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Corzano Alla scoperta del castello di Meano

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CORZANO - Rara veramente l'opportunità che la Fondazione Nymphe Castello di Padernello offre alla brescianità: si entra nel castello di Meano, un edificio quattrocentesco della Bassa bresciana che da decenni nessuno vede perché proprietà privata, e ora, dopo un sapiente restauro, ecco che in via del tutto eccezionale i proprietari lo rendono fruibile per un pomeriggio. Succederà questa domenica pomeriggio, con appuntamento davanti allo spazio antistante il ponte levatoio del maniero: prenotazione obbligatoria (per informazioni: 3334729206 - 030/ 9408766 - www.castellodipadernello.it). Chi volesse approfittare telefoni per tempo perché il numero è chiuso e l'occasione più unica che rara. I partecipanti saranno guidati all'interno delle nobili mura dalle guide di Padernello, con inizio alle 15 (ingresso euro 6, ridotti euro 4): lì l'affascinante dimora dei nobili Averoldi dischiuderà le porte, rivelerà i segreti che i cavalieri, disarmati e in delizie, vissero tra queste mura rosseggianti di mattoni dove l'estate doveva penetrare a fatica.
Il complesso, forse realizzato su disegno di Luigi Antonio Avogadro, figlio del più sfortunato padre Pietro squartato sulla piazza della Loggia, fu posseduto in un continuo rimpallo tra gli Avogadro e i Martinengo di Padernello. E risalì i secoli, il nobile castello, praticamente immutato nell'impianto ortogonale, sino all'ultimo sapiente, degno restauro. Andatelo a vedere domenica prossima 11 luglio: vi affascinerà, vi convincerà, anche perché immerso dentro ad un filo di morbida foschia.

 

Padernello a Tavola, si replica il 26 settembre

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Grande successo per la prima "cena itinerante" nel borgo

Brescia - Domenica 18 luglio a Padernello una folla di curiosi ed amanti della buona cucina si è radunata nelle strade dell'affascinante borgo per partecipare alla cena itinerante "Padernello a tavola". L'evento, sold out già da diversi giorni, ha visto la partecipazione di quasi 500 persone, un successo che premia gli sforzi degli organizzatori: la Fondazione Castello di Padernello, i tre rinomati ristoranti Cascina La Bianca, la Locanda del Vegnot, l'Aquila Rossa, il Consorzio dei vini dei Colli Mantovani, Distillerie Peroni Maddalena, Sperlari e Cassa Padana.

Ogni location del borgo prevedeva una portata. Si è partiti dall'aperitivo di benvenuto con gelato presso l'Agrigelateria il Bianchino. Dopo aver gustato degli ottimi antipasti alla Cascina La Bianca, si passeggiava attraverso il borgo fino alla Locanda del Vegnot ad assaggiare dei primi squisitissimi accompagnati dalla frizzante musica della "Sala Mungitura Blues Band". Gustato i bigoli e i tortelloni, altra passeggiata per andare all'Aquila Rossa a mangiare i secondi piatti, porchetta e manzo all'olio, il tutto allietato dalle sofisticate note jazz di "Stefano Aimo Trio".

Naturalmente la conclusione non poteva che essere all'interno del castello con del buon torrone come dolce, caffè speziato, grappe e distillati. E non era ancora finita, come degna conclusione di una splendida serata la visione di un bellissimo spettacolo di trasformismo e illusionismo su trampoli realizzato dalla compagnia teatrale "Altolivello".

Una bella serata, un'idea azzeccata, che verrà presto replicata: il 26 settembre.
Nell'attesa potete aprire il video allegato per vedere i momenti salienti dell'evento.

