Nella dolorosa vicenda storico-religiosa della passione di Cristo, specificatamente all’atto della crocifissione e, dopo la morte, nella pietosa scena della deposizione; secondo la tradizione il Cristo morto viene assistito da un ristretto gruppo di persone.
Molti di questi dolenti sono conosciuti a tutti, come Maria Vergine madre di Gesù; Giovanni l’Evangelista il discepolo prediletto, ed altri personaggi noti per essere stati presenti nell’atto estremo della passione, ma forse un po’ meno per la loro storia. Di seguito pubblichiamo un sunto sui personaggi.
Nella dolorosa vicenda storico-religiosa della passione di Cristo, specificatamente all’atto della crocifissione e, dopo la morte, nella pietosa scena della deposizione; secondo la tradizione il Cristo morto viene assistito da un ristretto gruppo di persone.
Molti di questi dolenti sono conosciuti a tutti, come Maria Vergine madre di Gesù; Giovanni l’Evangelista il discepolo prediletto, ed altri personaggi noti per essere stati presenti nell’atto estremo della passione, ma forse un po’ meno per la loro storia. Di seguito pubblichiamo un sunto sui personaggi.
Maria Vergine madre di Gesù
Maria apparteneva alla tribù di Giuda e alla discendenza di David. Secondo la tradizione i genitori di Maria si chiamavano Gioacchino e Anna e la concepirono in tarda età, dopo una vita sterile, ignobile per gli ebrei del tempo che ritenevano peccato non fare figli.
Maria rimase nel tempio dall'età di tre anni fino al periodo della pubertà e poi venne data in sposa a Giuseppe falegname di un piccolo paese della Galilea, Nazareth, che fu miracolosamente designato dalla fioritura di una verga.
Maria è la madre di Gesù, di lei si hanno notizie soprattutto nel Vangelo di Luca e Matteo che sono coloro che forniscono qualche particolare in più proprio perché dedicano più spazio all'infanzia di Gesù.
Per mezzo di lei si sarebbe compiuta, secondo la religione cattolica, la nuova alleanza tra gli uomini e Dio la cui prova vivente è Gesù.
La tradizione vuole che la Vergine fosse presente accanto al figlio anche mentre veniva giudicato e che abbia vissuto tutte le fasi della passione di Cristo fino alla morte.
Gesù dirà alla madre ai piedi della croce: “Donna, ecco il tuo figlio!” rivolgendo lo sguardo verso Giovanni l’Apostolo prediletto. Mentre allo stesso si rivolgerà dicendogli: “Ecco la tua madre!”.
Narra il Vangelo che “Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”.
Dopo la morte del Figlio, la Vergine si occuperà di preparare il necessario per la sepoltura, cercando di trovare anche un sepolcro adatto.
Sarà lei a rivolgersi a Giuseppe d’Arimatea: “Tu cosí allevierai il mio dolore, cosí smetterò di piangere».
Convinto e spronato Giuseppe con queste parole, lo inviò da Pilato. E Giuseppe: “allontanato da sé ogni timore e ispirato da colui che dà la vita ai morti, si recò coraggiosamente da Pilato” - e dice l'evangelista Marco – “con parole adatte alla circostanza Giuseppe chiese ed ottenne di prendere il corpo di Cristo dagli stessi uccisori”.
Dopo i dolorosi atti della passione, secondo la tradizione, Maria avrebbe seguito l’apostolo Giovanni in pellegrinaggio come chiestogli dal figlio, per poi fermarsi in tarda età ad Efeso, e lì sarebbe morta.
L’apostolo Giovanni
Figlio di Zebedeo, fratello di Giacomo il Maggiore, discepolo di Giovanni Battista, sarebbe stato tra i primi a passare al seguito di Gesù Cristo.
"Mentre (Gesù) camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare poiché erano pescatori. E disse loro: 'Seguitemi e vi farò pescatori di uomini'. Ed essi subito lasciate le reti lo seguirono. Andando oltre vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedeo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre lo seguirono.". (Matteo 5, 18-22)
Giovanni fu il discepolo più giovane ed il prediletto. Normalmente si ritiene che la designazione de “il discepolo che Gesù amava” che incontriamo varie volte nel quarto vangelo, indichi l'autore dello stesso.
Secondo la tradizione cristiana, durante l'ultima cena posò il capo sul petto di Cristo. Testimone della trasfigurazione e dell'agonia del Signore, era presente ai piedi della croce, dove Gesù gli affidò la Madra. Insieme a Pietro vide il sepolcro vuoto e credette nella resurrezione del Signore.
