• Leggende Copertina
Martedì, 03 Luglio 2018 16:05

La maledizione dei 'bés bastonér'

Scritto da Gian Mario Andrico

C’è un posto nella bassa campagna dove prosperano certe paurose bisce, grosse e verdognole, dette bes bastoner. Che cosa ci facciano lì in quel campo, e solo in quello, lo spiega una storia vecchia di mille anni e forse più. Il posto è sopraelevato, a forma di motta, sassoso e sterile. Ma non fu sempre così, un tempo, prima della maledizione, era ombroso e frequentato dai monelli che vi pascolavano i maiali.

Un giorno Dander un ragazzo di là che aveva una scrofa pezzata di nero e otto maialini rosa, se ne stava seduto all’ombra di una grande quercia a suonare il flauto di Pan che gli si avvicinò una vecchia con un sacco aperto tra le mani.
- Dander - disse - mi credi se ti rivelo che sono una maga in grado di prevedere il futuro, e che tra poco si riverserà sulla campagna un temporale talmente violento che tutto qui dove c’è terra diventerà fango, e dove c’è ordine regnerà il caos? Prendi questo sacco, ti proteggerà dalla pioggia…
Dander però non era uno stupido: conosceva i pericoli di quelle contrade, sapeva bene il ragazzo della presenza in quella terra di elfi burloni, gnomi scontrosi, sibille malefiche, ninfe incantatrici… e Silvane che lì abitavano e avevano la brutta abitudine di catturare i giovani che si fossero troppo allontanati dal paese, metterli nel sacco e poi portarli nelle loro tane sotto terra da dove mai nessuno era riuscito a tornare.
- Penso che quel sacco che ti serviva per la mia prigionia sia troppo stretto per me cara signora.
- Cosa dici ragazzo mio -rispose la silvana dei boschi e delle fonti - se basta ed avanza pure per me.
- Provalo allora, infilalo in testa.
La silvana eseguì senza pensarci su. Il giovane, che era svelto come una folgore, le saltò addosso, la legò e gabbò insieme. Poi, giunta la sera e soddisfatto per la sua astuzia, se ne andò a casa, abbandonando il sacco là dove gli era riuscito di riempirlo al posto suo. La silvana riuscì a liberarsi che era ormai notte. Sudata come una capra, la prima cosa che pensò fu di vendicarsi, ma non aveva visto la direzione presa dal giovine e nemmeno era riuscita ad intuire donde quella peste venisse. Quindi, tirate le pive nel sacco, lanciò la maledizione: su quella radura avrebbero vagato tra sassi aridi e per l’eternità, grossi biscioni mortiferi che, simili a bastoni nodosi, erano in grado di rizzarsi sulla coda e sibilare profezie terribili. Chi li vedeva o li sentiva era perso. Da quel giorno il bel posto che fu venne abbandonato. Ed è ancora là, buio e tremendo, il suolo solcato da innumerevoli bes bastoner.

Gian Mario Andrico
Giornale di Brescia 07/02/2010

Ultima modifica il Mercoledì, 01 Agosto 2018 10:14

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