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Chiesa di San Genesio (sede del Compianto)

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(Borgo San Giacomo)

L’origine della chiesa di San Genesio pare risalire perlomeno al 1200 ma l’unica parte primitiva rimasta intatta é il portichetto quattrocentesco sul fianco settentrionale della chiesa, in fondo al quale é stato eretto nel 1550, il Sepolcro con statue che sono state, purtroppo rovinate recentemente con inconsulti ritocchi.

(Borgo San Giacomo)

L’origine della chiesa di San Genesio pare risalire perlomeno al 1200 ma l’unica parte primitiva rimasta intatta é il portichetto quattrocentesco sul fianco settentrionale della chiesa, in fondo al quale é stato eretto nel 1550, il Sepolcro con statue che sono state, purtroppo rovinate recentemente con inconsulti ritocchi.
Vi sono avanzi di affreschi quattrocenteschi nello stesso portichetto e nella sacrestia, nei quali il mimo San Genesio é rappresentato mentre suona il violino come un artista ambulante. Si trattava di ex voto dipinti invece che sulle solite tavole, direttamente sui muri e ricordassero miracoli e prodigi attribuiti soprattutto a San Genesio, che infatti appare in tutti questi affreschi con una ripetitività quasi assillante.

Le origini del singolare culto di San Genesio a Borgo San Giacomo ci sono completamente ignote, né sappiamo a quali influenze di pietà popolare attribuirle, se non forse mettendole in rapporto a qualche comico locale che abbia voluto onorare il suo protettore celeste erigendogli una chiesa, che era pure dotata di un Beneficio, oppure che sia stata una qualche Confraternita o Disciplina locale che l’abbia eretta come sede delle proprie opere di pietà e di carità.

Va segnalato che questa chiesa sino al 1463 era parrocchia autonoma, o rettoria come si diceva allora, la quale aveva pure il suo Beneficio che nel 1463 era in possesso del patrizio veneto Melchiorre Gritti.

Il primo documento in assoluto (ed anche per i secoli seguenti rimarrà quasi l’unico) che cita questa chiesa è la “Unione della rettoria di San Genesio a quella di San Giacomo Maggiore”, documento dell’11 maggio 1463 conservato presso la Curia Vescovile. Sino a quell’anno, infatti, le entrate del beneficio annesso a questa rettoria erano in mano non tanto ad un sacerdote, ma ad un nobile veneziano, tale Melchiorre Gritti che, si dice espressamente, era “rettore della chiesa parrocchiale di San Genesio” e che in quell’anno rinunciò appunto a questo Beneficio.

Il vescovo di Brescia, considerate le molte e gravi ragioni di tale rinunzia, aderì a tale istanza e decretò che la parrocchia di San Genesio di Gabiano fosse unita ed incorporata alla parrocchia di San Giacomo, allora ed in perpetuo, consegnando per sempre in mano del Rettore accettante, don Defendino Loda parroco di San Giacomo, la chiesa, cura, entrata e tutte le sue ragioni e pertinenze con obbligazione però che il detto rettore mantenesse un cappellano in perpetuo per celebrare ogni giorno in detta chiesa di San Genesio, a sue spese.

La chiesa attuale è un edificio quattrocentesco a pianta longitudinale. Il campanile e la facciata sono della stessa epoca rinascimentale. La chiesa si presenta costruita in un sobrio e rustico stile gotico. La facciata a capanna non da immediatamente accesso alla navata, ma funge da fronte ad un portichetto, che, girando poi sul lato sinistro dell’edificio, è chiuso dalla cappella del Sepolcro. La copertura è scandita da volte a crociera. Il portico copriva probabilmente un antico sepolcreto e presenta ancora affreschi quattrocenteschi.

La navata è stata profondamente rimaneggiata sul finire del secolo scorso: le pareti sono lisce e spoglie e sono chiuse da una soffittatura dipinta a cassettoni. Essa copre, probabilmente, l’antica copertura a vele o a capriate. Fortunatamente il presbiterio conserva le linee architettoniche originali. La sacrestia evidenzia ancora tracce d’affreschi rinascimentali e probabilmente essa fungeva da cappella del Sepolcro, prima che il gruppo statuario fosse posto nell’attuale struttura.

Ma una delle cose più belle della chiesa di San Genesio è sicuramente il Sepolcro costruito nel 1550 in fondo al portichetto duecentesco che cinge lateralmente la chiesa.

Si tratta di uno splendido gruppo ligneo costituito dalla figura del Cristo giacente in un’urna di vetro circondato da sette dolenti, che tradizionalmente si identificano nelle “Marie” (la Vergine, la Maddalena, Maria di Cleofe e Salome), in San Giovanni evangelista, in Nicodemo ed in Giuseppe d’Arimatea.
E’ opera d’intaglio rinascimentale, che ha immediati richiami con analoghi Sepolcri in Capodiponte e Bienno. Nello stesso Sepolcro è presente il gruppo dell’Incoronazione, anch’esso in legno policromo. Si presenta costituito da tre personaggi; centralmente la Vergine genuflessa e raccolta in preghiera, lateralmente a destra l’Eterno Padre e a sinistra il Cristo, colti nell’atto di incoronare la Madonna.
E’ opera tardo-cinquecentesca di buona fattura locale.

