Sabato, 24 Marzo 2018

Mostra dedicata a Domenico Lusetti, scultore bresciano

Mostra dedicata a Domenico Lusetti, scultore bresciano

“Amo ciò che caratterizza l’elemento tenace e incorruttibile della natura. La scultura, per me, non è che la precisazione di questi valori, la rivelazione della loro trascendente natura. Ciò che conta è l’umana realtà, l’aspirazione al sovrannaturale. Null’altro può sussistere di veramente poetico e grande. La scultura è sentitamente divina nel senso appunto di potenza ultraterrena”

Sabato 24 marzo apertura della mostra dedicata a Domenico Lusetti, scultore bresciano.

Il Castello di Padernello, dal 24 Marzo al 30 Novembre, ospiterà una selezione di più di cento opere di grafica e scultura di Domenico Lusetti (1908-1971) che, dalle sponde del fiume Oglio, ha portato il suo messaggio artistico fino a New York, Berlino, Parigi, Zurigo e Londra.

La mostra riunisce un cospicuo numero di opere e testimonianze, per riprendere il lavoro già iniziato con le retrospettive succedutesi dal 1973 al 2006. L’opera dell'artista bresciano, infatti, è sempre stata molto amata da critica e committenza, sia privata che pubblica.

La mostra vuole riaprire un “Dialogo su Lusetti” attraverso una serie di incontri conviviali con artisti che lo hanno conosciuto, critici, galleristi, collezionisti che diventeranno, alla fine, la traccia per il catalogo che sarà la chiusura dell’avventura di Padernello e l’inizio di una nuova stagione di insegnamenti di Domenico Lusetti.

È prevista la produzione di uno spettacolo teatrale ideato da Giacomo Andrico attingendo dal diario di prigionia di Domenico Lusetti “Lager XIB” che dopo l’8 settembre del 1943 si trova con i 2500 compagni del suo reggimento, fedele alla Corona e all’Italia, ad essere deportato con un treno in Germania.

Il pubblico viene accompagnato in uno spazio, simile alla sezione interna di vagoni merci ferroviari, assi di legno che lasciano intravedere dalle fenditure spiragli di luce.

All’interno del vagone un attore interpreterà le parole di Domenico Lusetti tratte dal suo diario di prigionia.

Tra le opere degli anni Trenta in mostra è la fotografia ritoccata con tempera nera dall’artista che ritrae la scultura il “Il velocista”, opera venduta alla città di Berlino e scomparsa sotto i bombardamenti; “La ragazza sdraiata” commissionata dagli industriali Oliva e "La Grande Madre" in legno del 1939, che anticipa al scultura di Lusetti degli anni '50.

Questo primo momento felice dell’esperienza artistica di Lusetti fu interrotto dalla guerra e dall’internamento nei campi di prigionia nazisti. A questo periodo dedicherà nel 1967 l’opera letteraria “Lager XIB – Diario di prigionia” e numerose grafiche che saranno esposte in mostra.

Il diario di Domenico Lusetti è un testimone, pagina dopo pagina, della sua grande forza d’animo, della capacità di rimanere fedele all’arte, al bello, al buono per restare padrone della propria identità, rafforzandola, tanto che, quanto più forte fu la deriva umana indotta dalla tortura e dall’abominio, tanto più lui fu capace di estraniarsi e guardare se stesso e gli altri con compassione, la stessa che seppe mantenere anche per i tedeschi deportati e per i civili sotto i bombardamenti.

Numerose volte in quelle tristi pagine scrisse “Io sono uno scultore!” fino a quando poté scrivere “Tutto si assopisce. Apro un libro; in mezzo a quelle pagine è custodito il mio numero di matricola: 153469. Lo tolgo e lo appendo a un chiodo sulla parete di legno mormorando: -Ti lascio qui, perché è in questa terra che mi sei stato assegnato, come nome di vergogna. Ma non sei sopravvissuto all’altro, che è un bel nome italiano. Ritorno a rivedere mia madre.”

