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Uno stratagemma contro le lagne

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Si lamentava la giovane sposa, dall’alba al tramonto, e ogni volta che il marito tornava a casa dai campi lo tormentava, lo tapinava e lo riempiva di rimbotti.- Ho sposato te, non le tue sorelle, tua madre, tua nonna e quelli della contrada. Non ce la faccio più con questi filò che non posso avere la mia libertà, non riesco ad andare a dormire quando mi pare e piace, e con mio marito manco una parola.
Stanco delle lagne della moglie, l’uomo escogitò il da farsi.
- Lascia fare a me. Stasera vai pure in stalla e qualsiasi cosa accada non farci troppo caso.
L’argomento quella sera, come tutte le altre sere, era un pettegolezzo talmente interessante che le donne alla stalla non sentirono certi strani rumori arrivare dal di sopra, dal fienile sovrastante la stalla. Ad un certo punto, mancava un quarto d’ora alla mezzanotte che le streghe non erano ancora in giro, si sentì una voce terribile che diceva: «Andi a dormer che Dio al la comanda, se no ’uli cridigò èco la gamba».
Spaventatissima la combriccola guardò a destra e a manca, sopra e sotto, nella mangiatoia così come tra le gambe delle vacche ma non si vide niente. Dopo un po’, a mezzanotte in punto, ecco la stessa voce: «Andi a dormer che Dio al la comanda, se no ’uli cridigò èco la gamba...»
Spaventatissimi gli uomini e le donne di quel filò, di quella stalla dove non era di fatto mai successo nulla di strano nonostante le tante storie che si dicevano e raccontavano anche là, guardarono verso il foro dove si calava il fieno e videro penzoloni una gamba di donna. Seguì il fuggi fuggi generale tra la confusione totale: le donne lasciarono i rammendi e il fuso sulle seggiole, gli uomini nemmeno finirono di organizzare il lavoro per il giorno a venire, e i bambini urlavano come ossessi, insieme agli animali che agitati muggivano, belavano, miagolavano, abbaiavano, grugnivano, e persino le galline nel pollaio che a quell’ora dormivano della grossa, si erano svegliate per la baraonda che si era fatta. Non serve aggiungere che la commedia era opera del marito, e anche la gamba a ciondoloni era sua, abilmente rivestita con una calza femminile presa in prestito dalla lamentosa moglie.
Fu così che in quel paese e nella contrada detta dell’Orbo finì l’era dei filò. Tale moda, ben presto, si propagò in tutte le altre stalle, e nei borghi vicini a decretare l’oblio di quell’antichissima costumanza. L’inizio della fine!
La donna, però, potè andare a letto… con le galline.

Giornale di Brescia 25/10/09
Gian Mario Andrico

 

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