L’abitazione annessa alla chiesa di San Genesio era nei tempi passati il Romitorio presso cui per diversi secoli dimorarono degli Eremiti che vivevano di elemosine e custodivano la chiesa stessa. La prima notizia della presenza di un eremita a San Genesio è del 1585. Con questi eremiti i parroci di Gabiano stipulavano vere e proprie convenzioni, (ora sede di un’associazione umanitaria “la Gabianese”).

Ma la quiete della piccola chiesetta campestre dopo più di sei secoli venne turbata da un fatto nuovo. Con l’arrivo dei Francesi in Italia, furono proibite, con legge del 5 settembre 1806, le sepolture all’interno dei centri abitati.
Si dovette abbandonare quello che in realtà era il nuovo camposanto di San Giacomo (detto anche “Sagrato”) costruito solo nel 1777, per edificare un altro camposanto esterno al paese. La scelta del sito fu quasi obbligata potendo così sfruttare la presenza della chiesetta di San Genesio. Nel 1820, quindi, si fece il camposanto nuovo.
Terminato nel 1821, si rimase quasi un anno senza benedirlo perché tanti non lo volevano. Il cimitero venne benedetto nel giugno 1822 quando si ebbe la visita del vescovo Gabriele Nava.

Risulta poi che la chiesetta, dedicata non solo a San Genesio ma anche a San Fermo, era il luogo dove venivano portate le bestie per la benedizione, soprattutto in caso di malattie. E’ rimasta documentazione che, per esempio, nel 1825 vi fu in Gabiano il mal dei bovi.
Nel giorno di San Fermo è stata allora portata la statua del Santo nella chiesa parrocchiale, sono stati celebrati Messalta e il Vespro e le bestie sono state benedette a San Genesio.

A riprova di questi fatti, vi è il grande quadro (220x185 cm) che sino a pochi anni fa si trovava ancora in San Genesio e che ora, per maggiore sicurezza, è stato portato nella parrocchiale.
Il titolo è “L’apparizione di S. Fermo” e documenta la liberazione dalla pestilenza che colpiva gli animali. Si vede in alto infatti la figura di questo Santo ed in basso una serie di animali con i loro proprietari.
Questi personaggi, che si rivolgono verso coloro che guardano il quadro stesso, sono sicuramente i committenti dell'opera.
La cosa più interessante è però l’immagine centrale che mostra in primo piano la chiesetta di San Genesio ed in lontananza la nostra Torre principale che è già senza cupola.
Gli esperti attribuiscono questo quadro al 1600 ma in realtà è della seconda metà del 1700. Ed è molto facile capire il perché.
Infatti la Torre principale del nostro paese è stata costruita all’inizio del 1700. La mancanza della cupola è dovuta al fatto che la stessa era stata abbattuta dai fulmini nel 1769, e quindi il quadro è stato sicuramente dipinto in un periodo successivo a questo evento.

Sia San Genesio che San Fermo erano raffigurati anche in due statue lignee che sino a pochi anni orsono erano conservate in due bellissimi nicchioni negli angoli anteriori della navata. Da alcuni anni sono state trasportate nella chiesa del Castello. La statua di San Genesio, provvisto di liuto, è in legno policromo ed è alta m. 1,75. Come sapete è del 1475 ed è buona opera di Baldo da Padova.
La statua di San Fermo è invece provvista di lancia; è alta m. 1,30 sempre in legno policromo ed è buona opera del 1500.

La nostra chiesa subì negli anni diversi interventi di restauro. Oltre a quello sicuro del 1690, si sa che nel 1842 venne riparata la chiesa che era tutta in rovina, tanto che era crollato il soffitto. Venne finita in primavera. Nel 1867 vi fu poi il famoso colera che fece in Borgo più di 100 morti. Uno dei lazzaretti per i colerosi venne fatto in San Genesio. Ciò spiega come quella chiesa, talvolta troppo abbandonata, andasse rovinata una seconda volta.

Vi è anche un incartamento riguardante una lunga questione tra l’Arciprete, la Fabbriceria ed il Municipio per sapere a chi spettava la manutenzione ed il restauro della chiesa di San Genesio (solo perché nessuno voleva più accollarseli).
Mentre la questione si trascinava insoluta, una buona signora, Vincenzina Abeni vedova di Domenico Scanzi, dal 1906 al 1908 si pose alla testa di un gruppo di volontari e la restaurò, riducendola come si trova al presente.
Infatti la signora Scanzi, presa la iniziativa del restauro, la fece decorare, fece mettere il pavimento, le balaustre, la Via Crucis, il crocefisso all’altar maggiore, il tappeto, il banco per i sacerdoti in presbiterio, tutti i paramenti della sacrestia, e le campane sulla torre.

 

Tratto dal libro “Borgo San Giacomo Testimonianze di un territorio”   A.A.V.V.  I.Parini – D. Ghirardi – E. Poisa.

Edizione “ Compagnia della Stampa” 2004 

 

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