“Chi dell'altrui si veste / presto si spoglia” era la scritta del 1947 nel suo studio-bottega, la guida per la ricerca della sua identità frammentata dopo l'esperienza di internamento nel campo di concentramento in Germania durante al Seconda Guerra Mondiale.

Tornò, col tempo, ancora scultore, fedele al suo percorso che seppe sublimare già in opere come “Donna addormentata” del ’49 e in tutte quelle a seguire. Magistrale nella peculiare sapienza di scegliere le patine, le superfici, la pelle delle sue opere. Dalla ceramica smaltata ai bronzi ispidi, le terrecotte che sembrano crude e friabili, quelle lisce con patine antiche, i gessi colorati, fino alle pietre levigate, grezze o scalpellate. Le forme sapranno chiudersi fino a costituire “L’evasione, il superamento” della figura, ma senza mai rinunciare allo “Studio approfondito delle forme umane”.

Domenico Lusetti – Biografia

Domenico Lusetti nasce il 6 maggio 1908 a Pontevico, nella bassa bresciana. Trascorre la sua infanzia nel paese natale, dove da bambino si diverte a modellare pezzi di argilla sulle rive dei fossati e del fiume Oglio. Dopo averla lavorata e manipolata Domenico ricava piccole forme di animali: una volta soddisfatto le espone ad asciugare al sole. La natura è la sua prima e originaria scuola d'arte.

A Pontevico compie gli studi elementari e gli studi serali di disegno, scuola che Lusetti frequenta dall'età di 14 anni, dopo la grande guerra – momento drammatico in cui Lusetti fanciullo soffre la lontananza del padre. Così ricorda il suo maestro di disegno: “la sua voce era calma e sicura. […] mi incoraggiava dicendomi di non avere fretta; le cose si fanno un po' alla volta, la mano deve essere guidata dal cervello, e allora quello che si è fatto sarà pensato.”

Nel frattempo o poco prima – siamo tra il 1919 e il 1920 – grazie ai genitori è avviato, con sua grande gioia, al lavoro di marmista presso lo zio materno, Antonio.

I risultati spingono Domenico e la famiglia a prestar fede alla sua vocazione artistica, un fatto per una realtà di paese non sempre comprensibile, ma essendo legata al marmo parve un “lavoro” più che una ricerca artistica.

Dopo l'apprendistato dallo zio si trasferisce in città a Brescia, dove continua a lavorare il marmo. Con il 1929 arriva la chiamata alle armi; dopo il servizio militare Lusetti frequenta a Milano l'accademia di Brera e seppur senza diploma e come studente esterno; ha come maestri Tino Bortolotti e Leone Lodi.

Nel 1930 apre uno studio-bottega: inizia a poco a poco la sua avventura artistica. Si comincia a denotare la sua grande serietà di scultore: la sua tensione poetica delle sue opere migliori non viene meno nemmeno nelle opere più retoriche eseguite solo per commissione.

La caratteristica degli anni Trenta è la ricostruzione dell'oggetto in una forma di tipo classico, archetipo grazie ad una volumetria primitiva e arcaica e ad un recupero della classicità prima di Donatello nella lezione trecentesca. Tuttavia già ne "La Grande Madre" in legno del 1939 l'artista anticipa la sua stessa scultura degli anni '50.

Le tematiche principali di Lusetti divengono: la ritrattistica e il tema femminile. Inoltre Lusetti si confronta coi temi del sacro, del conflitto, ma anche dello sport e del gioco.

Nella ritrattistica di quegli anni si ritrova la rappresentazione e la fedeltà fisionomica e la capacità di far vivere in un ritratto del singolo al forza e il significato di un'umanità più vasta: un singolo personaggio diventa l'esemplare di una realtà collettiva. Così il Ritratto del Padre, tornato della prima guerra, diventa il soggetto storico del contadino inurbato con chiari riferimenti autobiografici; anche Domenico, infatti, è un contadino che guarda con stupore una città che cambia sotto l'effetto dell'industrializzazione.

