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Martedì, 30 Gennaio 2018 15:24

A carnevale scherza anche il Male

Scritto da Gian Mario Andrico
Illustrazione di Nadia Sayed Ali Illustrazione di Nadia Sayed Ali

Non perdeva occasione il Male per farne dell’altro. Succedeva soprattutto in quei periodi dell’anno in cui i contadini allentavano la presenza alle funzioni religiose: durante il periodo estivo dei raccolti, per fare un esempio, oppure quando il calendario liturgico prevedeva una pausa al rigore e al digiuno, come a Carnevale.

Ecco che allora il Male sguinzagliava i suoi accoliti, di qualsiasi forma e specie, e li inviava sulla terra, tra le gente semplice, per tentarli, per scardinare la loro fede, per dannarli. «Carneal maiu maiu, te le pene è me ’l capu, se ’l capu sarà mia còt, te le pene è me ’l nedròt»: erano come questa le furbizie licenziose del pazzo Carnevale... queste e anche altre. Quell’anno l’appuntamento era alle Falivere, naturalmente ben mascherati da far fatica a riconoscersi, anche tra amici e amiche. Come ogni anno i ragazzi del Mercato Basso avevano organizzato balli e musica: invitati i giovani e le giovani del Mercato Alto. Non si aspettava altro che la sera. Nell’aria sentore d’opportunità insolite, e sapore di libertà. E il Maligno? Non osava sperare di più! Quando il buio calò, quelli del Marcato Bassa incontrarono l’altro gruppo, alle Falivere appunto, osservando che quella volta nessuno aveva scherzato: le maschere mettevano paura al solo vederle. C’erano galli paonazzi che cantavano strano, megere talmente ben truccate che mettevano soggezione al solo avvicinarsi. C’erano, persino, dragoni che sparavano fumo alle narici, e fate sibilline, talmente provocanti che avrebbero tentato persino un vecchio frate cappuccino. I ragazzi di Mecato Basso, prima divertiti, poi meravigliati per tanta abilità nel travestimento, quindi un po’ sorpresi per tale e tanta passionale partecipazione alla mascherata, vollero vederci chiaro. Quel Carnevale era troppo serio per essere una carnevalata... Samocleto, l’organizzatore della festa, che stava ballando con uno vestito da gufo, alzò la gonna della maschera e scoprì, con grande terrore, che il compagno era un diavolo vero, travestito da gufo finto. Urlò la sua disperazione con più voce aveva in corpo dicendo: «Tutti al trivio di San Rocco che se ci prendono non c’è scampo». La corsa fu senza riserve perché la posta in gioco era alta. Arrivati che furono i giovani si rannicchiarono ai piedi dell’immagine di San Rocco, lì posta dentro una santella. Alla vista di cotal Santo streghe, demoni e diavolacci sparirono in una vampata di fuoco e con un tonfo di tale forza che ne tremò tutta la terra.

Ultima modifica il Martedì, 04 Settembre 2018 14:29
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