Quando, dopo la Pentecoste, inizia la missione di evangelizzazione degli Apostoli, a Giovanni è affidata la Samaria.
È noto anche come Giovanni il teologo, specie presso alcune confessioni ortodosse e in ambienti gnostici. Viene considerato come ultimo testimone degli eventi legati al Nazareno, con questo titolo, per la profondità teologica del suo Vangelo.
Giovanni è autore del quarto dei Vangeli sinottici rivolti prevalentemente ai Gentili, i convertiti che provenivano dal mondo pagano, e risente fortemente di questo scopo dottrinario più che documentario sui fatti della vita di Cristo. Giovanni è, inoltre, l'autore dell'Apocalisse che è una parola di origine greca che significa "rivelazione".
La distinzione esistente fra il genere profetico ed il genere apocalittico consiste nel fatto che il profeta in genere riferisce parole udite, mentre l'autore di una apocalisse riceve le rivelazioni profetiche in forma di visioni, in cui assume un grande rilievo il simbolismo delle immagini.
Gli ultimi tempi della vita di Giovanni sono narrati dalla tradizione orale: dopo un lungo confino nell'isola greca di Patmos, Giovanni si stabilì ad Efeso, dove sarebbe morto in tarda età, centenario, ultimo sopravvissuto dei dodici Apostoli.
Maria Maddalena di Magdala
Il nome Maddalena deriva da Magdala", una piccola cittadina sulla sponda occidentale del Lago di Tiberiade.
Maria Maddalena, da quasi due millenni ormai, affascina in tutto il mondo tanto i credenti quanto gli studiosi e i teologi. Le narrazioni evangeliche ci dipingono la sua figura attraverso pochi ma fondamentali versi, facendoci constatare quanto ella fosse una delle più importanti e devote discepole di Gesù.
Fu tra le poche a poter assistere alla crocifissione e, secondo i vangeli, divenne la prima testimone oculare dell'avvenuta resurrezione.
Maria di Magdala, risanata dal Signore Gesù, lo avrebbe seguito e servito con grande affetto.
Alla fine, quando i discepoli erano fuggiti, Maria Maddalena era là in piedi presso la croce del Signore con Maria, Giovanni ed altre donne.
Il giorno di Pasqua Gesù apparve a lei e la mandò ad annunciare la sua risurrezione ai discepoli.
La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, l'innominata peccatrice "cui molto è stato perdonato perché molto ha amato", e Maria Maddalena o di Magdala, l'ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto.
Le tre donne vengono ritenute da molti studiosi come una sola e medesima donna.
La Chiesa, riconferma ciò, celebrando una sola Maria Maddalena senz'altra indicazione, come l'aggettivo "penitente", identificandola come la santa donna cui Gesù apparve dopo la Resurrezione.
Nel Vangelo di Luca, si descrive l'unzione della peccatrice che irrompe improvvisamente nella sala del banchetto e versa sui piedi di Gesù profumati unguenti che poi asciuga coi propri capelli.
Accompagnò Gesù anche nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme, rimase presente anche alla morte di Gesù e poi finché il corpo fu deposto e portato in una tomba che era stata originariamente preparata per Giuseppe d’Arimatea.
Ella è inconfondibilmente “presso la croce”: ”Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala”.
Veglia amorosa "seduta di fronte al sepolcro", infine, all'alba del nuovo giorno è la prima a recarsi di nuovo al sepolcro, dove ella rivede e riconosce il Cristo risorto da morte.
Sarebbe alla Maddalena, in lacrime per aver scorto il sepolcro vuoto che Gesù si rivolge chiamandola semplicemente per nome: "Maria!" e a lei affida l'annuncio del grande mistero: "Va' a dire ai miei fratelli: io salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio".
Maria Maddalena sarebbe quindi divenuta così prima testimone della resurrezione; è lei che corse a raccontare quanto accaduto a Pietro e agli altri apostoli, guadagnandosi l'appellativo di "apostolo agli apostoli".
Secondo un'antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. Come lei in questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l'apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù.
Giuseppe d’Arimatea
“Venuta la sera, giunse un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù".
I pochi riferimenti storici si desumono dai quattro Evangelisti allorquando narrano la deposizione e la sepoltura di Gesú. Giuseppe, originario di Arimatea, di condizione assai agiata, era un discepolo di Gesú, ma come Nicodemo non aveva dimostrato la propria fede per paura dei Giudei, fino al periodo della Passione.