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Tutti i tesori nascosti dal demonio

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Non è che oggi la gente abbia rinunciato a fantasticare ricchezza improvvisa o fortune inattese. Lo fanno ancora, forse più di ieri ma, oggi che il mondo è diventato (dicono) meno credulone, s'affidano alla lotteria, al gratta e vinci, o partecipano ai quiz televisivi dove promettono soldi facili e a palate. Un tempo la fortuna aveva forme e maniere diverse di rivelarsi, di concedersi e l'umanità affidava le sue speranze, le proprie chimere, a maghi luoghi incantati, a tesori celati e, persino, al demonio quando gli vendevano l'anima in cambio di ricchezza o dell'illusione dell'eternità.
Sono pochissimi, oggi come ieri, quelli che riescono ad afferrare per le corna la dèa bendata, solo che in quei tempi chi ci riusciva lo faceva avventurosamente, con note di pura poesia.
I personaggi erano sibille, indovini girovaghi, accattoni sapienti e misteriosi, o santi eremiti. Non mancavano nemmeno streghe o benandanti. C'erano persino vecchiette piene di poteri per metà buoni, e per l'altra infimi. I luoghi erano caverne, romitori, antri e orridi lontano dalla civiltà, oppure anse solitarie di fiumi profondi, o recessi boscosi. I modi erano pratiche segrete, esercitate nascostamente, con devozione e non senza paura e rimorso. Un giorno la gente di campagna si radunò su un'ansa del fiume Oglio. Lo sapevano: vi avrebbero trovato un veggente. Il vecchio cominciò a dire: «Sapete voi che cosa hanno sempre fatto i ricchi sfondati quando capitava una calamità, o quando succedeva una guerra? Pensate che scappassero tirandosi dietro forzieri e casse piene di marenghi? Non siate ingenui: li andavano a seppellire poi tornavano a riprenderli quando l'aria era pulita. Se invece, per qualche motivo, non ci riuscivano, quelle ricchezze passavano al demonio per un secolo esatto. Dopo di che, il centounesimo anno, ed esattamente il giorno 24 giugno, il maligno li doveva riportare alla luce del sole. Dove? È proprio quello che sono venuto a rivelarvi. Ma attenzione: qualcuno capirà, altri no! Era a questo punto che il diavolo trasportava i tesori in una località detta Vattelapesca e li mostrava a tutti, non nella forma pensata, ma trasformati in paglia, carboni ardenti, trucioli di legno, cesti di nespole, sacchi di foglie.
Chi aveva la fortuna di trovarsi da quelle parti, il giorno esatto, all'ora precisa e aveva occhi per vedere, subito si ritrovava ricco da non saper più dove mettere tutto quell'oro».
- Ma dove si trova Vattelapesca che non l'abbiamo mai sentito né visto.

- A chi mi farà dono di una moneta rivelerò anche come trovare il luogo.

E sono sempre stati in molti a pagare per sapere. Ma pochi quelli che dopo aver saputo sanno.

Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 25/07/2010

 

La Dama Bianca torna dopo 10 anni

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PADERNELLO -  Riecco la Dama Bianca. L'ultima volta è accaduto nell'anno 2000. Rigorosamente dieci anni dopo, come vuole la tradizione, riecco la Dama Banca: ovvero il fantasma del castello di Padernello. La leggenda, infatti, vuole che lei, la dolce fanciulla morta nel secolo XV cadendo dalla camminata di ronda del maniero Martinengo, si rifaccia viva ogni dieci anni, la stessa notte in cui perì: il 20 luglio di quell'estate lontana. Si chiamava Biancamaria, era figlia di Gaspare Martinengo, fratello di Bernardino che viveva nel maniero sito tra i grandi boschi della Bassa. Il padre, soldato di ventura al soldo di Venezia, aveva portato sua figlia a Padernello da Brescia, dove abitava in un arcigno palazzo in via delle Cossere. Era cagionevole la bambina. L'idea era venuta a Bernardino, signore di quel feudo: «Chissà - aveva suggerito a Gaspare - che Padernello non faccia il miracolo».ù

