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IL TARASSACO

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tarassaco

Taraxàcum officinàle Weber

Famiglia Asteraceae (Compositae)

Dial.: sigòria, pìsa 'n del lét, grignòs, dènt de liù, broòt

L’origine probabile del nome si rifà al termine greco taraxakos: io guarisco, per le virtù medicinali. Per altri dall’arabo tarahsaqun, che indica appunto, dente di leone.
Per altri l’etimo deriverebbe dal termine greco tarasso, scompiglio, sconvolgimento, perché il i pappi maturi sono dispersi dal più leggero soffio della bocca. 

DESCRIZIONE: nel binomio Taraxacum officinale, specie nota come dente di leone, soffione, insalata matta, ecc. è compreso un complesso di specie alquanto polimorfe.  I caratteri generali sono: piante perenni rosulate, alte 15-40 cm, con foglie lobate o roncinate, tutte in rosetta basale. Fusti lisci, tubulosi, che alla rottura gemono un latice biancastro. Fioritura da febbraio a maggio (a volte tutto l’anno), è concentrata nella primavera e si verifica con caratteristiche ondate. I fiori, tutti ligulati, sono raccolti in capolini gialli di 2,5-4 cm di diametro.

I frutti , muniti di vistosi pappi, sono disposti in caratteristiche soffici sfere volgarmente dette “soffioni”. Il tarassaco è comunissimo nei prati concimati, negl’incolti, in ambienti ruderali, nelle schiarite di boschi caducifogli, dalla pianura fino a 1700 m di quota. Per gli usi erboristici si estirpano dal terreno le radici in autunno e in primavera.

Le principali proprietà accertate sono quelle coleretiche e colagoghe (stimolanti la secrezione della bile ed il suo deflusso nell’intestino) e quindi favorenti la digestione dei grassi (con relativa normalizzazione del tasso di colesterolo nel sangue), epatoprotettive, amaro-toniche, stimolanti l’appetito, diuretiche e depurative, antireumatiche, leggermente lassative, antiacneiche.

La radice, essiccata o fresca, viene usata in tutti i disturbi epatobiliari, nelle dispepsie, disappetenze, gastriti.  Per uso esterno il latice pare si sia dimostrato utile a far regredire porri e verruche, mentre l’infuso dei fiori in cosmesi è usato come lozione per schiarire efelidi e lentiggini. Recentemente è stato dimostrato che nel polline dei capolini di tarassaco vi sono sostanze capaci di bloccare lo sviluppo di alcuni batteri.

Le foglie giovani vengono raccolte e forniscono un’ottima verdura da consumare cruda o cotta. La radice, lessata e condita con olio extravergine di oliva, è ottima e salutare. I primi boccioli si possono conservare sotto sale o sott’aceto come i capperi, mentre la radice tostata eguaglia quella della cicoria come surrogato del caffè. Ricordo che le piante selvatiche vanno raccolte in luoghi salubri, lontano dalle strade e da fonti inquinanti, possibilmente in ambienti naturali. Ed ora una ricetta…..

In cucina - Risotto con il tarassaco

Lessare in poca acqua una manciata di giovani foglie di tarassaco, tritatele e farle soffriggere in padella per dieci minuti con olio, burro e uno scalogno tritato finemente.  Aggiungere il riso (Carnaroli o Violone nano) per quattro persone e far tostare, aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco secco e lasciar evaporare mescolando continuamente. Iniziare ad aggiungere un brodo preparato con due dadi e due belle radici di tarassaco lavate e sbucciate. A cottura togliere dal fuoco e condire con una noce di burro e una bella manciata di parmigiano grattugiato grosso e si serve in tavola.
 

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