L’intervento dell’artista nel Castello di Padernello si deve datare intorno al 1750, in prossimità delle opere di costruzione della nuova parrocchiale del paese, pure disegnata dal Marchetti. Le tre ampie rampe di gradini in pietra, raccordate su quattro pianerottoli, sono protette da una solenne e corposa balaustra marmorea che si accorda ai portali di sapore ancora barocco, decorati nella cimasa da conchiglie rovesciate. L’intervento edilizio del XVIII secolo ha sacrificato al pianterreno un porticato quattrocentesco ancora ricordato dalle colonne marmoree con stemmi che occhieggiano tra le murature del cortile, ed al piano superiore alcune stanze di rappresentanza, anch’esso del XV secolo. Il nuovo ambiente ha però consentito di collegare in modo grandioso e scenografico, adeguato al gusto del tempo ed ai canoni della vita in villa, due saloni al primo piano: ad occidente quello che doveva essere la sala da ballo - la cosiddetta “Sala d’oro” - dotata di un soffitto a volta alleggerita, fissato sotto le travi a treccia del Quattrocento e ad oriente la “Sala azzurra”, coperta dall’originale soffitto a cassettoni quattrocenteschi con motivi vegetali su fondo azzurro, sorretti da travi a treccia e mensole polilobate.
In questo secondo salone si trovava forse la leggendaria armeria dei Martinengo di Padernello, passata nel 1833 nella collezione di Carlo Alberto di Savoia ed ora in gran parte ospitata nella Galleria Beaumont dell’Armeria Reale di Torino.
Le pareti dello scalone, rimaste alla morte del progettista senza alcuna decorazione pittorica e rivestite solo da un fine marmorino settecentesco di color bianco, vennero arricchite all’epoca del Conte Bernardo Salvadego (1880-1890) da una zoccolatura in finto marmo, eseguita con pigmenti a calce e ad olio, da un grande scudo con cornice a finta architettura che raccoglie gli stemmi Martinengo (sommità), Salvadego (centro), Ugoni (sinistra) e Molin (destra), eseguiti con pigmenti a calce. Nel soffitto, sempre nel corso della stessa campagna decorativa, si delineò una cornice a finto rilievo con una medaglia centrale di forte effetto plastico.
Anche il soffitto dello scalone è realizzato con una volta alleggerita con centine in legno ed assicelle intonacate.
Sotto gli stemmi scorre la barra metallica di un’antica meridiana, mentre sulla parete est dello scalone si vede una cavità ormai vuota che un tempo ospitava un orologio meccanico. La Sala d’armi, che si incontra subito dopo lo scalone, in lato di sera del Castello, è stata creata sempre dai Conti Salvadego, ma in epoca più recente (inizio del XIX secolo?) per rimpiazzare la perdita della più vasta e più attrezzata armeria dei Martinengo.
La decorazione delle pareti è eseguita a calce sul marmorino settecentesco ed imita corsi di mattoni a vista, allusivi alle cortine murarie del Castello.
L’artista che li delineò è però poco dotato ed anche nei monocromi che raffigurano armi e stemmi, sparsi sulle pareti tra i chiodi che sono ora malinconicamente spogli e che un tempo reggevano lance ed archibugi, tradisce un grande impaccio. Le ombre e le luci cadono un po’ alla rinfusa e l’aquila dei Martinengo ed il Selvaggio dei Salvadego sono di un’ingenuità disarmante. I portali marmorei dello Scalone e della Sala d’armi ospitano ricche porte in legno massiccio e policromo, di pregevole fattura settecentesca. 17
STATO DI CONSERVAZIONE
Scalone
Le pareti della prima rampa, a causa dell’umidità di risalita, specie verso il cortile, e dei dilavamenti prodotti dalle infiltrazioni di acqua piovana dalle finestre prive di telai e serramenti, presentano cospicue cadute dello strato pittorico nella zoccolatura a finto marmo ed in alcuni punti anche vistose lacune nello stesso marmorino di fondo, con ampie porzioni della muratura a mattoni lasciata in vista. Il soffitto ad arelle e centine in legno intonacate presenta un vasto squarcio verso il cortile, provocato dal crollo di parte della copertura in coppi e dalle infiltrazioni di acqua piovana. Dopo la sistemazione del tetto, eseguita negli anni Ottanta, sono state rimosse le cause del danno, ma ora resta da ricostruire la porzione di soffitto che manca. Una lunga striscia nera di caligine segnala la presenza di una grande canna fumaria sulla parete nord, in corrispondenza dell’ultimo pianerottolo verso ponente, mentre su tutte le campiture delle pareti e del soffitto, dipinte a calce, si intravedono aloni di muffe e sali.
