestite da una scialbatura a calce a due colori (rosso e giallo), a scacchi o a strisce, allusivi allo stemma della famiglia. Anche la cornice a dente di sega del coronamento delle coperture presentava alternativamente un elemento rosso ed uno giallo. A Leonardo q. Pietro q. Leonardo q. Leonardo (capostipite del ramo dei Martinengo delle Palle) si deve invece attribuire la sistemazione dell’ala ovest con il porticato con stemmi e con le stanze interne voltate a crociera e ad ombrello (1530 circa). All’esterno di questo corpo di fabbrica i beccatelli sono sinuosi e curvilinei. Gerolamo q. Antonio q. Bernardino, proprietario dell’altra metà del Castello, costruì invece le scuderie all’aperto (1545 circa) e forse il nuovo coronamento del rivellino, dotato di mensole policrome. Nello stesso torno di tempo le due torrette angolari superstiti furono sopraelevate. Sulla metà del Settecento quasi tutte le finestre esterne vennero modificate con l’inserimento di balconcini in pietra, vennero inseriti lo scalone e la cappella gentilizia e venne costruito il salone da ballo a! primo piano del ramo nord. Nell’Ottocento, ad opera dei Salvadego che subentrarono ai Martinengo, le sale con i soffitti lignei quattrocenteschi e cinquecenteschi furono controsoffittate. E’ probabilmente nel quadro di questo complessivo intervento di ristrutturazione e di riarredo del Castello che giunse a Padernello il celebre ciclo di dipinti di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, acquistati dal conte Bernardo Salvadego ad un’asta nel 1882.
RELAZIONE TECNICO-SCIENTIFICA, MODALITA’ Dl INTERVENTO
Stato di conservazioneCome accade per tutte le strutture fortificate, il cortile è il cuore del Castello di Padernello. Lo spazio quasi quadrato (mt. 27,47x24,49) raccoglie intorno a sé i diversi blocchi di fabbrica che corrispondono ai vari momenti della vita castellana.
La parte residenziale si sviluppa sui lati Nord, Est ed Ovest, mentre a sud si trovano le scuderie all’aperto ed il piccolo giardino all’italiana. I prospetti portano impresse le caratteristiche architettoniche delle epoche in cui sono stati realizzati: a sud le snelle colonne con capitelli corinzi ricamati e traforati, sottoposti ad un corposo fregio dorico, affiancano su ambo i lati un portale monumentale, compatto di sapore manieristico (1545-1550) che ricorda le porte delle mura di Sabbioneta (una contessa Gonzaga fu condotta in sposa da Gerolamo q. Antonio Martinengo di Padernello nel 1543) e diluiscono l’impatto plastico dei pieni con un gioco chiaroscurale e luministico di gusto veneto. Ad ovest, al pianterreno, l’alto porticato di ascendenze lombarde, chiuso con vetrate nel 1880 su progetto di Antonio Tagliaferri, dotato di severe colonne a capitelli compositi con stemmi Martinengo, Colleoni ed imprese araldiche, risale al 1530 circa e riporta nelle testate le iniziali L. M., allusive al conte Leonardo q. Pietro Martinengo delle Palle, mentre al piano superiore, mai completato ed ancor oggi ridotto a sottotetto con travi a vista, le finestre sono state parzialmente murate in epoca abbastanza recente per adibire gli ambienti a granaio e per impedire che gli straventi inumidissero le volte del portico. A nord la cortina muraria compatta che corrisponde allo scalone settecentesco ha sostituito il più antico porticato del tardo Quattrocento (1470-1480) del quale restano sotto l’intonaco tre colonne con capitello a foglie grasse e stemma Martinengo e base pure a foglie grasse. Ad ovest, infine, spicca la solida muratura che corrisponde a due vastissime sale quattrocentesche, la prima al pianterreno, con tracce di decorazioni del XV secolo a fasce bianche e rosse che simulano i cortinaggi di una tenda da campo, poi ricoperta da una volta a padiglione verso la metà del Cinquecento, e la seconda al piano superiore con travi a treccia, mensoloni gotici e cassettoni floreali a fondo azzurro, controsoffittata nell’Ottocento e tramezzata con pareti alleggerite a graticci lignei e mattoni posati in piatto.
