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Lungo le rive dei fossi - Ligustro

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ligustro
Ligùstrum vulgàre L.
Famiglia Oleàceae
Dial.: ligùstro, cambrossen

Il nome Ligùstrum, usato dai Romani per indicare questo arbusto, deriva dal termine latino “ligàre”, perché i suoi lunghi rami erano utilizzati per legare; vulgàre, sta per “comune”, “del volgo” per la sua diffusione. 

DESCRIZIONE:
arbusto alto 1,5-2,5 (4,5) m, ramificato dalla base, con rami da eretti a più o meno prostrato-ascendenti, formanti una chioma ovale o tondeggiante.  Rametti cilindrici, finemente pubescenti da giovani, con gemme piccole, bruno-chiare. Fusto con corteccia bruno olivastra, liscia, con lenticelle minuscole trasversali.

Sistema radicale espanso, e stolonifero.  Foglie opposte, brevemente picciolate, consistenti, glabre, intere, ovato-ellittiche o lanceolate, verde scuro di sopra, pallide inferiormente. Nella stagione invernale parte delle foglie rimangono sui rami. 

I fiori appaiono in aprile-maggio, sono piccoli, odorosi, con corolla bianca imbutiforme a tubo breve diviso in alto in quattro lobi ovali;  sono raccolti in pannocchie terminali, ovate, dense.

I frutti maturano in settembrenovembre e persistono anche in inverno, sono bacche subsferiche, non commestibili, con diametro di 4-6 (8) mm, dapprima verdi, poi nere e lucide a maturità, e contengono uno o due semi.

Non è molto longevo e rado supera i 50-60 anni di età.
Cresce principalmente nei boschi caducifogli termofili, boscaglie ripariali, siepi, cespuglieti di degradazione, spesso anche coltivato presso gli abitati.

Anche se predilige i suoli calcarei, ben drenati, in posizione riparata, non sembra disdegnare situazioni anche differenti da quelle ottimali, insediandosi su suoli argillosi o sabbiosi, anche mediamente umidi. Il suo legno è duro, piuttosto pesante, resistente ed elastico, durevole, di colore bianco paglierino o giallo chiaro nei rami e nei fusti giovani; giallo bruniccio chiaro nell’alburno e marrone giallastro nel durame, date le modeste pezzature trova impiego per lavori al tornio o nella fabbricazione di piccoli oggetti.

Buon combustibile, dà un ottimo carbone, apprezzato per la produzione di polvere da sparo.  Questo arbusto è apprezzato per le siepi perché si presta ad essere potato anche in modo drastico mantenendo una crescita pronta e densa.

DISTRIBUZIONE:
ha un areale che comprende gran parte dell’Europa, dal bacino del Mediterraneo (compreso il Nordafrica) alla Scandinavia, e dell’Asia occidentale.  E’ spontaneo in tutta la nostra penisola, comune al Nord e al Centro, più raro al Sud; cresce dal piano fin verso i 1300 m. Nel Bresciano è frequente soprattutto nella zona insubrica, pedecollinare, collinare e montana, mentre in pianura è spontaneo nelle formazioni ripariali meglio conservate. 

OSSERVAZIONI:
i frutti del ligustro sono, dopo quelli del sambuco nero, fra i più appetiti dagli uccelli (merlo, pettirosso, tordo bottaccio, capinera, tordo sassello, fringuello, ecc.). Nel fitto intreccio delle chiome di questo arbusto nidificano volentieri vari passeriformi. I suoi rami, lunghi e flessibili, si usavano per fabbricare ceste e gabbie, mentre nella medicina popolare si consigliavano i fiori come astringenti e collutori nelle infiammazioni della bocca e della gola; la corteccia come febbrifuga, stomachica e tonica. Il ligustro è un’arbusto di notevole interesse apistico.

Dalle bacche si otteneva un colorante nero che i cappellai ed i guantai impiegavano per tingere pellami e stoffe, e i pittori miniaturisti per le loro opere. Anche la corteccia serviva a colorare in giallo-oro la lana.

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