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Lunedì, 01 Gennaio 2018 16:47

La maledizione del maniero dei fulmini

Scritto da Gian Mario Andrico
Illustrazione di Nadia Sayed Ali Illustrazione di Nadia Sayed Ali

Un tempo, quanto nemmeno si sa, da queste parti c'era un castello (ora non c'è più), nato male anche se era stato costruito a regola d'arte. Mura alte, fossato profondo, torri forti e ponte levatoio a difesa. Pareva proprio invalicabile, indistruttibile, ma da quel giorno che i mastri muratori avevano posto la prima pietra, quei muri non avevano più avuto pace: ogni temporale, primaverile, estivo o autunnale che si fosse abbattuto su quella contrada, scagliava tutti i suoi fulmini e le saette sul maniero.

Pareva proprio una maledizione lanciata chissà da chi: forse da qualche mago invidioso, o forse... Non faceva in tempo il proprietario ad aggiustare un lato della grande casa, che uno degli altri tre veniva violentemente preso di mira dal cielo.
Ora ne faceva le spese un pinnacolo, ora un cornicione, altre volte crollavano a terra intonaci, calcinacci e tegole. Il ricco signore, che era un massone, aveva più volte fatto benedire il maniero, ora da questo, ora da quel religioso, ma le forze del male s'erano accanite a tal maniera che non c'era soluzione. Se nel raggio a vista del castello cadeva sulla terra un fulmine, statene certi, sfogava la sua potenza distruttiva ora su questa, ora sull'altra parete di quell'edificio nato male. Disperato, il signore si decise allora a chiedere protezione nelle alte sfere. Fece scolpire da un bravo artista una Madonna e disse: «Deve essere alta tre metri, pesare tre quintali, sotto i piedi deve avere tre diavolacci, e avrà il volto rivolto al cielo per intercedere contro i fulminacci tutti di questa vallata». Quindi, portata in chiesa la statua e benedetta solennemente il mese di maggio, fu issata sulla torre più alta e posizionata in una nicchia apposta costruita per ospitarla. «Ai suoi piedi - aggiunse quello strano signore che tante speranze affidava al numero "tre"- non dovranno mai mancare tre fiori freschi, estate, autunno e primavera, siano questi di giardino, di brolo o di orto, e non conta di che specie».
Infatti, per alcuni anni, sembrò che la maledizione fosse stata vinta. Poi, una volta che l'estate era stata arida e arsa a dismisura e non si riuscì a reperire un solo fiorellino, né di giardino, né di orto o brolo e tanto meno di campo, ma proprio nemmeno uno, la Madonna rimase senza la sua quotidiana offerta votiva. Fu allora che, a ciel sereno, una saetta fragorosa colpì quel castello facendolo crollare al suolo: nemmeno un mattone rimase in piedi, e di quelli che lo abitavano non si salvò nessuno. Le torri, rovinando a terra, caddero sul paese, seppellendo molti che all'ombra del maniero maledetto vivevano.

Ultima modifica il Sabato, 17 Febbraio 2018 16:29

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