Il fine auspicato sarà la più ampia fruibilità dell’immobile da parte del pubblico attraverso ogni tipo di iniziativa compatibile con gli scopi sociali, che porti il castello e il borgo, ad essere un centro vitale, culturale, di storia ed arte, inserendosi in un contesto più ampio di recupero di valori fondanti sull’educazione alla salvaguardia del patrimonio culturale per concorrere a rendere più stretto il rapporto tra la storia del territorio ed il suo futuro. La Fondazione favorirà, pertanto, il recupero architettonico dell’immobile, ponendosi anche quale centro di promozione dei beni e delle attività culturali ed interagendo con organismi nazionali ed internazionali anche al fine di sviluppare forme di collaborazione di alta cultura
La premessa ad ogni cosa
Nel Castello di Padernello ogni futura forma di attività culturale e non, dovrà obbligatoriamente integrarsi alla conformazione naturale dello stesso, relazionandosi con le direttive della Fondazione che dell’integrità storica ed architettonica ne è garante.
Sarà fondamentale selezionare gli argomenti in base a criteri di qualità, al tempo stesso dovremo evitare il rischio di “ghettizzare” il Castello trasformandolo in una sorta di centro culturale per pochi. Quello che abbiamo iniziato a fare e faremo si fonda sì sull’intensità del nostro impegno e del nostro interesse, ma anche e soprattutto sulle capacità di altre persone competenti e preparate.
Il lavoro non ci spaventa. Particolare che riteniamo molto importante e recentemente molto raro, è la nostra immersione totale e volontaria nella produzione manuale partendo dalle opere di pulizia. Essere operatori culturali non significa necessariamente atteggiarsi ad aristocratici dilettanti che inorridiscono all’idea di lavorare.
Un connubio tra pubblico e privato
L’atipicità di un connubio tra pubblico e privato nell’acquisto e gestione di un bene di largo dominio, come il Castello di Padernello, genera dibattiti e reazioni contrastanti a vari livelli. Indipendentemente dalle forme giuridiche impiegate nell’acquisizione del maniero, la nostra sensazione della bontà dell’iniziativa si è ulteriormente rafforzata con la convinzione che senza il nostro tempestivo intervento, la copiosa nevicata di quest’inverno avrebbe fatto crollare forse irrimediabilmente un’altra parte dell’immobile e con essa un pezzo di storia, con buona pace di chi dall’alto della propria poltrona di casa avrebbe comunque gridato allo scandalo.
La Fondazione Castello di Padernello
Il modello italiano
Per offrire ulteriori spunti di riflessione, di seguito riportiamo (lo faremo in più circostanze) un pensiero autorevole di un già Ministro dei Beni Culturali dello Stato Italiano. “Davanti ai concreti rischi di deindustrializzazione (...) e declino nei nuovi scenari dell’economia mondiale, il nostro Paese ha l’assoluta necessità di ritrovare una propria specializzazione nazionale (...). La messa in valore (valore economico, sociale, civile, spirituale e identitario) di tutto ciò, del patrimonio storico-artistico e paesaggistico e del sistema della cultura e della bellezza italiana, rappresenta, dunque, un obiettivo strategico da cogliere con maggiore convinzione che nel passato (...). È fondamentale, innanzitutto, delineare con precisione un modello di governo delle politiche culturali. Tale modello (...) si deve diversificare dal modello «tutto pubblico» francese e dal modello «prevalentemente privato» di ispirazione anglosassone. Il modello italiano non può che essere «misto» , deve avere cioè come perno il ruolo dello Stato ma in continuo e stretto collegamento con l’attività e il ruolo di tutti gli altri soggetti aventi titolarità, competenza o interesse nella tutela e promozione dei beni e delle attività culturali, siano essi privati, privato sociale e altri Enti locali.”
Giovanna Melandri tratto da” Il Giornale dell’Arte” n° 251 febbraio 2006