Mercoledì, 06 Novembre 2013 21:58

Le istituzioni culturali nellamorsa della crisi

Scritto da Tonino Zana - Gionale di Brescia

La Fondazione Civiltà bresciana non sta bene, la Fondazione Micheletti soffre. Continueremo a visitare le corsie delle Fondazioni bresciane, in città e in provincia. Temiamo di registrare malanni simili.

In generale, sostengono gli Insuperabili medici della mutua antica, non servirebbero specialisti per la diagnosi, si tratterebbe di «eurite», ipertrofia passiva dell’euro, incapacità di ricevere danari per la ragione che si presentano invisibilmente. E cioè vengono promessi eppure non compaiono.

Non possono morire di eurite Le nostre fondazioni, dopo essere scampate, nella loro iniziazione mentale, primigenia, alle bombe, agli esaurimenti della ricostruzione, all’esibizionismo dei boom economici, alle bolle speculative di ogni genere. Ce la faranno anche a superare la depressione economica, sociale e culturale dei nostri anni. A patto che si comprenda, dal- la a alla zeta, che è conveniente sotto tutti i punti di vi- sta, mantenere salve e sane, con le cure del caso, queste fondazioni, donatrici di istruzione, cultura, di vita insieme, di pubblicazioni e convegni, insegnando a mantenere viva la memoria e a seguire le vie nuove della critica.

Dalle sedi della politica e dell’amministrazione arrivano ricette naturali: dimagrire, mettersi insieme, scegliere le priorità, abbassare i gradi del riscaldamento e luci basse. Sugli ultimi due punti, l’ironia, certo. Però le cose sono un poco queste. Non perdiamo le fondazioni, sosteniamole e chiediamo intanto che passa la piena, alla cine- se, di piegarsi. Ascoltiamole Amministrazioni provinciale e della Loggia, gli assessori alla Cultura, Silvia Razzi e Laura Castelletti. Loro, da donne, forse, - e sottolineo il forse - sono più abili e sentimentali di noi maschietti, si sono messe d’accordo per bussare alla Regione Lombardia e chiedere che si faccia carico, per una parte, del problema.

Più pratiche, operative. D’altro canto, proprio in Regione Lombardia – lo ricordiamo senza reducismi e senza nostalgismi, ma con il cuore pieno dimerito al ritorno e alla malinconia per le cose belle -, ai tempi dell’assessore Sandro Fontana, amico di Micheletti e amico di monsignor Fappani, le Fondazioni da loro presiedute vissero estati piene. Anche perchè, basterebbe immaginare il buon prof. Sandro Fontana assediato dalle giustissime e puntute insistenze del don e del presidente compagno a vita e lo rivedremmo inseguire il presidente della Regione a implorarlo sulla vitalità delle fondazioni bresciane per la sua stessa incolumità: «Presidente, fuori i contributi, sono assediato». Però, altri tempi, altri danari, non siamo qui a paragonare ieri e oggi. Ma l’impressione che la Regione continui a essere troppo Milano-centrica e nordista, ci appare molto più di un presagio.

Razzi e Castelletti registrano una certa dilazione, hanno fatto presente, battuto cassa, ma le cose sono complicate, le crisi sono piazzate ad ogni livello e in ogni luogo privato e istituzionale. La Regione piange la sua parte e le Fondazioni bresciane sono troppo lontane dal Pirellone. Silvia Razzi avverte sul decreto salva Italia di stampo montiano: «Non è il Vangelo antifondazioni, per carità, però si dice che le istituzioni non stanno in partecipazione all’interno delle Fondazioni. In ogni caso, noi i nostri 52mila euro alla Fondazione Civiltà Bresciana li abbiamo assegnati, come da convenzione».

Le Fondazioni, secondo Monti, ricevono agevolazioni fiscali e vengono invitate, non soltanto subliminalmente, a non insistere troppo con le istituzioni pubbliche. Laura Castelletti s’è trovata una convenzione ferma alla fine di dicembre 2012. La convenzione sospesa narra di 60mila euro l’anno per un triennio alla Civiltà Bresciana. Bussano molte fondazioni al portone della Loggia, però non tutte producono qualità e quantità culturale allo stes- so modo.

Debbono scegliere le Fondazioni e deve scegliere l’istituzione. Laura Castelletti invita a fare sistema, a mettersi insieme, a concentrarsi su layout difendibili.Sarà necessario produrre cultura in posti leggeri, stimolare i privati, chiamarli dentro, qualcuno suggerisce di rilanciare baratti, tu fai un libro e un convegno per me e tu cacci un contributo per la fondazione. Niente di nuovo sotto il sole,ma sarà importante entrare di nuovo nel territorio,bussare alle porte nuove, anche a caso: toc toc, ci hanno detto che lei è benestante e sensibile alla cultura. Ci dà una mano? Altri menti non ci saremo per un libro, un convegno, una riunione di qualità. Per esempio, è brutto pensare alla sospensione futura di un aggiornamento per l’Enciclopedia, una biblioteca in affanno per aiutare la costruzione di molte tesi.

Pensiamoci bene.

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