Alla fine degli anni cinquanta e primi anni sessanta il destino di Padernello sembrava ormai segnato dallo spopolamento e dal conseguente degrado delle abitazioni, della campagna e dello stesso castello non più abitato.
Di seguito si registrarono anni di progressivo abbandono del paese che relegarono Padernello ad una condizione di poco superiore a quella di un grosso cascinale.
Il lento passare del tempo era sinistramente scandito da regolari crolli di alcuni fabbricati ormai fatiscenti, dall’abbandono del paese da parte degli abitanti che non potevano trovare case dignitose o abitabili perché quasi tutti i fabbricati della frazione rimanevano di proprietà di pochissime persone per nulla intenzionate alla vendita.
Quello che un tempo sembrava un importante crocevia di potere, teatro di numerosi scontri politici ed economici, era inesorabilmente destinato a morire.
Nei primi anni ottanta l’Amministrazione Comunale approvò un Piano di Recupero, fortemente caldeggiato dagli abitanti della frazione, che coinvolse tutto l’abitato della frazione di Padernello. I pochi proprietari furono quindi "incoraggiati" alla vendita di alcune abitazioni agli abitanti della frazione che iniziarono così un’opera di ristrutturazione e di adeguamento igienico dei fabbricati, “salvando” dall’emergenza di crolli alcuni fabbricati ed intraprendendo di fatto l’opera di rilancio della frazione.
Ne 1989 il riacquistato entusiasmo spinse la popolazione a ricavare in un locale della parrocchia un ambulatorio, dopo che quello esistente era stato chiuso nel 1965.
La voglia di riscatto, un rinnovato spirito di autocoscienza, unitamente alla responsabile ricerca di alcuni valori che sembravano dimenticati, hanno fatto sì che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta cominciasse a invertirsi la tendenza all’abbandono di questo paese.
Sono di questo periodo le prime importanti battaglie profuse da un gruppo di persone del luogo e dintorni, e nei primi anni Novanta anche dall’Amministrazione Comunale, per la salvaguardia del patrimonio naturalistico, battaglie che culminarono nei ricorsi alle autorità competenti nonché negli esposti al WWF, che permisero di salvare una parte del bosco adiacente al Castello.
Analoghi ricorsi alle autorità competenti culminate anche in un’interrogazione parlamentare per opera del Senatore Paolo Volponi, unitamente all’interessamento dell’associazione Italia Nostra, portarono nel 1991 i proprietari del Castello, che da anni giaceva in stato di completo abbandono, ad avviare un’opera di sistemazione dei tetti dal maniero. I fondi insufficienti non permisero comunque un intervento sull’intera copertura, tanto che le infiltrazioni d’acqua e l’incuria che ancora sono continuate determinando nel 2002 l’inevitabile crollo della parte non interessata dalla sistemazione del tetto.
Nel 1991 nasceva l’Associazione Amici del Castello che ha la sua sede nel fabbricato della Posteria “l’Aquila Rossa”, un tempo stazione per le diligenze e per il cambio dei cavalli. Nella sede dell’associazione hanno avuto luogo importanti manifestazioni culturali e di sensibilizzazione alla salvaguardia ambientale e culturale del borgo e del suo Castello. Dal 1997 l’Aquila Rossa ha ospitato un’importante biblioteca-mediateca che raccoglie libri in collaborazione con la Fondazione Civiltà Bresciana cha ha come presidente Mons. Antonio Fappani, documenti e materiale sulla storia della Bassa Bresciana ora, tramite una convenzione, trasferita ed allocata nelle biblioteche del Castello.
Nel frattempo, per sensibilizzare l’opinione pubblica e far conoscere Padernello, si tennero manifestazioni folcloristiche e concorsi ippici organizzati dagli abitanti della frazione con l’aiuto di vari enti tra cui l’Amministrazione Comunale ed ebbero un ampio riscontro sui mass-media.
Dal 1998 esiste un piccolo campetto di calcio.
Favoriti dai mezzi di trasporto che consentono di poter lavorare anche a chilometri di distanza dall’abitazione, si assiste ormai da qualche anno ad un lento ritorno alla campagna, preferibilmente nei luoghi di origine. In questo ultimo decennio abbiamo registrato un moltiplicarsi di ristrutturazioni di vecchie abitazioni e cascine ed alla richiesta continua di figli di abitanti che cercano casa qui. Padernello fa segnare un incremento percentuale di abitanti che riscattano orgogliosamente la condizione dei propri avi che dovettero abbandonare il paese per sfuggire alla povertà, contribuendo così alla rinascita di questo piccolo borgo.
Ecclesiasticamente, nonostante il numero esiguo degli abitanti della frazione, la Parrocchia di Padernello non è mai stata soppressa; la chiesa Parrocchiale è dedicata alla Natività della B.V. Maria e la festa patronale viene celebrata l'otto Settembre.
Il territorio, un tempo ricoperto da una vegetazione lussureggiante di boschi e prati, nonostante il degrado insistentemente denunciato a partire dagli anni 60, rappresenta ancora un insostituibile polo di attrazione per molte specie di uccelli arboricoli, sia stanziali che di sosta. Infatti, fiancheggiando le ultime marcite ancora presenti sul territorio, non è difficile imbattersi in qualche elegante airone cenerino o in qualche altro uccello ancora più raro.
L’economia della zona è sempre stata di tipo silvo-agricola, legata alla sua natura boschiva, ai prati, destinati a pascolo e alla produzione di fieno e ai campi di cereali. Il toponimo “Vignotto” ci ricorda ancora la presenza della vite presso questa cascina: i filari erano presenti anche intorno al castello e presso la cascina Ronchelli. Durante i secoli si susseguirono diverse attività agricole specifiche: dal 1300 si radicò ed estese la coltivazione del lino e della canapa, seguita poi da quella del gelso per l’allevamento del baco da seta.
Lo sfruttamento di tutte queste fibre tessili fu sempre sviluppata altrove, quindi il territorio mantenne nel tempo un carattere prettamente agricolo.
Recentemente la coltivazione del mais, effettuata con tecniche innovative, ha costituito un rinomato modello che si è imposto come esempio agli agricoltori della zona.
La ristrutturazione di un vecchio edificio, il "Vegnòt" ora adibito a locanda, unitamente all’Osteria Aquila Rossa ristrutturata e riaperta sul finire degli anni Novanta e recentemente l’apertura della trattoria Cascina Bianca con la sua estensione del Bianchino, costituiscono per il paese una notevole attrattiva, tant’è vero che è molto facile incontrare persone che hanno conosciuto Padernello per la buona cucina prima ancora che per la sua storia millenaria.
Tratto da Borgo San Giacomo
Testimonianze di un territorio
di I. Parini – E. Poisa – D. Ghirardi