Il Castello Martinengo di Padernello per centinaia di anni è stato un importante crocevia politico, amministrativo e culturale non solo della provincia ma, addirittura, di tutto lo Stato di allora, ovvero della Serenissima Repubblica di Venezia. I Martinengo, fedeli per almeno tre secoli ai Veneziani, si erano meritati la stima e la gratitudine dei reggenti dell’epoca, tanto che addirittura Bartolomeo Silvio Martinengo fece parte del Gran Consiglio Veneziano.
L’affetto per la propria terra porta spesso a sopravvalutare, in alcuni casi, anche a sottovalutare la reale portata artistica di opere presenti sul territorio, sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista storico. Ciò nonostante, esistono aspetti che vanno al di là del semplice localismo; questi rilievi si possono registrare attraverso mille evidenze, non ultima, dall’interesse che queste opere destano nell’animo di persone di diversa estrazione sociale e culturale.
Orbene, il Castello di Padernello è stato per anni caratterizzato da eccellenze che hanno avuto, e continuano ad avere, una valenza non solo locale ma addirittura internazionale. Mi riferisco alle magnifiche Armi cinquecentesche dei Martinengo; scudi, spade, lance, armature da parata per fantino ma anche per cavallo, cesellate e ricche di intarsi. Ora questi autentici capolavori sono presenti nel Museo delle Armerie Reali di Torino.
Oppure alla certa presenza in queste stanze di una collezione di quadri, ora divisa in varie sedi, del pittore milanese del ‘700 Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto. Basti pensare che per il nome Padernello è conosciuto in tutto il mondo artistico per il “Ciclo di Padernello” del Ceruti.
Per questo abbiamo riservato questo capitolo dedicato alle eccellenze che questa terra ospita o ha avuto la fortuna di ospitare e che è un nostro preciso compito preservare, se non altro almeno nella memoria storica. Ignazio Parini
Le Eccellenze che furono