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Padernello a Tavola, si replica il 26 settembre

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Grande successo per la prima "cena itinerante" nel borgo

Brescia - Domenica 18 luglio a Padernello una folla di curiosi ed amanti della buona cucina si è radunata nelle strade dell'affascinante borgo per partecipare alla cena itinerante "Padernello a tavola". L'evento, sold out già da diversi giorni, ha visto la partecipazione di quasi 500 persone, un successo che premia gli sforzi degli organizzatori: la Fondazione Castello di Padernello, i tre rinomati ristoranti Cascina La Bianca, la Locanda del Vegnot, l'Aquila Rossa, il Consorzio dei vini dei Colli Mantovani, Distillerie Peroni Maddalena, Sperlari e Cassa Padana.

Ogni location del borgo prevedeva una portata. Si è partiti dall'aperitivo di benvenuto con gelato presso l'Agrigelateria il Bianchino. Dopo aver gustato degli ottimi antipasti alla Cascina La Bianca, si passeggiava attraverso il borgo fino alla Locanda del Vegnot ad assaggiare dei primi squisitissimi accompagnati dalla frizzante musica della "Sala Mungitura Blues Band". Gustato i bigoli e i tortelloni, altra passeggiata per andare all'Aquila Rossa a mangiare i secondi piatti, porchetta e manzo all'olio, il tutto allietato dalle sofisticate note jazz di "Stefano Aimo Trio".

Naturalmente la conclusione non poteva che essere all'interno del castello con del buon torrone come dolce, caffè speziato, grappe e distillati. E non era ancora finita, come degna conclusione di una splendida serata la visione di un bellissimo spettacolo di trasformismo e illusionismo su trampoli realizzato dalla compagnia teatrale "Altolivello".

Una bella serata, un'idea azzeccata, che verrà presto replicata: il 26 settembre.
Nell'attesa potete aprire il video allegato per vedere i momenti salienti dell'evento.

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Quella neve "sacra" d' agosto

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Era d'agosto. Sull'aia della biolcheria i contadini stendevano con traine e redaboi il granoturco per l'essicazione. L'afa era insopportabile e il lavoro duro sino allo sfinimento. Le donne si proteggevano dal sole con grandi copricapi di paglia, e gli uomini si asciugavano il sudore con i fazzoletti che tenevano annodati al collo.
L'aria vibrava tutta per la gran calura, mentre il cielo, di un colore cobalto scuro, era muto.
Il calendario segnava 5 agosto, santo Osvaldo. Era di giovedì, ore 15 pomeridiane.
Dal gran portone spalancato della cascina ecco entrare una vecchietta forestiera: piedi nudi, vestita a nero, col volto coperto da un velo lungo sino a terra, curva e lenta. Tutti, sull'aia, si fermano a guardare. La vecchierella s'avvicina ad una donna e l'avverte che da lì a poco sarebbe caduta dal firmamento una copiosa nevicata.
I braccianti, dopo aver alzato gli occhi al cielo, increduli e non poco indispettiti per quella che ritennero una burla, una presa in giro di cattivo gusto, incominciarono a ridere di gusto e meraviglia.
Anche i monelli presenti, divertiti per l'inaspettata novità, incominciarono a gridare e correre e schiamazzare intorno alla nonnina misteriosa e burlona.
Un giovine, scontento per la sua sorte e poco incline agli scherzi, presa una scopa l'alzò minacciosa contro la vecchia.
Poco dopo tutta l'aia imprecava e urlava la sua rabbia. La signora lenta, tradendo un'energia inattesa, uscì dalla cascina ormai in arme e, trotterellando, decisa come chi ben conosce la strada, si infilò in chiesa, passando per la porta riservata agli uomini.
Questi (che non avevano mai visto una cosa del genere...), incuriositi ancora di più per cotanta audacia, la inseguirono seguiti da tutta quella marmaglia di ragazzi, cani, gatti e donne all'aia.
Poi, una volta in chiesa che dal luogo del fatto era divisa solo da una stretta strada, quella ciurma un po' divertita e un po' arrabbiata, vide ciò che non avrebbero mai immaginato: la donna, arrivata ai piedi dall'altare dedicato alla Madonna, sparì.
Passarono pochi attimi, e mentre ancora quei contadini coll'espressione stranita stavano per uscire dal luogo sacro, il paese si colorò completamente di bianco.
Subito si gridò al miracolo. Da quel giorno, nella parrocchiale della Motella, si venera un dipinto santo: l'immagine della «Madonna della Neve».

Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 22/08/10

 

Il mistero di Ghisalba, la città scomparsa

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A proposito di storie rievocatrici di fatti veri o presunti: la tradizione popolare vuole che ad Acqualunga sorgesse, in tempi lontani, una grande città chiamata Ghisalba ahi bella. I vecchi indicano quel posto con grande riverenziale timore quando, quasi sommessamente, mettono in guardia i forestieri dicendo: «Non andate più oltre giacché ogni notte, vicino a quelle antiche querce, appare al passante una donna vestita a bruno che li precede di venti passi e, leggera come il vento, indecisa come la nebbia, li trascina irresistibilmente (come solo la morte sa fare) sino a Castelbertino per colà scomparire fra le nere macchie...».
Ora va ricordato che Acqualunga era, sino a qualche anno fa, un ameno paesino sperduto in mezzo alla campagna e posto sulle rive del fiume Oglio. Poi un ponte gettato sul fiume che lo collega con la sponda cremonese, costruito con l'intento di toglierlo dall'isolamento, ha portato nella località un rumoroso e incessante transito. Ultimamente all'ingresso del paese sono state costruite alcune insignificanti case «tecnologiche» che, irrispettose del posto e delle sue peculiarità, lo hanno irrimediabilmente deturpato, togliendolo dall'elenco dei «Posti delle meraviglie».
Ripescando tra le antiche carte abbiamo trovato una descrizione del paesello che lo dipinge per quello che era: Poco che egli abbia a tender l'orecchio ascolterebbe il mesto gorgogliar dell'acque, ch'or placide, ora veloci e gonfie, corrono verso Quinzano e Pontevico. Son desse quelle del fiume Oglio, emulo dall'Adda per le strategiche posizioni sue, e per confini mai sempre demarcati nelle passate età fra popoli e popoli... Ora verdeggianti boschine, e tassi, e querce, e banchi di lecenti arene costeggiano il corso del fiume, ed estendendosi a lato dello stese ben ponno dirsi un prolungato labirinto dai più romantici sentieri... Gli appezzamenti dè quali è costituita nel vecchio censo tutti portano nomi differenti...che possono condurre a pratiche risultanze sull'antica storia di questo luogo... Vigna Emigli... Castelbertino... che sembra voglia accennare a qualche fortificazione dell'Alto Medioevo... ma non un ciottolo, non un mattone vi rimangono che ricordino il forte che certamente ci esisteva un giorno...
È in questo paradiso naturale che è ambientata la nostra storia che qui vorrebbe l'esistenza di una città ora scomparsa? È questa l'origine e il ricordo insieme della sua esistenza? Forse non lo sapremo mai!

 

Padernello Il nido del gheppio

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PADERNELLO - Si vedevano da più giorni presidiare la torre sud-est del Castello di Padernello. I bellissimi rapaci - una coppia di gheppi - entravano ed uscivano da una spaccatura antica, posta all'altezza della camminata di ronda del maniero Martinengo laddove il cielo terso di questi giorni demarca e sottolinea il profilo architettonico della rinascimentale dimora. Mario Caffi, l'ornitologo della Bassa, coadiuvato da Gianni Zanoni e dal fotografo Virginio Gilberti, hanno atteso la femmina per diverse ore in appostamento fisso poi, una volta individuato il nido, si sono arrampicati sotto i beccatelli del Quattrocento e infilate le mani e la macchina fotografica nel posto giusto, ecco la sorpresa: cinque pulli di gheppio ancora senza piume, ricoperti da soffice piumino candido, il becco terribile, gli occhi stralunati.
«Paiono mostri usciti da chissà quale storia» dice la gente arrivata al Castello per la visita guidata e per vedere la mostra «Le Stanze del Tempo». Mentre Caffi, inanellatore autorizzato, estrae con cura i pulli e s'appresta alla delicata operazione, la madre, librata nell'aria, controlla la situazione. La gente, tanta come sempre, abbandonate per un po' le notizie storico-artistiche sul Castello, si riversa nel giardino esterno, per osservare quegli uccelli belli e terribili insieme.
Chiediamo all'ornitologo Caffi qual è il valore di tale presenza. «È importante notare come da qualche anno a questa parte il gheppio abbia allargato il suo areale e sia tornato a nidificare anche nella Bassa. I nidi sono relativamente numerosi e di sicuro interesse. Tra le crepe del Castello quest'anno si è potuta osservare una sola copia di gheppi nidificanti. Non è invece ritornata a fare il nido la bella upupa che si era vista l'estate scorsa». g. m. a.

 
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Visite al Castello - Orari

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