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Acqualunga, il mistero della città scomparsa

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ImageItinerario d'arte e di storia nella piccola frazione di Borgo San Giacomo
di Gian Mario Andrico
notizia tratta da Popolis
Data di pubblicazione: 16/02/2007

Itinerario d'arte e di storia nella piccola frazione di Borgo San Giacomo
di Gianmario Andrico

ImageAcqualunga (Brescia) - La tradizione popolare vuole che ad Acqualunga, incantato paese che sorge nella Bassa bresciana e sulle rive del fiume Oglio, sorgesse in tempi lontani una bella città chiamata "Ghisalba ahi bella”. I vecchi di qua indicano un campo dove essa sorgeva ammonendo: Non andate più oltre giacchè vicino a quelle antiche querce, ogni notte, al passante appare una donna vestita a bruno che lo precede di venti passi. La figura, leggera come il vento, indecisa come la nebbia, lo trascina fino a castelbertino, per colà scomparire col malcapitato fra le macchie…

Solo leggende? Solo invenzioni della fertile fantasia d’intere generazioni del passato? Che il paese di Acqualunga sia stata una località di grande interesse storico è una certezza ormai acquisita; del resto basterebbe osservare la sua conformazione e la strategica posizione per rendersi subito conto delle vetuste origini e della sua importanza quale centro strategico, arroccato com’è su alcune alture che dominano la valle del fiume Oglio laggiù, sul confine cremonese.

ImageAcqualunga è oggi una piccola frazione di un piccolo Comune (Borgo San Giacomo) di pianura, senza pretese, non al passo coi tempi. Il paese è isolato e ameno, ha perso la primitiva importanza di un tempo: ora la sua antica storia è diventata leggenda! Qui, si dice, s’aggiri nelle notti più buie una sibilla disperata che per un folle amore aveva perduto l’anima…

Si racconta di una città scomparsa che esisteva in località “Castelbertino” dove, anni fa, fu trovata una selciata strada romana; si vocifera di teorie di spiriti che lassù, sulle alture dove sorge Acqualunga, celebravano riti antichissimi. Oggi la località si può considerare un importante e ricchissimo centro di ricerche archeologiche, ma questo purtroppo troppi per troppo tempo l’hanno ignorato.

Ad Acqualunga, in tempi diversi e quasi sempre grazie a ritrovamenti fortuiti, vennero alla luce reperti di varia natura appartenuti ai più svariati periodi della preistoria e della storia dell’uomo. Nel mese di gennaio del 1961 sul greto del fiume Oglio furono ritrovato i resti ossei di un mammuth (Storia di Brescia, vol. I, pag. 35). Altri reperti appartenenti alla madia e tarda età del Bronzo rividero la luce sul Dòs del Piola (Soffredi in: Rendiconti per l’Istituto Lombardo S.S. L.L., 103, 1969).

Sicuramente però il materiale ritrovato in forma più copiosa appartiene al periodo pre romano, cioè gallico e romano stesso. Basterebbe a questo proposito riportare anche solo una parte della Storia di Acqualunga romana, scritta da Luigi Zerbi nel lontano 1875, per rendersi conto dell’importanza dei ritrovamenti del secolo scorso:

ImagePoco però che egli abbia a tender l’orecchio ascolterebbe il mesto gorgogliar dell’acque, ch’or placide, ora veloci e gonfie corrono verso Quinzano e Pontevico. Son desse quelle del fiume Oglio, emulo dell’Adda per le strategiche posizioni sue, e per confini mai sempre demarcati nelle passate età fra popoli e popoli. Ma quali famiglie di nazioni esistessero al di qua e al di là del fiume è cosa ardua lo stabilire, giacchè i secoli intercorsi furono molti, e le vicende umane altrettante.

Ora verdeggianti boschine e tassi, e querce e banchi di lucenti arene costeggiano il corso del fiume, ed estendendosi a’ lati dello stesso ben ponno dirsi un prolungato labirinto dai più romantici sentieri. Acqualunga è posta al centro di questa striscia incantata, e giacente sull’eminenza di considerevole promontorio gode d’un panorama deliziosissimo. L’agro cremonese che gli si estende ai piedi, e le torri de’ circostanti paesetti di Genivolta e Castelvisconti fanno gentilissimo contrasto a filari d’alberi, a chiome di gelsi, a gruppi di rigogliosi cespugli che gradatamente sfumansi colle nebbie del lontano orizzonte.

Ora è quivi che più volte giungemmo a portare i nostri sguardi su certo podere destinato un giorno o l’altro a diventare il campo di battaglia delle dotte contestazioni. E’ questa una vasta distesa alla più fiorente agricoltura dedicata, cinta d’ogni dove da profondo fossato che molto la fa assomigliare a militare accampamento. Gli appezzamenti de’ quali è costituita, nel vecchio censo tutti portavano nomi differenti…quello del centro portante la denominazione di “Vigna Emili”…un altro, detto “Castelbertino”, sembra voglia accennare a qualche fortificazione dell’alto medioevo…

In tutta la vasta tenuta le coltivazioni vi succedono con ben regolata ruota agraria, e furon queste che or qua or là misero alla luce importantissimi avanzi archeologici e numismatici. Il dovizioso proprietario, che è il Sig. Della –Volta Giovanni Battista, già ne fece copiosa raccolta, che sol questa ben ordinata potrebbe costituire un importante museo. Sono vasi di argilla alcuni cotti al sole, altri alla fornace, di forme svariate e gentilissime, ricordanti quelle del bel secolo d’Augusto…pure cannucce in vetro, dipinte a nastri spirali dai più vaghi colori, vasi lacrimatoi, piccole anforette, punte metalliche ed altre reliquie d’una passata civiltà…verso il sopraccennato punto del Castelbertino, fra le smosse glebe rinvenivasi un magnifico braccialetto in bronzo, recante tracce di doratura…quel monile per mole e peso più convenivasi al braccio di gladiatore, che non al polso di voluttuosa donna…Già da vari anni si rinvenivano gli avanzi di vasta necropoli. E’ asserito, essere dessa formata da due file parallele di cadaveri…

Da quel lontano 1875 ad oggi non è stato ritrovato più niente? Assolutamente sì! Ogni anno, dopo le arature stagionali, tombe e materiali riaffiorano e vengono distrutti dai potenti mezzi meccanici; i numerosi lavori di sterro e livellamento hanno restituito altre necropoli, altre testimonianze, regolarmente misconosciute, trascurate anche dalle autorità competenti.

Un fornito gruppo di reperti invece ha costituito il corpus dell’importante mostra, allestita a Padernello nel 1996 dagli “Amici del Castello di Padernello” e dalla “Soprintendenza Archeologica della Lombardia”, dal titolo: Insediamenti romani di pianura, vita e rituale funerario. Altri, molti, troppi, dopo essere stati ritrovati, sono sparsi (e nuovamente “perduti”) sul territorio o fanno parte di collezioni private utili a niente e a nessuno…

notizia tratta da Popolis
Data di pubblicazione: 16/02/2007


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