Il bosco, il parco, il prato, i ruscelli, gli uccelli, gli animali. Tutto questo insieme è sicuramente l’ecosistema di Padernello, che a fatica ancora vive, combattendo una strenua battaglia nei confronti di una modernità e di un progresso non esattamente rispettosi della natura, del suo fascino e della sua bellezza. Se il Castello deve ritornare a rivivere insieme ad esso deve tornare a rivivere tutto il suo sistema di verde, di acque, di viti, di campi, di piante, di animali. E’ un binomio inscindibile: la magia del Castello vive e si alimenta se il suo feudo ritorna alle origini e si rispecchia nel fossato. Nei polverosi archivi dove la piccola storia è madre dei grandi avvenimenti leggiamo che già nel secolo XIV Padernello era un feudo enorme, con centinaia di ettari a prato, centinaia di ettari a boschivo, centinaia di ettari a vigneto. La natura ha delle leggi semplici : il rispetto ed il ciclo delle stagioni, la fatica del lavoro e le regole del tempo. La Fondazione che è quindi il custode del Castello, deve ed intende diventare anche il custode del “feudo” e dell’ambiente circostante, promovendo tutte le iniziative affinché il bosco, il parco, la fauna tornino a diventare protagonisti del territorio. In questo contesto si inseriscono le mostre evento come: “I sentieri del vento del 2008” o “le terre dei folli del 2009”, oppure le innumerevoli conferenze su temi di salvaguardia ambientale, soprattutto locale. In ogni caso riteniamo la committenza e realizzazione del Ponte San Vigilio da parte della Fondazione Castello di Padernello in parternariato con il Comune di Borgo San Giacomo l’operazione più qualificante e significativa.
Il ponte, opera dello scultore Giuliano Mauri, rivela tutta la sua lucidità progettuale mostrando, alla Bassa intera, la genialità dell’idea e il valore simbolico del Ponte S. Vigilio, gettato a scavalco sulla roggia che attraversa i campi di Padernello e lambisce il Castello.
L’Opera Vegetale è stata inaugurata domenica 13 luglio 2008, dopo aver dato corso ad un convegno dal titolo altrettanto simbolico che così suona: Padernello museo a cielo aperto, a dire e ribadire che questo paese è unico, particolare, irripetibile, non deve essere stravolto, alterato, sfruttato solo per dare concretezza a speculazioni varie e articolate.
L’opera del poeta Mauri è lì, a ribadire questi concetti con forza: e la volontà di un artista, che è in piena sintonia con quella della Fondazione Castello di Padernello che gestisce e restaura il castello.
Mauri ha lavorato in tutta Europa e in via del tutto eccezionale, ha “marcato” anche la Bassa: terra d’estreme periferie, spesso povera di sussulti culturali, lontano centomila anni luce dalle vie importanti della creatività.
Il grande merito della Fondazione Castello di Padernello e del Comune di Borgo S. Giacomoe quello di aver convinto un “grande” ad operare qui, tra i filari ancora alti, tra le rogge verdi, tutt’intorno a stradine bianche, campi rigogliosi e macchie boschive relitte.
I visitatori che si recheranno al ponte, si troveranno di fronte ad un’opera d’arte.
La tra la frescura della roggia antica, dove un passaggio c’è sempre stato, era ed è il ponte della speranza, tessuto con rami vivi, costretti dalla natura stessa dell’Artista a interpretare il paesaggio che lì è più forte e potente degli uomini. E tale deve restare!