demo

La storia di Tita Secchi

E-mail Stampa PDF

dal Ribelle (esce come può e quando può), 15 ottobre 1944
Archivi dell'Istituto Storico della Resistenza Bresciana
a cura del Dott. Paolo Ferliga 

Tita viene imprigionato con altri compagni partigiani dai tedeschi. La sua famiglia ha sufficiente denaro per trattare la sua liberazione. Il giovane chiede però che vengano liberati anche gli altri compagni. I tedeschi rifiutano e Tita decide di condividere la sorte con i compagni. Solo chi la vita getta senza misura può avere e dare la vita. "Non v'è uomo che non ami la libertà; ma il giusto la esige per tutti, l'ingiusto unicamente per sè" (L. Borne). 

Ecco come l'amico Sancho ricorda Tita nel Ribelle del 15 ottobre 1944: "Era conosciuto da tutti in città per il suo carattere franco e sincero, per il suo coraggio e la generosità dei sentimenti. Appassionato e valente sportivo della montagna ad essa era ritornato subito dopo l'8 settembre, non senza prima aver opposto con pochi coraggiosi strenua resistenza all'invasore nei pressi di Mantova.

Fermato una prima volta durante un breve ritorno in famiglia, era stato costretto a presentarsi all'autorità militare. Regolata la sua posizione avrebbe potuto tranquillamente rimanere in città, ma il disonore della Patria occupata, le ingiustizie che ogni giorno si moltiplicavano, le vittime della rappresaglia fascista, davano a Tita un tal senso di insofferenza e di umiliazione che decise di ripartire nuovamente per la montagna ove era atteso.

Sempre in movimento, sempre primo nell'organizzare e nel tentare, sempre deciso a non dar tregua al nemico, trascinava tutti con il coraggio e l'ardire. Il giuramento alle Fiamme Verdi era stato per lui l'atto forse più importante della sua vita: era fiero dell'impegno volontariamente assunto e non si stancava di raccontare, infervorando tutti, la suggestiva cerimonia svoltasi fra le rocce, nel grandioso silenzio dei monti.

La crudeltà dei carnefici non gli permise neppure di scrivere un saluto ai suoi. Ma Tita non doveva scrivere. Sarebbe stato in contrasto con il suo carattere, con il suo dinamismo, con tutta la sua vita, così semplice aperta e sincera.

 Sognava solamente di ritornare in città, con il suo cappello alpino sormontato dalla lunga penna e di sfilare con i suoi uomini nelle vie di Brescia liberata; per questo ideale sopportava serenamente ogni rischio ed ogni sacrificio.

Ora dalla fossa comune nella quale giace affratellato ai suoi compagni, Tita, come una volta, parla ancora a tutti noi, ci esorta, ci anima e ci chiama a raccolta".


Articoli correlati:

 

Visite al Castello - Orari

Dal martedì al venerdì:
9.00-12.00 / 14.30-17.30
domenica: 14.30-18.30
sabato pomeriggio:
aperto in occasione di  manifestazioni
Telefono: +39 030 9408766 in orario d’ufficio
e-mail: info@castellodipadernello.it



Fondazione Castello di Padernello

Via Cavour, 1 - Padernello
25022 BORGO SAN GIACOMO
(BRESCIA) ITALIA

Turismo Pianura Bresciana

Telefono mobile: +39 333 4729206
in orario d’ufficio
English mobile: +39 333 4478992
office opening
e-mail: itinerari@castellodipadernello.it