Il cortile è il cuore anche dell’attuale vita del Castello perché la Fondazione Castello di Padernello che ne è comodataria, organizza in esso, nei mesi estivi, una seguitissima stagione teatrale all’aperto. L’originario fondo del piazzale, che era costituito, secondo la moda del Cinquecento, da mattoni posti a coltello a spina di pesce, poiché si presentava in cattivo stato e si trovava ad una quota di circa 20 cm. al di sotto del pavimento dell’androne d’ingresso, venne ricoperto nell’Ottocento da terreno vegetale e trasformato parzialmente in orto (negli ultimi anni anche in pollaio). Gli intonaci delle facciate sono sbrecciati e consunti e l’indagine stratigrafica, che può essere condotta agevolmente con il semplice esame delle superfici, segnala le murature quattrocentesche originarie, stilate e colorate con una velatura di calce colorata (riquadri o fasce gialle e rosse) che si limitano a pochissime zone sulla facciata est (foto nn. 36-38-47-48) emerse dalla finitura settecentesca presente su tutte le pareti del cortile, realizzata con intonaco tirato al ferro e successivamente scialbato. Sulla facciata nord questa finitura si presenta abbastanza conservata con poche zone spellate e ridotte all’arriccio grigiastro, mentre scarse sono le campiture ridotte al vivo della muratura. Sulla facciata ovest si vedono parecchie lacune che mettono a nudo i mattoni - che in origine erano però intonacati e non stilati, perché la muratura non è quattrocentesca. Il resto è ridotto quasi solo all’arriccio dell’intonaco settecentesco. In questo prospetto creano un certo disordine i tamponamenti parziali delle originarie aperture al primo piano. Un discorso a parte deve essere fatto per la cornice a stucco del Settecento, con trofei e stemma Martinengo che fa da prospettiva dietro il pozzo del cortile. I fini stucchi a malta di calce sono stati aggrappati sulla muratura in mattoni, ma sono poco adesi ed in parte sono andati persi. Le superfici degli stucchi erano policrome e tracce dei colori si intravedono sotto i bordi delle parti aggettanti (foto nn. 17-18-19-20-21-22-28-29).
All’interno della cornice si trova una vasca, pure in stucco di calce, decorata sul dorso esterno da un mascherone di sileno e con al di sopra un pesce guizzante che spruzza acqua dalla bocca (i getti sono suggeriti da tracce di colore a calce). E’ questa la parte più delicata di tutto l’apparato decorativo del cortile ed è anche quella più degradata dagli agenti atmosferici. Il recupero è quindi urgente ed indispensabile. Un problema alla presentazione finale dell’intervento di restauro è costituito dalle tre colonne quattrocentesche che si intravedono dalle sbrecciature dell’intonaco settecentesco accanto al fondale architettonico prima ricordato. L’altissima qualità dell’intaglio degli stemmi 6 Martinengo non autorizza una semplice ricopertura di esse per ricomporre l’unità della parete settecentesca.
Proposta d’intervento:I criteri generali che possono guidare l’intervento di restauro sono i seguenti.
- Pareti delle facciate sul cortile.
Si ipotizza la conservazione dello stato di degrado attualmente esistente, fissando intonaci e cromie esistenti e ricoprendo solo le parti in mattoni a vista con un arriccio di calce di una tonalità abbastanza simile - ma non uguale, per segnalare l’intervento - a quella esistente (una sorta di ‘neutro’). Questa scelta è determinata dal fatto che una soluzione di questo tipo, oltre a soddisfare le istanze storiche, permette di bilanciare l’effetto finale del cortile con la fisionomia delle pareti esterne del Castello che, anche dopo un futuro restauro, dovranno presentarsi molto “vissute” in sintonia con l’immagine del complesso edilizio che ci è tramandata da tutta la documentazione fotografica esistente e dai minuziosi acquerelli della fine dell’Ottocento di proprietà dei Conti Salvadego.
