L’inquietudine, la rabbia, il dolore dell’uomo guerriero chiamato Barabba. In una Gerusalemme simile a tanti luoghi di guerra e sangue Barabba ci racconta la sua vita con negli occhi l’orrore dell’assedio.
Nella sua solitudine ricorda l’altro, quello che è morto al posto suo, secondo il volere della sua gente.
E’ stato l’incontro di un attimo. Un attimo che, negli ultimi giorni, torna con insistenza e consapevolezza
Pochi segni e incisivi quelli della regia di Sara Poli: i rumori di guerra (mitragliate, bombardamenti, aerei che volano a bassa quota) rimandano a un'attualità (tutto è cambiato, ma niente è cambiato) che fa continuamente da sottofondo discreto alla vicenda antica del guerriero zelota che fu scelto dalla folla per essere salvato al posto di Gesù.
Sette grossi ceri, prima accesi dall'attore e poi spenti dal vento, e poi sette croci stilizzate (eleganti gli elementi di scena di Corrado Galli), la musica suggestiva di Roberto Di Filippo, il semplice costume di Francesca Bolpagni, le luci, anzi le controluci di Piero Gotti che la regista ha voluto taglienti sul viso dell'attore. Mascherpa recitato spesso di spalle, con i capelli sollevati da un vento che pare fatto apposta per animare di inquietudine il viaggio di un Barabba guerriero disilluso, ma pur sempre uomo, passato non indenne fra gli orrori dell'assedio di Gerusalemme (davvero orrenda la descrizione della madre impazzita dalla fame, che cuoce allo spiedo il proprio figlio per mangiarlo). Un guerriero per la libertà (contro gli invasori Romani dell'imperatore Tito), figlio di un popolo ebreo che si sente abbandonato da Dio nel momento della sconfitta, e pur essendo già vecchio non viene risparmiato ma crocifisso.
Lì, inchiodato a un destino a cui non ha potuto sfuggire, ripensando alle parole del Cristo a proposito della sua Resurrezione, ha un'illuminazione e può finalmente dire: «Ho capito»; e, nel passo più bello del testo, può proclamare che «il vero tempio del vero Dio è il nostro corpo», mentre il suo si dilegua goccia a goccia sulla croce.
Tratto da "Il giornale di Brescia" - scritto da Paola Carmignaniper informazioni e prenotazioni:
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