• Leggende Copertina
Giovedì, 07 Giugno 2018 14:10

Le orme stregate di Febraöl

Scritto da Gian Mario Andrico
Sin da quando c’è il mondo delle leggende Febraöl è il terrore dei bambini capricciosi che il vecchio mette sotto il grande mantello portato estate e inverno, primavera e autunno. È nato per questo il piccolo uomo curvo sotto il peso degli anni.
Gira di paese in paese, entra nelle aie, sale sui fienili, visita ogni culla dove si sente il fastidioso piagnisteo di un bimbo. Le madri, quando scompare la loro creatura dal repar (è successo e succederà ancora), guardano bene per terra sino a quando vedono le sue orme appuntite e convergenti perché Febraöl è scaalchì di naura. Allora le seguono passo passo, stando molto attente a non calpestarle: se no state a sentire cosa può succedere. Una volta madre Peòta trovò la cuna vuota. Disperata pensò a qualche cagnaccio randagio. Poi le vide sul selciato, piccole e inconfondibili: le seguì sino oltre in confino là, presso la Lüngüra. Era giovane lei e inesperta, e non conosceva ancora tutti i rischi d'essere madre, e l'invidia che tale condizione suscitava nel mondo intermedio delle fiabe. Salta i fossi, corre fes, talmente forte che Peòta , senza gnac nincursis, calpesta una di quelle orme e subito perde la memoria. E va e va per boschi, valle e fossi, finché non giunge ad una caverna. - Da onde arrivi? - le chiede Febraöl - che la abitava. - Vengo… non mi ricordo più - disse la madre con lo sguardo perso. - Bene così. Rimarrai con me per l'eternità: sarai la mia serva, così come tuo figlio mungerà le mie mucche, falcerà i miei prati, e lavorerà per me sino alla fine dei tempi, e ricordati, berrai latte solo dalla capra nera. Ma Peòta aveva perso la memoria e non ricordava dal naso alla bocca. Un giorno munge la capra bianca e gli torna a mente chi è. Facile è immaginare la sua gioia quando vede quel ragazzetto, bello e robusto, e lo riconosce come suo figlio. Lo abbraccia, lo stringe forte forte con grande sorpresa del giovine. - Non dire niente a Febraöl - lo prega la donna - perché è un essere fatato e malvagio che ci tiene prigionieri. Se mi ascolterai torneremo presto a casa nostra. Fu così che ritrovata la memoria e il figlio, la madre se ne tornò al paese (che era molto lontano), avendo però cura di guardare bene dove metteva i piedi.
Ultima modifica il Martedì, 03 Luglio 2018 15:54

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