Causa neve, posticipato al 16 marzo l' incontro con Stefano Benni
Mercoledì 10 Febbraio 2010 17:28
amministratore
Siamo spiacenti nell'informarvi che l'incontro previsto per il 10
febbraio, con Stefano Benni è stato rinviato a martedì 16 marzo 2010 alle ore
21:00
il disguido è stato provocato dal maltempo che ha bloccato l'arrivo a Padernello dello scrittore.
Dopo la tv torno alla fiaba del teatro»
Giovedì 29 Luglio 2010 17:01
Simone Tonelli - Giornale di Bresia
Riccardo Festa («Un posto al sole») da stasera con la Di Giuli a Padernello Da «Un posto al sole», alla «vera passione», il teatro: per Riccardo Festa, nato a Orzinuovi 35 anni fa e partito nel '98 per Roma dietro il sogno di una carriera d'attore. Ora, fresco del ruolo del «dottor Alberto Marò», interpretato per sei mesi (fino a maggio) nella popolare soap di Raitre, torna «a casa» con un piccolo ruolo ritagliatosi ne «La guardiana di oche», testo dell'affermato drammaturgo italiano Roberto Cavosi, interpretato per URTeatro da Cecilia Di Giuli, attrice milanese qui anche regista con Festa.
Lo spettacolo è una storia visionaria che, sullo sfondo del nazismo e della campagna vicino Berlino, parla di solitudine (una donna sola con le oche), violenza subita e richiami a miti nordici (dalle fiabe russe a Sigfrido). «La guardiana» va in scena alle 21.15 di stasera (giovedì 29), e poi venerdì e sabato al Castello di Padernello, frazione di Borgo S. Giacomo. Biglietti a 10.
Info e prenotazioni: 030.9408766 o al Ctb: 030.2928611, www.castellodipadernello.it. Musiche originali di Lucrezia Proietti.
Fiction (da «Carabinieri» alla prossima presenza in una puntata di «Rex»), conduzioni tv («Siamo Stati Uniti», su Comingsoon tv) e radio («Estate con noi», su Rai Internazionale - su satellite e web - la domenica alle 7.30 o il mercoledì alle 19.30), cinema (con Francesca Comencini) e tanto teatro: come si destreggia Riccardo Festa fra queste professioni? «Ampliando la passione originaria del teatro, per divertimento, per guadagnare qualcosa e conoscere nuovi orizzonti. Sono stato molto colpito dal successo di "Un posto al sole": ho scoperto universitari e teatranti "duri e puri" che alle 20.30 si mettevano davanti alla tv per questo quotidiano appuntamento. Io interpretavo un medico che cercava di salvare una donna "cattiva": le sparano, lui le salva la vita, ma lei rimane cieca. In "Rex", la quarta serie italiana, sarò protagonista di puntata: un giovane sposo alle prese con le truffe di una banca poco affidabile. Poi, interpreto il mio "Ameleto dei porselli", con cui saremo alla fiera di Milano e che debuttò nel 2007, a Orzinuovi e Padernello». Cecilia Di Giuli, perché questa guardiana? «Il drammaturgo Cavosi - ci spiega lei -, col quale ho lavorato anche come aiuto-regista, mi ha detto "Ho questo personaggio nel cassetto da 25 anni. È una matta e te la vedo bene indosso"...». Le riflessioni sull'etica (il tema della violenza sulle donne) richiamavano la filosofa che c'è in lei (la Di Giuli è laureata con lode in filosofia)... «Ho sposato questo personaggio dai molti colori, da attimi di allegria al dramma. Farne da sola la regia era troppo. Ho chiesto aiuto a Riccardo».
Da filosofa ad attrice: perché? «La passione del teatro è nata in 2ª elementare, ed è continuata parallelamente e dopo». Sia coi classici (Lady Macbeth) che con Ludwig Flaschen, cofondatore con Grotowski del Theatre laboratorium... «Sì, questo è un metodo di lavoro che mi aiuta anche in un "teatro di parola" come questo in scena a Padernello».
