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I nuovi colori dell' Oglio in piena

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Le piogge copiose degli ultimi giorni hanno riempito il lago d’Iseo e gonfiato le portate dell’Oglio, assicurando il fabbisogno idrico per le irrigazioni estive.

Il corso d’acqua rumoreggia con le sue correnti impetuose tra sponde distanti, recuperando una quasi smarrita dignità di fiume

Si tratta di acque torbide, color della terra, a momenti limacciose, segno di erosioni di rive, ma anche di salutari sconvolgimenti di fondi, con conseguenti rimozioni di alghe e sedimenti a lungo consolidati.

Insomma un benefico lavacro purificatore.
Visto a Villagana ed a Bompensiero, l’Oglio ha ritrovato una forza ed una maestosità che non si vedeva dall’ultima piena, con esondazioni, dell’autunno 2001. In altri tempi una massa d’acqua così consistente avrebbe destato le preoccupazioni degli agenti dei conti Martinengo di Villagana che, in simili circostanze, informavano i loro padroni con missive che esordivano con un inquietante: “L’Oglio serpeggia male”.

La manutenzione degli argini, fino agli inizi degli anni Cinquanta del Novecento, veniva eseguita nella stagione di magra invernale, impiegando la manodopera bracciantile liberata dal riposo dei campi. Per il consolidamento dei punti critici venivano impiegati tronchi, pali, fascine, terra e ghiaia. Prudentemente veniva però lasciata una fascia alberata ai margini dell’alveo, per attutire ed assorbire le ricorrenti inondazioni.

Tuttavia il 7 giugno 1879 tali precauzioni non furono sufficienti a contenere l’impeto del fiume in piena e ad evitare la rottura dell’argine sotto Villagana. I contadini del conte furono mobilitati per creare una difesa con sacchi di terra. Ma uno di questi, Cesare Padovani fu trascinato in acqua e venne salvato solo grazie al coraggio ed alla prontezza del collega Battista Zò.



Il gesto valse al salvatore il pubblico elogio della Giunta comunale di Villachiara ed una “raccomandazione affinché il Regio Governo, accordando una ben meritata ricompensa allo Zò, stimoli sempre più fra queste popolazioni le più belle fra le civiche virtù: le generosità ed il coraggio”.

Oggi i poderosi argini in pietrisco fugano ogni timore di piene rovinose e su di essi numerosi curiosi passeggiano sicuri ad ammirare il maestoso fluire delle acque. Le ultime piogge hanno favorito la crescita dell’erba ed il paesaggio fluviale si è vestito di un verde intenso, punteggiato di ranuncoli gialli, di ortiche lamio color fucsia, di margherite, pervinche, aglio selvatico dell’inconfondibile sentore e di altri fiori dai nomi sconosciuti.

Qua e là, nel Bosco dell’Uccellanda folto di alberi, sono fioriti i biancospini. Essi sono come le nuvole bianche che percorrono un ancora incerto cielo sereno.

 

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