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Giovedì, 03 Maggio 2018 11:45

Il prodigio della gentilezza

Scritto da Gian Mario Andrico
Illustrazione di Nadia Sayed Ali Illustrazione di Nadia Sayed Ali

Quella volta s'alzò di buon'ora per la zappa al grano che era alto giusto un sömès. Era fresca la Lili e un po' imbronciata, come tutta la gioventù costretta a una vita grama, dura, senza speranza. Fortuna che c'era la creatura, nata a maggio: bella e colorita che quando apparve al mondo pareva un papavero fuori stagione. Lili, che la miseria costringeva ad un'esistenza tanto ingrata, pose la bimba nella cesta, prese la zappa e l'affondò senza voglia nella terra crespa per la secca. Lavorò quattr'ore sotto il sole: le ciocche piangevano gocce di sudore amaro.

Quando dal paese s'alzò il bonzo del mezzodì, fece pausa. Quel giorno il «convento dei poveri» passava pane nero e acqua di sorgiva. D'improvviso un rumore. La giovane donna, spaventata, vide sbucare dalla ripa intricata una vecchia che le porse la mano per la carità. Lili, imbronciata ancora, parlò sgarbata com'è la gioventù costretta alla vita dura. La vecchia la guardò: gli occhi inquieti della faina di notte. Suonò il botto la campana e la Lili, con una pericolosa soddisfazione stampata in volto, girò i fianchi fertili all'intrusa. La vecchia andò alla cesta e con voce sibillina, la ammaliò. Si alzò acuto un pianto piccino. La madre, che non capiva, si precipitò in paese, a casa, in camera: sulla testa, il fazzoletto a quadri. Lo strazio durò l'autunno, l'inverno intero e sino al maggio in rosato. Non veniva più di niente, pareva succhiata dal verme peloso, e piangeva piangeva di giorno e di notte. Lili s'era dimenticata come si dormiva: le orbite blu, il seno duro e l'anima a tocchelli. Evitava l'acqua nella catinella per la paura di vedere riflessa la sua tristezza. Alla fine di un giorno di maggio s'affacciò sull'uscio una Signora: l'eleganza alta era coperta da un velo bianco. «Qui dentro - disse - c'è la rabbia della malia, e la colpa è solo tua, perché nessuno è tanto povero che non possa far elemosina di gentilezza. Ora - disse alla Lili - se vuoi guarirla vai di sagrato in sagrato a raccogliere le ceneri rimaste del falò dell'ultima Pasqua, vai di chiesa in chiesa a bagnare gli occhi nelle acquasantiere, di crocevia in crocevia a chiedere perdono a chi incontrerai, di ponte in ponte a fare la carità. Ogni domenica, dopo la messa e la comunione, porta parole di conforto e pietà dietro ogni porta e ricordati che la fede è poca e la bellezza non dura». Lili, per amore e per rimorso, eseguì alla lettera i misteriosi consigli della Signora di maggio. A giugno, quando si rividero i rossi papaveri, la giovane madre ritornò alla zappa: cantava allegra vicino alla ripa intricata piena di prodigi.

Ultima modifica il Giovedì, 07 Giugno 2018 14:05

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