In quest’ottica passerà in sordina nella vasta campitura della parete nord del cortile - che resterà un po’ “a macchie”, non avendo un intonaco uniforme - lo scoprimento parziale delle tre colonne quattrocentesche che saranno percepite solo in un secondo momento dall’osservatore e che resteranno in sottotono rispetto alla mossa e ricca prospettiva settecentesca con stemmi, trofei e fontana che dovrà essere recuperata quasi integralmente. La realizzazione del solo arriccio un po’ rugoso e grigiastro nella facciata nord permetterà di recuperare l’effetto di contrasto tra lesene, cornice del fornice centrale e fondali che sembra di vedere nelle vecchie fotografie (Lechi 1973, p. 337) e che forse era voluto già in origine. Per la facciata ovest si propone l’apertura delle finestre parzialmente accecate e la posa in opera di serramenti in legno a disegno simile a quello delle altre aperture (porte-finestre) del primo piano,come evidenziato dalla allegata tavola di progetto. Queste aperture saranno dotate di una ringhiera a semplice disegno cinquecentesco, come si vede nella predetta tavola.
- Prospettiva con vasca e stemma - fondale parete nord
Fissaggio degli strati di intonaco in via di distacco mediante esecuzione di salvabordi con malta di calce, asportazione di eventuali effiorescenze saline con impacchi di supportante idoneo e disinfettante (benzalconiocloruro) sciacquando accuratamente la superficie alla fine del trattamento, fissaggio della pellicola pittorica e riadesione del colore con l’intonaco sottostante mediante micro iniezioni di consolidante idoneo, consolidamento di fessure mediante infiltrazioni di legante idraulico a basso contenuto di sali, previa sigillatura di parte delle lesioni con malta per evitare la fuoriuscita del consolidante, fissaggio di scaglie d’intonaco sollevate mediante iniezioni puntuali, ristabilimento dell’adesione di strati di intonaco fra di loro ed al supporto murario mediante infiltrazione di sostanze riempitive per colmare i distacchi esistenti tra i diversi livelli del rivestimento murario al fine di conferire agli strati d’intonaco continuità strutturale e valori di adesione sufficienti a garantirne la stabilità meccanica. Nella eventualità che ai vuoti visibili corrispondano linee di discontinuità e fessurazioni nella muratura, queste dovranno essere colmate mediante iniezioni di malte appositamente predisposte, sempre considerando la necessità di non apportare eccessiva umidità all’interno delle murature, di non costituire sistemi troppo differenziati con l’impiego di materiali di restauro competitivi con quelli antichi, valutando di volta in volta l’entità degli interventi opportuni.
Prima di effettuare le operazioni si dovrà, per quanto possibile, rimuovere il materiale incoerente eventualmente presente nei vuoti più ampi del paramento murario. Riadesione al supporto di parti sollevate dell’intonachino con malta idraulica premiscelata (Ledan TB1): l’operazione dovrà essere eseguita in più riprese, iniettando prima il prodotto miscelato con 7 acqua “tal quale” per ridare la giusta coesione alle malte e procedendo quindi ad una seconda applicazione, con la stessa metodologia, caricando la miscela con pozzolana superventilata ed intervallando le due operazioni del tempo necessario al fenomeno di presa della malta, al fine di non produrre un eccessivo appesantimento delle parti.
Allo scopo di realizzare stuccature e presentazione estetica, saranno utilizzate malte di composizione, granulometria e colore simili il più possibile a quelle del conglomerato esistente. Reintegrazione di lacune dell’intonachino superficiale che conservino ancora tracce della decorazione originale mediante applicazione, sugli strati di preparazione (rinzaffo ed arriccio), di nuovo strato d’intonaco di composizione, tessitura e colore simili a quello originale (malta a base di idrossido di calcio e calce e sabbia in proporzione una parte di legante e due di inerte). Stuccatura di fessure, fratture e sigillatura di microfratture dello strato finale d’intonachino, effettuata per ripristinare la continuità delle superfici, mediante applicazione di malte prive di sostanze dannose (per es. Sali solubili), applicate in modo da non provocare alterazioni cromatiche nel materiale circostante. L’impasto dovrà essere compatibile con i materiali originali e possedere una resistenza meccanica lievemente inferiore a quella dei manufatti su cui viene applicato e con caratteristiche fisiche analoghe.