Dieci anni di attesa
L'ultima volta, sì proprio dieci anni, quando la Dama si è degnata di mostrarsi, Padernello venne assalito da migliaia di persone in attesa. Perché? La gente è strana, considera la razionalità un pregio, tutti se ne fregiano e poi... Ora ecco arrivato un altro 20 luglio, quello buona stavolta. Ci sarà un'altra apparizione? Succederà anche nel 2010? Perché no?
Dieci anni di attesa non sono pochi. Chi, due lustri fa, era a Padernello e aveva, per esempio, solo dieci anni di vita e aveva visto quello che aveva visto, si sta ancora chiedendo se quella visione (ora che l'età s'è raddoppiata e la capacità di sognare si è invece dimezzata) fosse magia vera. Un fatto è inequivocabile: quel fantasma al femminile è diventato famoso, lo conoscono tutti e non solo in Lombardia. Ora che una scrittrice inglese che vive tra l'America e l'Italia, Corbit Nesta, e scrive per una casa editrice americana (la «Lungh House Stories» con sede a Washington), ne ha reinventato la storia; ora che un compositore, Eugenio Catina, ha composto per lei un pezzo per chitarra che ben presto sarà presentato a Padernello, eseguito dalla chitarrista polacca Maria Vittoria Jedlowski; ora che l'attore e drammaturgo Piero Domenicaccio ne ha tratto un testo teatrale che aspetta la messa in scena.... Ora che tutto questo, quelli che arrivano al castello, ma proprio tutti, cercano quell'affascinante fantasma, e non importa quante primavere si ritrovano sulle spalle. E poi è ufficiale: quel Castello nella Bassa è spiritato.

Un Castello... spiritato
Ad affermarlo sono due medium che, arrivati a Padernello dal centro Italia, davanti ad una platea di 300 persone hanno affermato che quel fantasma esiste. Lo abbiamo pesato e misurato. Poco tempo fa, davanti al ponte levatoio del Castello, è stato ritrovato un disk ben avvolto in una protezione. Gli uomini della Fondazione di Padernello lo hanno visionato trovandoci sopra un'immagine della misteriosa ragazza, «fotografata» all'interno del Castello, piano superiore, sfilata delle stanze adibite a camera da letto. Ora, chi lo ha voluto recapitare non è certo un bambino (ne avrebbe avuto ogni diritto!), ma un adulto, e ben attrezzato anche, entrato nel maniero Martinengo covando la segreta speranza di vedere la Dama.
E quest'anno, due lustri dopo l'ultima apparizione, che cosa succederà?ù

L'attesa del fantasma...
La Damina, ora che il maniero è risorto ed è diventato un centro pulsante della cultura bassaiola (dieci anni fa era abbandonato e cadente), si degnerà ancora di mostrarsi? Sarà contenta o no della piega che hanno preso le cose? Sarà, la delicata, dolce e alternativa Biancamaria, felice delle quarantamila persone che ogni anno visitano la sua tomba oppure no? Chi vivrà vedrà. O meglio, vedrà chi sarà a Padernello martedì prossimo, 20 luglio, fra le 23,30 e la mezzanotte. Cosa vedrà? Qualcosa di misterioso ed emozionante accadrà. Che diamine, questo nostro tempo allo sbando non vorrà comandare anche i fantasmi!
A tutti una raccomandazione, non vociate, non fate finta di essere, a tutti i costi scioccamente razionali, almeno per una sera, per una volta. E che non avvenga ciò che capitò dieci anni fa: chiasso, urla, strepiti. Perché tutti costoro, ovviamente, non potranno né vedere, né sentire niente.
Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 17/07/2010


Storia e leggenda:
vita di Biancamaria fanciulla fragile e sensibile


PADERNELLO
- Correvano gli anni del secolo Decimoquinto. Uno di questi, nel correre via, aveva dato i natali ad una dolce creatura. Era figlia del conte Gaspare Martinengo, uno dei due eredi di quell'Antonio I che il 7 marzo 1443 fu infeudato delle terre di Gabbiano. Gaspare, soldato di ventura al servizio della Serenissima Repubblica veneta, aveva ricevuto in eredità dal padre un severo palazzo, sito in via delle Cossere in Brescia dove, impegni militari permettendo, viveva. Biancamaria nasce in questo palazzo, oggi scomparso. La bambina era deliziosa come raramente la natura si diverte a plasmare le sue creature e suo padre, Gaspare, l'amava teneramente. La sua bellezza era tale che sulla soglia della giovinezza era già stata chiesta in moglie da una schiera di nobili e incantati pretendenti. Ma a Bianca la cosa pareva non interessare. Nella città di Brescia non si parlava d'altro che dello strano e misterioso fascino della «Bambina pallida». Ma Biancamaria ignorava anche questo.
Una famiglia potente

