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Quell’ansa chiamata la Còsta dè Bal

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C’è un’ansa lungo il corso del fiume Oglio detta la Còsta dè Bal.
Qualcuno dice che l’origine etimologica del misterioso nome sta lì a ricordare un sito dove, sono secoli, si ballava sfrenatamente... Altri sostengono che quello era un posto sacro al terribile dio Baal...
È un luogo strano, un ciglio ripido a reggere un campo a forma di cerchio, prima di sprofondare nelle acque fonde. Qua e là cumuli di pietre: segnacoli sacri di antiche tombe.
Si dice anche che questo è il posto dove non di rado si possono vedere teorie di fanciulle che, le sere come la nebbia, ballano tutte nude sull’erba bagnata, nascoste solo da folte ripe di alberi che camminano.
C’è da credere anche che fra quelle macchie si sentano soavi note d’organo: chi però ha la sventura di ascoltarle è invaso da una profonda tristezza, e subito diventa sordo. Quelle donne nascondono un grande mistero!
Una volta un uomo che voleva capire... osò avvicinarsi al luogo. Prima però si riempì le orecchie con della cera. Il temerario riuscì a comprendere l’arcano e ad assistere all’intero rituale che là, da secoli, si consumava.
Diventò subito potente, ricco e temuto: doveva proprio aver carpito un gran segreto. Inorgoglito per la sua impresa che voleva sfruttare a suo unico vantaggio, si rifiutò di raccontare il tutto ai suoi simili. Ma la sua fortuna durò il tempo di tre stagioni.
Si racconta infatti che un giorno freddo che si crepavano le piante, entrò in paese un tale: vestiva un bianco mantello e aveva in mano una lanterna dalla luce vivissima.
Vagò per campi, strade e paludi sino alla 26ª settimana dell’anno. Se gli chiedevano cosa andasse cercando rispondeva: «Il sacrilego».
Poi, era il tempo liturgico di S. Pietro e Paolo che la luna era piena e i grilli potenti, la campagna arsa e l’aria bollente che vedi tremuli miraggi ad ogni svolta, i due scomparvero. Per sempre.
Questo luogo esiste ancora: sta là, in quel di Barco (Orzinuovi).
È una radura verde, mai arata, mai concimata e nemmeno seminata, che dista dall’arcigno castello Martinengo
n’archibugiata. Chi si avvicina è perso!

Giornale di Brescia 10/05/09
Gian Mario Andrico

 

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