Ogni insediamento umano, piccolo o grande che fosse, aveva uno o più mulini a due o tre rote: la prima vera “macchina” che l’intelletto umano ideò per propiziarsi la vita, per rendere meno dura l’esistenza quotidiana. Quanto lavoro hanno sopportato gli abitanti delle campagne, quanta miseria hanno sofferto le generazioni che ci hanno preceduto, e quanta fatica si è consumata per far girare quelle pale fatte per macinare il grano per far farina da pane, o farina rossa per far polenta.
Perché la Fondazione Castello di Padernello tra i suoi nove itinerari turistici ha voluto inserire la storia dei mulini? Non certo per mera nostalgia o voglia di recuperare la cultura di un tempo che non è più, ma per rivalutare l’uomo e il suo essere protagonista sempre, sforzandosi di eliminare i ruoli e i limiti propri dei pregiudizi di classe. Con la segreta speranza che chi va al mulino s’ infarini ancora!
Il Mulino parlante della Motella

Non tutti i giorni ma il mulino della Motella parla. Quando scorre l’acqua nelle gore racconta storie vere a voce alta. Quando il fiume è in secca sussurra appena, ma parla. Non può stare zitto: con tutto il Tempo che ha incontrato, e tutto ciò che ha visto. Racconta storie vere: i “Martinenghi”, la fame, la miseria.
E continua, da circa sette secoli, a rivelare segreti. Si poteva lasciare al suo destino un mulino parlante?
Così un giorno, maturate le coscienze e i tempi, s’incominciò a restituirgli la voce. Perché? Per migliorare i vivi, ma soprattutto per ringraziare i morti che dal cielo ci guardano e ci suggeriscono cose migliori. E’ iniziata per questo l’avventura: forse la più bella, la più doverosa. In principio la ricerca, le ricognizioni, il recupero della memoria, la necessità di capire. Quindi il restauro, la ricostruzione. E lui, il mulino parlante? “Ora sì - ha detto - che racconterò tutto.
Il Mulino di Ovanengo
Situato in aperta campagna, a sud di Orzinuovi e a nord-est di Ovanengo, l’importante mulino fatto costruire dai conti Martinengo dalle Palle sul correre delle acque della roggia Gaspara, ha macinato grano per sei secoli interi. La sua presenza è documentata infatti sin dal Quattrocento là, in via Fame, dove la leggenda racconta esistesse una volta un tempio pagano, dedicato ad una dea del Parnaso romano.
L’ultimo ammodernamento risale al 1950, allorquando i Rongaroli (antica famiglia di qualificati mugnai) si recarono a Caravaggio, presso la Fonderia Baruffi, per l’acquisto della grande ruota (diametro metri 7,50) che ancora oggi muove tutti gli ingranaggi del mulino.
Potrebbe macinare 5 quintali di farina all’ora il mio mulino - ci dice Giuseppe Rongaroli - ma noi facciamo con calma. E chi ci rincorre?