Il tema della figura femminile si rifà alla sua concezione “ideale” di donna che in quegli anni si esplica nella figura della giovinetta. In anni bui, che presto porteranno ad una nuova guerra mondiale, Lusetti dà ancora spazio alla speranza rappresentata dall'immagine dell'adolescente che ha per antonomasia dentro di sé la possibilità, la crescita, il futuro e la fiducia nel domani.

Lusetti comincia ad avere successo: Pontevico è lontana, ma l'artista non dimenticherà mai le sue radici emotive e materiali.

Questo periodo felice e proficuo viene spezzato bruscamente dalla guerra: viene richiamato alle armi e fu condotto in un campo di concentramento in Germania il 9 settembre del 1943 per due interminabili anni. In questi anni redige un toccante diario “Lager XIB – Diario di prigionia”.

Finita la guerra ritorna a Brescia e ricomincia a lavorare con la lentezza di chi ha vissuto drammatiche esperienze. Di quel periodo sono delle terracotte abbastanza anomale per la sua produzione, realizzate per amici. Le sculture del primo dopo guerra sono un ritorno, forse inconscio, alle lontane esperienze di bambino sui greti del fiume Oglio mentre modellava l'argilla. Un lavorìo paziente di ricostruzione del proprio io.

Nel suo nuovo studio nel 1947 scrive il motto: “Chi dell'altrui si veste / presto si spoglia”, che lo guida nella ricerca della propria identità.

A volte deve tornare alla bottega di Pontevico dello zio Antonio, costretto dalle ragioni economiche e lavorare per commissione per celebrazioni monumentali sulla seconda guerra mondiale o su fatti legati alla vicenda militare. A fianco di commissioni laiche e civili si moltiplicano le commissioni religiose e non è difficile vedere nel tormento della croce e della passione la tragedia del campo di concentramento.

Negli anni della maturità Lusetti riprende i suoi due temi principali: il ritratto e la figura femminile. Tuttavia ora nei ritratti l'artista punta sulla caratterizzazione dell'individuo: già nei segni della singolarità è impressa la vicenda sociale di cui la persona è volontaria o involontaria interprete.

La rappresentazione della femminilità comincia a legarsi al tema della maternità e della fertilità, le forme si arrotondano e si fanno più mature.

A fianco dell'attività artistica, si dedica all'insegnamento: dal 1949 al 1956 è insegnante presso la scuola d'arte dell'Associazione Artisti Bresciani; nel 1961 è l'insegnante di scultura presso la scuola di scultura di Botticino Sera. Dal 1967 fino alla morte è insegnante presso il Liceo artistico Foppa di Brescia.

Muore a Brescia il 3 giugno 1971.

Il 24 marzo l'inaugurazione è a ingresso libero.
Vista alla mostra: 5 euro
Visita al Castello di Padernello + Vista alla mostra: 7 euro

in dettaglio

Data evento Sabato 24 Marzo 2018 | 17:00
Fine evento Venerdì 30 Novembre 2018 | 23:00
Luogo
Castello di Padernello
Via Cavour, 1, 25022 Borgo San Giacomo BS, Italia
Castello di Padernello

Fondazione Castello di Padernello

Via Cavour, 1 Padernello
25022 Borgo san Giacomo (Bs)

Contatti

+39 030 9408766 in orario d’ufficio
info@castellodipadernello.it

Canali social

| | | VIDEO

Orari di apertura del Castello

Dal Martedì al Venerdì:
9.00 - 12.00 / 14.30 - 17.30
Sabato:
14.30 - 17.30
Domenica
14.30 - 18.30


Tickets

  • Visita Castello + Mostra - Intero: € 7,00
  • Visita Castello + Mostra - Ridotto: € 5,00
  • Visita Mostra: € 5,00
  • Visite guidate in Lingua Italiana dei Segni (LIS) con prenotazione obbligatoria.

L’importo può variare a seconda del tipo di evento in corso. Il Castello è visitabile solo con guida negli orari indicati. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura.

newsletter