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Papavero comune o Rosolaccio

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papavero comune
LE NOSTRE ERBE SELVATICHE COMMESTIBILI
Papaver rhoeas L.
Nomi dialettali locali: ròzole, madunìne, pèpole, papavero, spinàse molenére.
Famiglia: Papaveraceae.

Etimologia: dal latino pàpa, pappa, perché nell’antichità si mettevano i petali rossi dei papaveri nel cibo per favorire il sonno dei bambini. Può essere connesso a pap, sbocciare, la stessa che dà origine a papula, vescichetta. Il nome specifico rhoeas è legato al verbo latino rhein, cadere, per la caducità dei petali che non resistono più di un giorno.

DESCRIZIONE: è una pianta erbacea annuale, pelosa, che contiene un latice biancastro, con fusto eretto od ascendente, alto 20-60 cm, più o meno ramoso.

Le foglie della rosetta basale sono oblungo-lanceolate per lo più irregolarmente pennato-partite o quasi pennatosette, quelle cauline sono alterne, sessili, a segmento terminale grande. Fiori (fioritura concentrata nel periodo aprile-giugno, ma con riprese più tardive fino novembre) solitari, inodori, lungamente peduncolati, con due sepali setolosi, effimeri. Corolla di 4 petali molto grandi, colore rosso-minio (molto raramente violacei o bianchi), spesso con macchia nera alla base, in corrispondenza dei numerosi stami nero-bluastri. Il frutto è una capsula subglobosa, ovale od ovaleoblunga glabra, sormontata da uno stigma piatto, contenente numerosissimi semi assai piccoli, reniformi, grigiastri, che a maturità escono dalle aperture poste sotto lo stigma. Ogni pianta produce mediamente da 10.000 a 20.000 semi che rimangono vitali nel terreno fino a 40 anni.

ECOLOGIA E DISTRIBUZIONE: cresce nei campi di cereali, incolti, margini delle strade, prode, rudereti, macerie, terreni di riporto, ecc., E’ comune in tutt’ Italia ma meno copiosamente di un tempo per le moderne agrotecniche. Dal piano fino a 1500 m di quota. Annota il Prof. Pignatti nella sua “Flora d’Italia”: <Non è sicuro che i papaveri infestanti le colture siano veramente spontanei da noi: il gruppo ha stretti collegamenti con la flora della regione subdesertica compresa tra l’Iran e il Pamir, cioè la stessa area dalla quale derivano i frumenti coltivati; pare dunque verosimile che queste specie siano state introdotte nel bacino del Mediterraneo assieme ai cereali e vi siano rimaste come specie spontaneizzate, ma sempre legate all’attività antropica (Archeofite)>.

NOTE E CURIOSITA’: fra i giochi “poveri” del nostro passato, certo molti ricorderanno i “timbri” a forma di asterisco che si ottenevano premendo sulla fronte i raggiati stimmi delle capsule fresche, oppure quelle simpatiche bamboline (le “madunine”) che venivano preparate dischiudendo boccioli tirandone un poco fuori i petali raggrinziti in modo da ottenere una elegante veste che veniva “umanizzata” inserendo sul breve peduncolo appositamente lasciato una capsula predisposta tagliandone la base con l’unghia. I semi seccati, si possono utilizzare nella confezione di alcuni tipi di pane e nei dolci e se ne trae un olio con ottime qualità dietetiche. Con i petali, ricchi di antociani, si ottiene anche una tintura rossa. Nell’economia domestica delle nostre campagne le rosette basali del rosolaccio (ròsole) hanno un posto di rilievo perché danno una verdura da consumare cotta molto buona e di facile reperibilità. Una buona ricetta: nell’impasto base della frittata aggiungere, mescolando, una bella manciata di foglie di rosolaccio precedentemente tagliate sottili, stufate con un pizzico di sale e una noce di burro.


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