Tuttavia durante il processo di Gesú, partecipando alle sedute del sinedrio, per il senso di giustizia che l'animava e per l'aspettativa del regno di Dio, aveva osato dissentire dai suoi colleghi non approvando le risoluzioni e gli atti di quell'assemblea. Anzi, maggior coraggio dimostrò dopo la morte del Maestro, quando arditamente si presentò a Pilato per ottenere la sua salma e darle degna sepoltura, impedendo così che fosse gettata in una fossa comune, con quella dei due ladroni.
Nel pietoso intento, Giuseppe trovò collaborazione, oltre che nelle pie donne, anche in Nicodemo, accorso portando con se aromi (mirra ed aloè). Giuseppe, secondo quando detto nel Vangelo di Matteo, aveva comprato una bianca sindone.
I due coraggiosi discepoli, preso il corpo di Gesú, lo avvolsero in bende profumate e lo deposero nel sepolcro nuovo scavato nella roccia, che Giuseppe si era fatto costruire nelle vicinanze del Calvario.
“Era il tramonto quando Giuseppe rotolata una grande pietra alla porta del sepolcro e andò via".
La storia ha qui termine, ma il personaggio non fu trascurato dalla leggenda ed in primo luogo dagli anonimi autori degli apocrifi. La leggenda vuole che Giuseppe d’Arimatea abbia raccolto in un calice le ultime gocce del sangue di Cristo, poi le storie si dividono sul luogo dove verrebbe portato il sacro calice. Da qui deriva la leggenda del Sacro Graal.
Altre leggende di origine orientale riferiscono che Giuseppe fu il fondatore della Chiesa di Lydda, la cui cattedrale fu consacrata da San Pietro.
Altre leggende riferiscono che Giuseppe, con il prezioso reliquiario, peregrinò accompagnato da vari cavalieri per evangelizzare la Francia, la Spagna (dove sarebbe andato con San Giacomo, che lo avrebbe creato vescovo), il Portogallo ed infine l'Inghilterra.
Nicodemo
Di Nicodemo ne parla San Giovanni nel suo Vangelo, egli era dottore della legge e membro del Sinedrio (supremo organo giudiziario ebraico di Gerusalemme); in occasione della prima Pasqua, anno 28, Gesù era venuto a Gerusalemme operando vari miracoli. Nicodemo impressionato da ciò, lo andò a trovare di notte per avere un incontro chiarificatore, andò a quell’ora forse per timore o per non compromettere la sua posizione nel Sinedrio.
Dal Vangelo sappiamo solo le battute essenziali del colloquio, le due principali: ”I fatti osservati ti manifestano Messia - dice Nicodemo a Gesù – ebbene di quale natura è la tua missione? Con quali mezzi la compirai? Si tratta dell’impero vivamente atteso dai Giudei con una rivincita definitiva sui pagani?”.
E Gesù corregge questa sbagliata aspettativa del giudaismo ufficiale, che gli viene chiesta attraverso un suo autorevole esponente: "Il regno di Dio è soltanto dominio di Dio sulle anime, per farne parte è necessario rinascere spiritualmente, è quanto stato preannunziato dai profeti" e Gesù gli dice ancora: ”Tu sei maestro in Israele e lo ignori?”.
Ritroviamo ancora Nicodemo che richiama i componenti del Sinedrio quando cercano di impossessarsi violentemente di Gesù nei suoi ultimi mesi di vita, ad agire con saggezza, ad ascoltare una persona prima di condannarla.
Ma gli esagitati, rispondono con scherno: “Saresti anche tu un Galileo? Cerca pure e ti renderai conto che dalla Galilea non sorge alcun profeta”.
Infine lo ritroviamo ancora sul Golgota insieme a Giuseppe d’Arimatea, che provvede alla sepoltura di Gesù dopo la crocifissione.
Egli porta “circa cento libbre di mirra e di aloe” per la preparazione del corpo, una gran quantità, segno di un gran bisogno di riparazione, da lui sentito.
Dal Vangelo non sappiamo più nulla, nel 415 un prete, Luciano, ne avrebbe scoperto le reliquie insieme a quello di San Stefano, egli sarebbe stato battezzato dagli Apostoli Pietro e Giovanni e per questo maltrattato e scacciato dai Giudei. È stato raffigurato nelle ‘Deposizioni’ da vari importanti artisti, ma anche nelle rappresentazioni popolari, a volte mentre toglie i chiodi dalla croce.
