Al tempo dei tempi era facile per gli uomini incontrare il diavolo per strada. Allora, sono secoli indietro, il maligno varcava speso la soglia della casacalda (l’inferno) perché doveva tenere a bada le imprevedibili streghe, gli stregoni di ogni specie e risma, e i benandanti.
Il mondo non era mica com’è oggi: tempeste a birulu, saette su per le cappe, e i tuoni giù a giocare ai quattro cantoni. Malocchio, fatture e misture erano la minestra quotidiana. E gli spiriti? Su e giù per le scale, dietro i mucchi di legna, dentro alle cassapanche, radenti i muri del camposanto, su e giù per i ciosi scoscesi... Un via vai. Il buio? Era dappertutto: fosco, minaccioso, pieno di rumori, di facce, di occhi spalancati. Dietro ad ogni angolo, in quei tempi, si poteva incontrare tutto ciò in cui oggi la gente non crede più.
Guai a chi s’attardava per le vie del paese dopo i rintocchi della mezzanotte, a chi andando a morose si scordava dello scorrere delle ore, a chi dentro all’osteria tiepida ci stava troppo bene. Gatti neri, mani gelide intorno alle caviglie, sbatter d’ali, lumicini accesi e fuochi fatui ai crocicchi... erano incontri normali, inevitabili. Chi poi camminava troppo vicino al ciglio dei fossi veniva accostato da serpentoni giganteschi, verde colorati e col sibilo mortifero. E i cani rognosi? Dopo le ore lecite presidiavano i ponti, si acquattavano dietro ai paracarri o davanti al cancello del cimitero e, i più feroci a guardia dei confini, laggiù dove iniziano i campi del paese vicino: chi s’arrischiava era perso. Quando queste cose succedevano, del bu, accadeva anche d’incontrare contadini inrogniti e di poca compagnia. Capitava sempre di maggio quando dai fiumi usciva il Refolo ad alzare dai campi il maggese e a stenderlo tutto nell’acqua: una disgrazia, una maledizione!
Un giorno un contadino aspettò il dispettoso vento. Quando lo vide arrivare dal fosso saltò fuori e gli scagliò contro una roncola. Subito il mulinello d’aria si sgonfiò. Il giorno dopo, alla messa alta che tutto il paese c’era, i villani poterono notare un uomo con la testa fasciata: era uno del paese, in realtà un stregone trasformatosi in Refolo.
Giornale di brescia 19/07/09
Gian Mario Andrico