Giornale di Brescia 29/07/10 Simone Tonelli
|
Il mistero di Ghisalba, la città scomparsa
Giovedì 12 Agosto 2010 03:44
Gian Mario Andrico - Giornale di Brescia
A proposito di storie rievocatrici di fatti veri o presunti: la tradizione popolare vuole che ad Acqualunga sorgesse, in tempi lontani, una grande città chiamata Ghisalba ahi bella. I vecchi indicano quel posto con grande riverenziale timore quando, quasi sommessamente, mettono in guardia i forestieri dicendo: «Non andate più oltre giacché ogni notte, vicino a quelle antiche querce, appare al passante una donna vestita a bruno che li precede di venti passi e, leggera come il vento, indecisa come la nebbia, li trascina irresistibilmente (come solo la morte sa fare) sino a Castelbertino per colà scomparire fra le nere macchie...». Ora va ricordato che Acqualunga era, sino a qualche anno fa, un ameno paesino sperduto in mezzo alla campagna e posto sulle rive del fiume Oglio. Poi un ponte gettato sul fiume che lo collega con la sponda cremonese, costruito con l'intento di toglierlo dall'isolamento, ha portato nella località un rumoroso e incessante transito. Ultimamente all'ingresso del paese sono state costruite alcune insignificanti case «tecnologiche» che, irrispettose del posto e delle sue peculiarità, lo hanno irrimediabilmente deturpato, togliendolo dall'elenco dei «Posti delle meraviglie». Ripescando tra le antiche carte abbiamo trovato una descrizione del paesello che lo dipinge per quello che era: Poco che egli abbia a tender l'orecchio ascolterebbe il mesto gorgogliar dell'acque, ch'or placide, ora veloci e gonfie, corrono verso Quinzano e Pontevico. Son desse quelle del fiume Oglio, emulo dall'Adda per le strategiche posizioni sue, e per confini mai sempre demarcati nelle passate età fra popoli e popoli... Ora verdeggianti boschine, e tassi, e querce, e banchi di lecenti arene costeggiano il corso del fiume, ed estendendosi a lato dello stese ben ponno dirsi un prolungato labirinto dai più romantici sentieri... Gli appezzamenti dè quali è costituita nel vecchio censo tutti portano nomi differenti...che possono condurre a pratiche risultanze sull'antica storia di questo luogo... Vigna Emigli... Castelbertino... che sembra voglia accennare a qualche fortificazione dell'Alto Medioevo... ma non un ciottolo, non un mattone vi rimangono che ricordino il forte che certamente ci esisteva un giorno... È in questo paradiso naturale che è ambientata la nostra storia che qui vorrebbe l'esistenza di una città ora scomparsa? È questa l'origine e il ricordo insieme della sua esistenza? Forse non lo sapremo mai!
Padernello L'attimo fuggente della Dama Bianca
Giovedì 29 Luglio 2010 05:18
Gian Mario Andrico - Giornale di Brescia
Duemila persone hanno atteso e visto per pochi istanti il fantasma della giovane Martinengo... Arrivederci al 2020 PADERNELLO Quante sono state le telefonate arrivate alla vigilia al Castello di Padernello per chiedere lumi sull'apparizione della Dama Bianca, il fantasma del maniero? Tantissime. Luca, l'impiegato della Fondazione, non sapeva più che fare e, soprattutto, che dire. Le richieste? Articolate e incredibilmente irrazionali, a volte un po' strane: «A che ora appare?», «avrà paura mio figlio?», «perché si fa vedere così tardi, non potrebbe anticipare?»
Sta di fatto che le prenotazioni nei ristoranti padernellesi, per la serata di martedì, si sono triplicate. Forza e potere dei media, vera voglia di magia o solo mera curiosità? Si declina ogni responsabilità: fate voi. Dieci anni di attesa sono tanti: la Dama Bianca, come leggenda vuole, fa ritorno nel Castello che la vide perire più di cinque secoli fa solo ogni due lustri, e non prima, come vorrebbero in tanti. Lei, la Damina pallida, non molla e non si piega alle esigenze del nostro tempo frettoloso, incontentabile, superficiale che vorrebbe vendere e comperare anche i fantasmi... E il paese di Padernello come era martedì sera? Gremito! C'erano duemila persone? Forse duemila e cinquecento, forse di più, tantissimi bambini, come dieci anni fa, tutti in attesa. Ma di che cosa? Il Castello era chiuso e le luci spente. Solo la sommità del mastio era illuminata, proprio là dove la Dama cadde precipitando nel fossato. Da che cosa scappava? Da niente! Voleva solamente riuscire a volare insieme alle lucciole in amore che riempivano (e ancora riempiono) il cielo notturno di luglio in quel di Padernello.
Ma allora questa marea di gente che è venuta a fare, e soprattutto, cosa ha visto? Intanto a Padernello questa gente è arrivata, anche se non erano in programma banali rievocazioni (facile, in questo caso, cadere nel superficiale). Lei, però, la generosa Bianca Martinengo - spirito antico, libero e positivo - non si è lasciata desiderare per troppo tempo. Annunciata da note di violino e pianoforte (e che note!) ha fluttuato nelle sale del Castello, leggera come il vento, inconsistente come le nebbie procurate dalla calura estiva. Per pochi attimi, come una meteora, l'hanno vista in tanti, ma non tutti. Molti non sono riusciti a ritagliarsi un buco tra la folla e si sono accontentati del racconto dei più fortunati (assolutamente inutile lamentarsi).
Serata incredibile, veramente magica e un po' fuori dal tempo, da questo nostro tempo... Arrivederci damina bella. Ci vediamo nel lontanissimo 2020.
Giornale di Brescia 24/07/10 g. m. a
|