Ci sono dei luoghi pericolosi nella Bassa bresciana dove sono state confinate le anime dei morti: se non li conosci sei perso. I Confinacc sono i defunti che ancora non hanno trovato pace e che sono costretti a vagare inquieti, la notte, per espiare le colpe che non si sono lavate nemmeno con la morte.
Vanno per i paesi, strisciano lungo i muri, e hanno sempre sete… Chi li incontra stia molto attento a non parlare con loro e tanto meno a toccarli, per nessuna ragione al mondo, perché porta male.
Una volta giravano senza regole né ritegno in ogni dove, poi li hanno confinati ma, se non conosci i segreti della campagna, puoi avere la sgradevole avventura d'incontrarli in località fuori mano, disabitate, a loro riservate: al Resèt presso la Malongola, oppure sui pascoli del Dòs, sopra le Casematte, o ancora presso alcuni tratti della via Francesca, dove questa sfiora acquitrini, vecchi cimiteri smessi, come quello di Pudiano, e presso risorgive naturali, per via appunto della loro insaziabile sete che li tormenta.
Una volta un tale, che non conosceva la Bassa, ne vide un'infinita fila presso una pietra con incise alcune croci, pietra che esiste ancora, tra Cigole e la cascina Tregiogo.
Raccontò poi che quelli procedevano lentamente, a due a due, alzati da terra dè on sömès e più. Mormoravano parole confuse: forse preghiere, forse bestemmie. Andò a finire che seguì quella processione e fu solo per miracolo se poi potè raccontare l'accaduto. Disse anche che procedevano facendosi luce con fuochi fatui, posti tra le mani per chi tra quelli era prossimo ad essere liberato. Chi invece era morto da poco e le sue colpe bruciavano ancora, aveva una luce in bocca, che tenevano sempre aperta. Arrivato che fu appresso a quelli, l'incauto uomo volle vederci chiaro. Si nascose dietro un muricciolo e quando l'infinita schiera lo sfiorò si lasciò tentare e ne toccò uno. Le sue dita però percepirono solo aria. Allora volle proprio dargli la mano che nella stretta si staccò dal resto del corpo.
Da allora quel curiosone è ancora là che scappa con la mano del morto appiccicata alla sua.
Giornale di Brescia 28/02/2010
Gian Mario Andrico