Maria di Cleofa
Durante il drammatico epilogo sul Calvario, un coro silenzioso e dolente di “pie donne" attende poco lontano che tutto sia compiuto: "Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala", dice l'evangelista S. Giovanni. Era il gruppo di coloro "che lo seguivano da quando era in Galilea per servirlo, e molte altre che erano venute da Gerusalemme insieme a lui".
Tra le spettatrici vi è dunque la Maria di Cleofa, la cui continua e vigile presenza accanto al Salvatore le ha meritato un posto particolare nella devozione dei cristiani, più ancora della sua parentela con la SS. Vergine e con San Giuseppe.
Maria di Cleofa è ritenuta comunemente la madre dei "fratelli del Signore", termine semitico per indicare anche i cugini, Giacomo il Minore, apostolo e vescovo di Gerusalemme, e Giuseppe.
Molti storici identificano Cleofa (marito di Maria) come il fratello di San Giuseppe e padre di Giuda, Taddeo e Simone, eletto quest'ultimo a succedere a Giacomo il Minore nella sede episcopale di Gerusalemme.
L'identificazione di Alfeo con Cleofa, sostenuta prevalentemente dagli antichi, porta di conseguenza a ritenere Maria di Cleofa la cognata della Madonna, madre di ben tre apostoli.
Cleofa-Alfeo è inoltre uno dei discepoli che il giorno della resurrezione di Gesù, recandosi nella nativa Emmaus, furono raggiunti e accompagnati da Gesù stesso, che riconobbero "alla frazione del pane".
Mentre il marito si allontanava da Gerusalemme, col cuore appesantito dalla malinconia e dalla disillusione, la moglie, Maria Cleofa, seguendo l'impulso del suo cuore, si affrettava alla tomba del Redentore per rendergli l'estremo omaggio dell'unzione rituale con vari unguenti.
Il venerdì sera si era infatti attardata in compagnia della Maddalena per vedere "dove era stato messo".
Trascorso il sabato, di buon mattino, mentre il marito se ne tornava a casa, Maria di Cleofa e le altre compagne "comprarono dei profumi, poi andarono a fare su di lui le unzioni". Ma un angelo annunciò loro il messaggero divino: "Non è qui, è risorto!”.
Questa lieta notizia fu data "agli Undici e a tutti gli altri" da poche donne, tra cui Maria di Cleofa.
Maria Salomè
Maria Salomè è citata nei Vangeli come madre dei figli di Zebedeo, cioè di Giovanni l'evangelista e di Giacomo il Maggiore. Inoltre è con Maria, la madre di Gesù, e Maria Maddalena sul Golgota ai piedi della croce e in visita al sepolcro vuoto tra i primi testimoni della resurrezione.
“C'erano là anche alcune donne che osservavano a distanza, tra le altre: Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Giuseppe e Salomè".
”Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salomè comprarono aromi per andare a imbalsamare Gesù"
"Tra esse c'era Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe e la madre dei figli di Zebedeo"
Dopo l'ascensione del Signore gli apostoli si misero in viaggio per portare il Vangelo agli altri popoli.
La leggenda racconta che scoppiata in Palestina la persecuzione di re Erode Agrippa nel 44, dopo la decapitazione del figlio Giacomo, Maria Salomè fuggirà via mare giungendo sulle coste del Lazio.
I suoi presunti resti sarebbero stati trovati nel 1209 nella città di Veroli (Frosinone), città della quale è oggi patrona.
Il Cristo Morto
Il motivo iconografico del Compianto su Cristo Morto ha origini remote e la sua rappresentazione nell’arte prevede e pretende iconograficamente delle precise regole alle quali si sono attenuti tutti i più grandi pittori e scultori che hanno voluto cimentarsi in questo soggetto d’opera.
Il Compianto della tradizione è rappresentato circondato dai personaggi già partecipi all’atto della Deposizione: Maria Vergine, Maria Maddalena, Maria di Cleofa, Maria Salomè, Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea, Giovanni Evangelista e talvolta il gruppo di fedeli che assistono alla scena del pianto sul corpo di Cristo.
Anche il Compianto della chiesa di San Genesio è normalmente composto da otto statue lignee seicentesche di grandezza naturale. Nell’esposizione della sala d’oro del Castello di Padernello mancano due statue (la Maddalena e San Giovanni) che sono attualmente al restauro.
La tradizionale iconografia, così composta, nei secoli ha subito variazioni che non hanno comunque mutato la sostanza del contenuto teologico della scena, espresso dai personaggi e dalle tipiche espressioni nelle reazioni dettate dai diversi stati d’animo dei dolenti.
