Padernello: filosofia per una rinascita
Istruzioni per l'uso per il recupero del castello
Nel credo di molti, di troppi, è radicato il luogo comune che il costo da pagare allo sviluppo degli insediamenti urbani e per la crescita umana sia il sacrificio del rapporto uomo-storia-natura. Il risultato di questa convinzione è che si sono incanalate energie e investimenti verso la realizzazione di “nuovi contenitori”, di “nuove infrastrutture” e di “non luoghi” che hanno sperperato molte delle risorse non rinnovabili del nostro territorio.
Nella Bassa bresciana, più che altrove, sotto la incontrastabile spinta di questa cultura dell’espansione, abbiamo assistito impotenti, come avvolti dentro al limbo dei sensi e della ragione, ad una velocissima e smisurata crescita degli insediamenti di ogni ordine e grado: una cultura che ha compromesso la qualità della vita; una non-cultura che ha distrutto in maniera irreversibile molte risorse; una pseudo-cultura ispirata a modelli consumistici che è riuscita a dimenticarsi delle situazioni preesistenti, realtà che sono state abbandonate o sostituite in ragione di interessi materiali o speculativi.
Oggi, però, si registrano segni che vanno nella direzione opposta! La nostra civiltà, dopo aver promosso senza ritegno alcuno profonde, spesso laceranti trasformazioni (il cui processo non si è ancora esaurito), si è resa conto che per risolvere “certi” problemi…è necessario governare con più consapevolezza e armonia tali trasformazioni.
Per fare ciò è indispensabile una nuova cultura del progetto: impegno questo necessario all’individuazione di “nuove procedure metodologiche” che siano più sapienti, più rispettose, meno invasive perché riconciliate, finalmente, se non proprio con l’antica conoscenza, con la saggezza che da quella conoscenza derivava.
E’ in quest’ottica che si pone e vuole agire la Fondazione Castello di Padernello “Nymphe”, dopo aver deciso il recupero archeologico e la valorizzazione spirituale del maniero, confidando che a Padernello non si ripetano i gravi errori di sostanza e forma commessi un po’ ovunque, errori che hanno portato alla rovina il nostro territorio e il suo paesaggio naturale e costruito.
Le scelte: perché “Nymphe” ha deciso il recupero del castello in Padernello mettendo in campo questa filosofia, pur essendo il manufatto parte ridotto a rudere, parte manomesso?
A) Perché intorno a questi luoghi agisce una logica perversa, espressione di quella cultura del consumismo che mira allo sfruttamento intensivo delle risorse per spremere dalle cose il massimo profitto. Allora, questi campioni di memoria e storia, vengono squalificati diventando squallide altre cose, o trasformandosi in sequenze di appartamenti pensati e progettati da esperti del “nulla…”
B) Perché oggi abbiamo una forte esigenza, cioè quella di ritrovare valori esistenziali perduti e una precisa identità intorno alla quale costruire la tanto invocata, e disperatamente necessaria, qualità della vita. Aver frainteso il fatto che la “quantità” poteva, in qualche maniera, sostituirsi alla “qualità”, ha minato valori trasmessi per generazioni, compromettendo quasi tutte le testimonianze del tempo andato. E’ profondamente ingiusto perseverare su questa strada, o continuare ad assistere passivamente e assecondare questa tendenza.
C) Perché si crede che i castelli, le torri, le chiese, i siti archeologici e i paesi…che non sono ancora stati distrutti devono diventare poli di riferimento esistenziale per le società future, affinché il cittadino che vive nella zona dove sorge un edificio storico, sia liberato da una serie di attività vincolate agli spostamenti fisici, offrendogli la possibilità di gestire in maniera per nulla superficiale il tempo del proprio lavoro e del riposo.
Come si raggiunge tale obiettivo? Il primo ingrediente è la conoscenza. Il secondo riposa nella ricerca. Il terzo elemento s’appoggia sulla visione corretta di che cosa è un castello, cioè un edificio sempre fortemente connesso al territorio nel quale è collocato. Se ne deduce che qualunque tipo di iniziativa rivolta al recupero dello stesso, deve necessariamente confrontarsi con l’intero sistema delle opere fortificate presenti sul territorio. Tale discorso implica un’attenta rilettura delle funzioni stesse originarie della costruzione che, sempre, inglobano aspetti culturali e semantici.
D)Perché la nostra società non è più di tipo industriale ma post-industriale, ovvero a forte diffusione di attività legate al terziario: il futuro del sistema produttivo. In tale contesto il tema del recupero dei sistemi difensivi trova numerosi spunti ed opportunità. Il castello nella sua storia ha anche svolto la funzione di raccolta e gestione dei prodotti (soprattutto agricoli ma non solo) provenienti dal territorio di propria competenza. I castelli però non difendevano solo le “cose” degli uomini, ma anche le idee, nelle quali si rifletteva e riconosceva l’identità di una collettività.
E) In fine perché quest’avventura possa trasformarsi, sul serio, in utile esempio didattico per l’intera plaga della Bassa e non solo: un esempio alto, degno di essere copiato, contro tendenza, che vada a stravolgere le logiche illogiche che hanno “regnato” in questi anni, cioè quel fare privo del pensiero, pressapochista e superficiale che ha stravolto, di fatto, il nostro Paese.
Nymphe Fondazione Castello di Padernello

