Mercoledì, 12 Marzo 2014 01:00

La Pietà triste e tenebrosa di Federigo Bencovich

Scritto da Giornale di Brescia - Tonino Zana

Federigo Bencovich (1677-1753), ha ammaliato i castellani di Padernello e ha chiamato intorno a sé 5mila visitatori in un mese. Gianmario Andrico e la sua banda culturale si sono guardati in faccia: ovvio, avanti finche si può, fino al 30 marzo.

Una mostra con un grande dipinto al Castello di Padernello, parte ovest, secondo piano, itinerario nel chiaroscuro tipico del «tenebroso» Bencovich, padre della pittura veneziana settecentesca, fondatore di un rococò pensoso di stampo meditativo e perfino concettuale. Tenebroso, intellettuale, solitario. Molto padano, questo dalmata, intenditore di nebbie morali e di effetti cromatici elitari.

Le Sovrintendenze di Brescia, Cremona e Mantova hanno restaurato il grande dipinto, 5 metri di altezza per 3,80 di larghezza. Stava nella chiesa del Castello di Borgo San Giacomo ed è un’ impresa di fantastoria ricostruire il movente e il viaggio di Bencovich a Borgo San Giacomo. Il titolo del dipinto è il titolo della mostra, «La pietà di Gabbiano», di Federigo Bencovich. Gabbiano è il nome antico di Borgo San Giacomo, la Pietà è viva in una deposizione di un Cristo lacerato, sorretto, alla testa, da Maria e dalla Maddalena, pregato nel modo più fisicamente diritto e davanti, dal cardinaleBorromeo; gli fa, da spalla, un committente, un frate francescano con dei confratelli. Il cielo raggiunge un livore che si stempera, lievemente, per la conoscenza della Resurrezione. Prima di giungere alla grande tela, si snodal’itinerario della mostra e consiste in una straordinaria idea e in un’altrettanto straordinaria compostezza chiaroscurale, che si direbbe proprio bencovichiana, che in parte spaventa e in parte consola.

La tela è scomposta in ogni sua parte, nei personaggi e nell’ambiente, è divisa per le parti che la definiscono al termine dei corridoi di avvicinamento alla saletta finale, così che i dipinti sono molti e l’opera è la somma estrema di tutte le parti. Come percorrere al contrario il cammino della fattura dell’opera, estrarre il Cristo, la Madonna, i personaggi, uno ad uno, emetterli in un loro apposito «monolocale». Al termine del percorso si riassumeranno, tornando dentro la grande opera. Lui, Federigo Bencovich,che veniva dalla Dalmazia, svernava nella Bassa Europae in Italia ed era capace di tristezze attive, da collocare nelle telette private e nelle grandi tele con un saporedi penitenza espressionistica, cioè un’intimità, anzi un intimismo radente la depressione per cogliere la passione di Cristo, la pazienza del credente, la vitalità da aggiornare della preghiera.

E il non distacco di una fede difficile, nel mezzo di un Settecento razionalista ,mentre lui, il Bencovich, rimane padrone di un controriformismo tutto suo,non bigotto,non ripetuto, ma vissuto per appartenenza caratteriale, visibile nell’angoscia della penitenza con la pressione di un’umoralità scura proveniente da un fegato di difficili digestioni. Infine, la liberazione, quasi, alla depressione delle ricerca e della fattura, in squarci di pittura attuale con quel Cristo deposto e snervato di scuro, con quel cardinale Borromeo a estendersi in una parentesi di quasigioia per la conquista delle anime e il dono di un committente fraterno.

Bencovich è meno noto per gli appassionati e di più per gli studiosi, Bencovich è supremo, senza le fortune di Tiepolo per un’evidente scelta cromatica che è scelta ideologica. Bencovich non ama piacere, Bencovich non coccola e non accresce il deliquio del visitatore con effetti speciali, nervosismi guardeschi, virtuosismi alla Marco Ricci, precisioni alla Pittoni. Bencovich è l’erede un quarto di millennio dopo, della poetica dureriana, di una tardo rinascimentalità severa che anticipa e sente la tristezza e l’oscurità come valori. Come indispensabili coperte a scaldare il «male di vivere». E la non dolce tortura del credere.

INFO//CONTATTI

  • Fondazione Castello di Padernello
    Via Cavour, 1 Padernello
    25022 Borgo san Giacomo (Bs)
  • +39 030 9408766
    in orario d’ufficio
  • indirizzo email
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ORARI

  • Dal Martedì al Venerdì
    9.00 - 12.00 / 14.30 - 17.30
    Sabato pomeriggio
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  • Il Castello è visitabile solo con guida. L'ultimo ingresso valido per effettuare la visita è un'ora prima della chiusura.

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  • Visita guidata Castello + Mostra
    Intero: € 7,00 // Ridotto € 5,00
  • Visita guidata Mostra
    € 5,00
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