Nella composizione del Compianto le figure vengono scolpite con grande incisività e forza espressiva in un contesto occupato tradizionalmente dalle sole figure presenti all’atto estremo della morte di Cristo.
Nella composizione espressa a Padernello dal regista-scenografo Giacomo Andrico, compare l’immagine di Cristo che, adagiato sulla terra nuda, messo di traverso rispetto alla scena, rivolto con il capo verso destra dell’osservatore; ha il corpo rigido e la testa diritta.
I personaggi sono tutti investiti da una carismatica sacralità e assistono mestamente, sia pur turbati, al compianto.
Secondo le fonti documentarie Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo ebbero il compito di estrarre i chiodi dalle mani e dai piedi di Gesù ed è per questa ragione che, iconograficamente, vengono tradizionalmente rappresentati alle estremità del corpo di Cristo disteso, uno alla testa e l’altro ai piedi.
Giuseppe d’Arimatea, posto a sinistra, con martello, chiodi e tenaglia in mano, è drammatico nella sua espressività, trattiene con fierezza le lacrime per il dolore di un rapporto troncato e che forse non ha mai potuto esprimere.
Sulla destra è dominante l’immagine di Nicodemo la cui postura assunta è di grande suggestione. Busto eretto, viso teso in direzione del Cristo ma non rivolto verso il basso, si apre a un’espressione di dolore eloquente ma diversa dalle altre, se ne esalta l’espressività senza però portarsi a una lettura esasperata. Un dolore composto.
Al cospetto del figlio di Dio troviamo dietro di esso, leggermente spostate sulla sinistra le mistiche Marie: Maria Vergine, Maria di Cleofa e Maria Salomé.
Nella lettura dei piani di posa, in primo piano si colgono due figure femminili (Maria di Cleofa e Maria Salomè) il cui volto è poco leggibile poiché entrambe sono rappresentate quasi di profilo, e semicoperte da lunghi mantelli.
La prima (Maria di Cleofe), posta a sinistra dell’osservatore, ha il capo parzialmente coperto dal manto, è ritratta curvata nella schiena, con la testa leggermente china, in atto di dolore. Viene rappresentata in lieve scorcio e volge idealmente lo sguardo abbassato in direzione del volto della Madonna, da lei poco distante.
La seconda figura centrale (Maria Salomè) ha il corpo straordinariamente espressivo ed assume, quasi analogamente alla prima, la medesima postura, ma dalla parte opposta , con la differenza che la direzione cui volge lo sguardo è più frontale, fiero, anche se lo scorcio rivela una posizione del corpo di tre quarti, rivolto a sinistra della composizione.
Le figura femminili hanno le bocche socchiuse, lineamenti regolari, sguardi adombrati su visi più segnati dal tempo rispetto alla Madonna. Entrambe hanno un braccio proteso a sorreggere il corpo di Maria Vergine che in mezzo, quasi priva di sensi per il dolore si abbandona a loro.
Il volto di quest’ultima, a differenza delle altre Marie, è libero, pulito, rassegnato, quasi sereno e con le braccia aperte sembra che voglia abbracciare il corpo del figlio il quale dalla nuda terra si sta elevando al cielo.
Il Cristo, che in un primo momento viene quasi occultato dalla presenza di queste prominenti figure femminili, giace in posizione centrale, collocata in primo piano, ha un incarnato livido, rigido. Dopo un primo sguardo catturato dalle immagini forti delle dolenti, la figura di Cristo esanime occupa la scena a partire dai piedi fino alla testa.
Lo sguardo del visitatore viene catturato alla fine dall’intera composizione dove la sagoma del figlio di Dio morto che impone al visitatore rispetto.
La scena è resa ancor più drammatica e suggestiva dall’effetto delle luci che si alternano in quadri talvolta estremamente suggestivi e commoventi.
Un grande palco interamente nero intenso, diventa sfondo tridimensionale, uno spazio aperto che fa pensare alla profondità e a una natura umana che assiste immobile alla dinamica delle azioni, delle espressioni e degli stati d’animo.
La diffusione musicale di una coinvolgente “Mattaus -Passion” di Jhoann Sebastian Bach ammalia e commuove il visitatore autorizzandolo a pensare di aver assistito ad un momento magico che, per una serie di confluenze astrali, non sarà probabilmente ripetibile.
A cura di Ignazio Parini