Le stuccature dovranno essere eseguite “a livello” su superfici possibilmente pulite ed esenti da depositi incoerenti o patine biologiche. Stuccatura delle numerose lesioni e mancanze di superficie con “malta aerea” a base di idrossido di calcio stagionato (CEPRO) e polvere di marmo bianca. (grammatura 000, in proporzioni legante 2). Integrazione cromatica eseguita secondo differenti tecniche concordate in corso d’opera con la Soprintendenza, ma comunque utilizzando colori ad acquerello “Windsor & Newton”.
Documentazione
fotografica preliminare, finale e durante le fasi del restauro.
- Cortile
Si prevede di rimuovere manualmente il terriccio attualmente esistente all’interno del cortile e di raggiungere l’antica pavimentazione in mattoni. Quest’ultima, una volta scoperta, sarà restaurata, ma se si presenterà in pessime condizioni di conservazione verrà ricoperta da uno strato di sabbia che farà da fondo ad una nuova pavimentazione realizzata secondo il disegno dell’allegata tavola 1, con mattoni di recupero posati a coltello e a spina pesce, fissati senza cemento ma solo con la sabbia, come si usava anticamente. Questa pavimentazione costituirà anche un ottimo fondo drenante e non danneggerà l’antica superficie del cortile. A contorno della campitura centrale in mattoni si realizzeranno delle corsie in Pietra di Sarnico o Pietra Serena.
Per le campiture intonacate delle pareti, le operazioni di restauro proposte sono nel dettaglio le seguenti:
- fissaggio degli strati di intonaco in via di distacco mediante esecuzione di salvabordi con malta di calce;
- fissaggio della pellicola pittorica (tinta piatta bruno-rossastra ottocentesca) e riadesione del colore con l’intonaco sottostante mediante micro iniezioni di consolidante idoneo; - ove necessario asportazione meccanica di precisione degli strati di intonaco cementizio non coevi e pulitura della superficie muraria;
- consolidamento di fessure mediante infiltrazioni di legante idraulico a basso contenuto di sali, previa sigillatura di parte delle lesioni con malta di calce per evitare la fuoriuscita del consolidante;
- ristabilimento dell’adesione di strati d’intonaco fra di loro e sul supporto murario mediante infiltrazione di sostanze riempitive per colmare i distacchi esistenti tra i diversi livelli di rivestimento murario al fine di conferire agli strati d’intonaco continuità strutturale e valori di adesione sufficienti a garantirne la stabilità meccanica;
- nella eventualità che ai vuoti visibili corrispondano linee di discontinuità e fessurazioni nella muratura, queste dovranno essere colmate mediante iniezioni di malte appositamente predisposte, 8 sempre considerando la necessità di non apportare eccessiva umidità all’interno delle murature, di non costituire sistemi troppo differenziati con l’impiego di materiali di restauro competitivi con quelli antichi, valutando di volta in volta l’entità degli interventi opportuni; prima di effettuare le operazioni si dovrà, per quanto possibile, rimuovere il materiale incoerente eventualmente presente nei vuoti più ampi del paramento murario;
- al fine di realizzare stuccature e presentazione estetica, saranno utilizzate malte di composizione, granulometria e colore simili il più possibile a quelle esistenti; - reintegrazione delle lacune nel rinzaffo e nell’arriccio mediante applicazione di nuovo strato di malta di composizione, tessitura e colore simili a quella originale (malta a base di idrossido di calcio e calce e sabbia in proporzione una parte di legante e due di inerte;
- stuccatura di fessure, fratture e sigillatura di microfratture dello strato finale di marmorino – ove esistente - effettuata per ripristinare la continuità delle superfici, mediante applicazione di malte prive di sostanze dannose (per es. sali solubili), applicate in modo da non provocare alterazioni cromatiche nel materiale circostante. L’impasto dovrà essere compatibile con i materiali originali e possedere una resistenza meccanica lievemente inferiore a quella dei manufatti su cui viene applicato e con caratteristiche fisiche analoghe.
Le stuccature dovranno essere eseguite “a livello” su superfici possibilmente pulite ed esenti da depositi incoerenti o patine biologiche;
- documentazione fotografica preliminare, finale e durante le fasi del restauro. Non si esegue alcun intervento sugli apparati lapidei e sui telai in ferro della veranda.