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Martedì, 04 Settembre 2018 14:25

La «bestia» e il Crocefisso che non c'è più

Scritto da Gian Mario Andrico

Quando capitò il fattaccio era ben diverso il quadrivio detto «Della Cabre», noto, in tempi più antichi, come «L'incrocio del Crocefisso», per via di una grande croce collocata dove due strade s'incontravano. Oggi il sacro legno non c'è più.

Al suo posto regna uno smisurato supermercato che pare un luna park: nulla a che vedere con le atmosfere dimesse e armoniche della campagna! L'immagine santa è rimasta al suo posto sino agli anni Quaranta del Ventesimo secolo, poi è scomparsa per sempre a causa della triste storia qui raccontata che accadde mentre la Grande guerra era ancora in corso. La croce aveva inchiodato sopra Gesù morente: una scultura antica, ben modellata, gli occhi del Cristo lacrimosi, e le ferite aperte a stimolare devozione e pietà. La gente che per di là transitava: a piedi, in bicicletta, su carri trainati da cavalli o buoi, e negli ultimi tempi guidando camion o macchine… tutti salutavano devotamente quel Gesù sofferente. Chi con un cenno del capo chi con un segno di croce chi, persino, fermandosi a pregare. Mai all'immagine mancarono fiori freschi perché, si diceva in giro, quello era un Cristo miracoloso che più volte aveva evitato incidenti, o aveva salvato la vita a chi per quelle strade era passato. Ma, un brutto giorno, il ligneo Gesù fu raccolto ai piedi della croce, orribilmente mutilato da una fucilata. Ma chi aveva avuto il coraggio di compiere quel sacrilego gesto? Ci vollero poche indagini per saperlo: il bestiale autore stesso lo andava predicando nelle osterie della zona, facendosene un vanto. Abitava, la «bestia», nel paese limitrofo di Cadignano. Il suo nome evitiamo di riportarlo per pura carità cristiana. Era un bruto, un poco di buono, uno che più volte era stato implicato in fatti e fattacci: forse era anche un assassino. Quel brutto giorno… era passato per quel crocicchio: occhi scuri, anima nera e un fucile sulle spalle. Si era fermato davanti al legno, aveva tolto l'arma, mirato e fatto fuoco. La sacra scultura, colpita in pieno petto, si era staccata dalla croce, andando in pezzi. Ma nessuno aveva avuto l'ardire di rimproverarlo, perché era un violento, non si sapeva come avrebbe reagito. Qualcuno però si era almeno preso il disturbo di raccogliere Gesù, ora morto due volte, e ricomporne i pezzi, contando nelle sue carni ben 36 pallini di piombo. E 36 furono i giorni che ancora visse quell'uomo. Infatti il 36esimo giorno dal fatto fu ucciso in un osteria della Bassa, con una pistola con silenziatore. L'assassino, si raccontò, per compiere quella che a molti sembrò la vendetta del cielo, pare venisse dalla lontana Milano.

Ultima modifica il Giovedì, 20 Settembre 2018 03:01
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