Della potenza di suo padre, della ricchezza della sua famiglia, dei gravosi fatti che intorno a lei la storia consumava verso la fine di quel secolo tormentato che l'aveva vista nascere, Bianca pareva nemmeno accorgersene. Per la verità la nobile rampolla di casa Martinengo mal celava l'insofferenza che sentiva nei confronti del suo tempo: così rude, spesso cupo, sempre brutale. Del suo tempo apprezzava solamente l'immacolata bellezza della natura, che però aveva solo intuito lasciandosi guidare dalla sua inusitata sensibilità, immaginando come poteva essere il mondo al di là di quelle invalicabili finestre strombate del palazzaccio dove abitava. Il fascino di Bianca era grande quanto precaria la sua salute. Suo padre s'affannò a chiamare i più noti cerusici che, dalla lontana Venezia, si sostituivano al capezzale della bambina.
Una fanciulla fragile

Ma Bianca era sofferente nello spirito e se il corpo declinava era solo perché assecondava la parte migliore del suo sentire: tanto fragile, tanto malato, controcorrente. Il conte Gaspare, vista l'impotenza della medicina, si risolse a mandare la figlia dalla città, dove abitava, in campagna, presso la bellissima casa-castello che il fratello di lui, Bernardino Martinengo, aveva appena finito di ristrutturare. Il contado si estendeva a nord sino a vedere la porta di S. Giorgio posta a difesa della fortezza orceana. A sud lambiva le selvagge sponde del fiume Oglio. La località si chiamava Padernello e il Castello che si rispecchiava nelle acque del fossato era favola vera. Biancamaria arriva a Padernello in un giorno freddo di novembre. Doveva avere, se la memoria storica non c'inganna, 13 anni. Ma il soggiorno della Martinenga tra le mura della dimora dello zio doveva essere breve. Infatti, la sua giovane vita si spegneva l'estate dell'anno dopo. Narra infatti la leggenda nata intorno a quei fatti che il giovane fantasma della ragazza ricompare nel Castello. La Dama si mostra ogni dieci anni, la stessa notte in cui perì: era un afoso 20 luglio del 1480.
Vestita di bianco

Si mostra vestita di bianco e reca in mano un libro aperto, tutto d'oro. Il volume pare veramente prezioso, ma non perché realizzato col giallo metallo, bensì perché tra le sue pagine c'è il segreto del suo fascino irresistibile, ricolmo di grazia, d'ogni dolcezza. E fu proprio questa sua alta sensibilità a perderla. Quella notte di luglio, dopo aver scoperto la bellezza di quelle creature plasmate dalla natura, tentò l'incontro. Nel cielo notturno e buio di Padernello scoprì una magia vera: migliaia di luci volavano sopra le acque del fossato vibrando come fuochi fatui. Bianca, incantata, si sporse dalle alte finestre del maniero.

Le strane creature parlavano e parlavano di cose lontane. La giovine impazzì di gioia e sentì di potersi librare nell'aria, finalmente. Ci provò. Cadde nel fossato del Castello di Padernello. Non provò freddo, non dolore, solo il rimpianto perché in quel volo non era riuscita ad avvicinarsi alle luci bianche. Così finì Biancamaria, affogata senza nemmeno sapere che aveva immolato la vita per delle piccole lucciole. Perché il suo fantasma vaga ancora? Perché la Dama vuole rivelare il suo segreto che sta scritto sul libro. Ma a Padernello non ha ancora trovato nessuno che si sia degnato di starla a sentire.

 
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Le guide del castello


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Visite al Castello - Orari

Dal martedì al venerdì:
9.00-12.00 / 14.30-17.30
domenica: 14.30-18.30
sabato pomeriggio:
aperto in occasione di  manifestazioni
Telefono: +39 030 9408766 in orario d’ufficio
e-mail: info@castellodipadernello.it



Fondazione Castello di Padernello

Via Cavour, 1 - Padernello
25022 BORGO SAN GIACOMO
(BRESCIA) ITALIA

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