PROPOSTA D’INTERVENTO
Scalone
L’intervento di restauro si articolerà nelle seguenti fasi:
- ripristino della parte crollata del soffitto, impiegando la tecnica antica delle centine in legno e delle assicelle inchiodate ed intonacate (arelle);
- fissaggio degli strati di intonaco in via di distacco mediante esecuzione di saivabordi con malta di calce;
- fissaggio della pellicola pittorica (finto marmo e finte cornici in pietra) e riadesione del colore con l’intonaco sottostante mediante micro iniezioni di consoli- dante idoneo; i:
- ove necessario asportazione meccanica di precisione degli strati di intonaco cementizio non coevi e pulitura della superficie muraria;
- consolidamento di fessure mediante infiltrazioni di legante idraulico a basso con- tenuto di sali, previa sigillatura di parte delle lesioni con malta di calce per evitare la fuoriuscita del consolidante;
- ristabilimento dell’adesione di strati di intonaco fra di loro e sul supporto murario mediante infiltrazione di sostanze riempitive per colmare i distacchi esistenti tra i diversi livelli di rivestimento murario al fine di conferire agli strati d’intonaco continuità strutturale e valore di adesione suffi18 cienti a garantirne la stabilità meccani ca, - nella eventualità che ai vuoti visibili corrispondano linee di discontinuità e fessurazioni nella muratura, queste dovranno essere colmate mediante iniezioni di malte appositamente predisposte, sempre considerando la necessità di non apportare eccessiva umidità all’interno delle murature, di non costituire sistemi troppo differenziati con l’impiego di materiali di restauro competitivi con quelli antichi, valutando di volta in volta l’entità degli interventi opportuni; - prima di effettuare le operazioni si dovrà, per quanto possibile, rimuovere il materiale incoerente eventualmente presente nei vuoti più ampi del paramento murario;
- al fine di realizzare stuccature e presentazione estetica, saranno utilizzate malte di composizione, granulometria e colore simili il più possibile a quelle esistenti;
- reintegrazione delle lacune nel rinzaffo e nell’arriccio mediante applicazione di nuovo strato di malta di composizione, tessitura e colore simili a quello originale (malta a base di idrossido di calcio e calce e sabbia in proporzione una parte di legante e due di inerte);
- stuccatura di fessure, fratture e sigillatura di microfratture dello strato finale di marmorino effettuata per ripristinare la continuità delle superfici, mediante applicazione di malte prive di sostanze dannose (per es. sali solubili), applicate in modo da non provocare alterazioni cromatiche nel materiale circostante. L’impasto dovrà essere compatibile con i materiali originali e possedere una resistenza meccanica lievemente inferiore a quella dei manufatti su cui viene applicato e con caratteristiche fisiche analoghe. Le stuccature dovranno essere eseguite “a livello” su superfici possibilmente pulite ed esenti da depositi incoerenti o patine biologiche;
- integrazione cromatica eseguita secondo differenti tecniche concordate in corso d’opera con la Soprintendenza, ma comunque utilizzando colori ad acquerello “Windsor & Newton;
- documentazione fotografica preliminare, finale e durante le fasi di restauro.