Martedì, 15 Dicembre 2015 20:14

Il Castello di Padernello: il sogno diventato realtà.

Scritto da Giornale di Brescia
il castello di Padernello - foto Gilberti il castello di Padernello - foto Gilberti

I DIECI ANNI DELLA RINASCITA ED I PROGETTI PER IL FUTURO

Visioni ideali e concretezza di progetti: così nella Bassa ha preso vita un miracolo E ora si pensa allo sviluppo. Senza sogni non si va da nessuna parte, ma i sogni per camminare hanno bisogno di competenze concrete e solide.

Claudio Baroni

PADERNELLO. Quanto sono dieci anni? Poco, tanto? Come si misura il loro valore, la portata, la consistenza? Per questo castello,solido ed elegante, incastonato nella Bassa più verde, gli ultimi dieci anni valgono un’esistenza intera. La fine sventata. La sua presenza era documentata dalla fine del Trecento, gli stemmi dei Martinengo e dei Colleoni dominavano queste terre dal Cinquecento, nell’Ottocento mutò la su vocazione da castello arcigno a villa di campagna e fulcro di tenute floride. Ma da mezzo secolo stava cadendo a pezzi, abbandonato al suo destino. Non avrebbe resistito ad un’altra nevicata quando un progetto tanto coraggioso quanto convinto lo ha riscattato, facendolo diventare proprietà pubblica. Nell’immaginario collettivo era ancora vivo, grazie ai racconti di Gian Mario Andrico, alle foto di Virginio Gilberti, agli studi di Floriana Maffeis e Sandro Guerini. Forse anche per questo, quando venne aperto per la prima volta al pubblico, dopo i primissimi lavori di salvaguardia, il 19 marzo 2006, accorsero in migliaia per vederlo. E così fu altre due volte, in quello stesso anno, a maggio e a settembre. Noi, che eravamo tra quei primi visitatori, non abbiamo mai più perso di vista il castello cinto dal fossato, nel borgo che sembrava destinato ai fantasmi. Per descrivere il «fenomeno» di Padernello si parla di sogno, di miracolo, di caso unico e irripetibile. Forse in questo nostro Paese e in questi tempi, unico e irripetibile è il felice incontro tra la forza visionaria di alcuni e la tenace concretezza di altri, in un’unione che speriamo duri ancora a lungo.

Affidabilità conquistata. Il castello rinasce. Il teatro e le mostre, sorrette dalla progettuali- tà scenografica di Giacomo Andrico e dalla genialità di infaticabili artigiani volontari, sono stati i punti di partenza di una serie di iniziative che ormai si contano a centina- ia. Il ruolo di garanzia del Comune di Borgo S. Giacomo, la generosità delle Bcc locali, la solidità della Fondazione Nymphae, sono tutti elementi di un cammino che ha dell’incredibile. Ma l’affidabilità e la fiducia si conquistano sul campo, così sono arrivati i sostegni delle istituzioni e delle fondazioni, gli sponsor per iniziative sempre nuove e ricche di significato. Il Castello è diventato il fulcro di tanti filoni d’arte, cultura e valorizzazione del territorio.

Il territorio. Il ponte levatoio è sempre stato abbassato, crean- do legami e rapporti più vasti e solidi. Il borgo è risorto, alme- no in parte. Ora,nel fare il punto a dieci anni di attività, si guarda ad un nuovo orizzonte: dare vita ad una serie di occasioni per valorizzare le professionalità, le energie, i progetti, le aspettative di tanti giovani della zona. Perché no, una cooperativa che dia occasioni ap- paganti a ragazzi in cerca di futuro. La lezione del Castello è proprio questa: senza sogni non si va da nessuna parte, ma i sogni per camminare hanno bisogno di competenze concrete, un mix di abilità e generosità. Sogni che sanno far tornare i conti. Con la c minuscola. Per Padernello sarebbe una nuova prova maiuscola.

L’idea vincente è stata la ricerca della qualità

Il segreto: Lo sforzo culturale ha accompagnato sempre i restauri dell’edificio

Gian Mario Andrico

BORGO SAN GIACOMO. L’idea vincente è stata la ricerca della qualità. Diversamente, poco o nulla avrebbe distinto Padernello dal resto. È lo sforzo (non sempre riuscito, ne siamo consapevoli) rivolto al conseguimento di iniziative coinvolgenti: la forza del teatro, la poesia di Giuliano Mauri, il restauro corretto, l’obiettivo volto alla tutela della memoria...: questa la mistura coraggiosa che ha trasformato un castello dimenticato e cadente in una realtà trainante, che ha operato dentro ad una terra, la Bassa bresciana, che aveva disperato bi- sogno di risollevarsi dal torpore nel quale era sprofondata. Qual è il bilancio possibile dopo dieci lunghi anni di lavoro? Positivo, indubbiamente, pur tra tante difficoltà e delusioni. Positivo e rigenerante, se si considera il fatto che negli ultimi decenni la Pianura è stata sì nobilitata, ma solo dal gran lavorodellasuagente. Nel contempo, però, ha visto il tradimento della sua vera vocazione e conseguentemente lo stravolgimento del paesaggio, «avariato» da insediamenti lunapark, centri commerciali, infinite strade, nebbia, calura... e poco altro. Ora c’è una Fondazione che viene additata ad esempio,che promuove cultura, sforna idee, in questo caso sì sul serio «a chilometro zero», dentro a questa plaga un po’ troppo piatta, un po’ sterile. Durerà, e quanto, tutto ciò? Nessuno lo sa. Si metta in conto che si è esaurita, persino, la forza economica di una potente famiglia come quella dei Martinengo, che per secoli abitarono il castello di Padernello; figuriamoci quanto, realisticamente parlando, potrà essere longevo il destino di una manciata di volontari, seppur validi, seppur creativi. La cosa importante, crediamo e ce lo auguriamo, è che gli uomini che sino a qui hanno guidato tale piccola «lucida follia», non svendano, o snaturino il lavoro fatto. Che nessuno azzardi diminuire il valore filosofico messo in campo in questi dieci anni, trasformando lo sforzo culturale qui messo in scena in un’industria dell’intrattenimento. Auspichiamo che quel castello non tradisca la «qualità», con tanta fatica trovata, svendendola al «mercato del tutto», che, ormai, impera e vince. Sarebbe l’inizio della fine! Questo è l’augurio sincero che facciamo alla Fondazione Nymphe per il suo decimo anniversario. Anche se, come tutti ben sanno,la Storia di questa storia è ben più lunga, più antica...

Le parole d’ordine: PASSIONE, LUNGIMIRANZA E BUONA GESTIONE

Dal ricordo del passato scaturiscono la cura e la sollecitudine che guardano all’avvenire

Domenico Pedroni - vicepresidente Fondazione Castello di Padernello

Se è un sogno, per favore, non svegliatemi, è talmente bello da sembrare vero! A volte, quando volgo lo sguardo all’indietro e vedo il grande lavoro, il potente sforzo, il sorriso degli amici che hanno condiviso questa avventura di restaurare il Castello e riutilizzarlo come un sistema culturale, la visione mi sembra così bella e preziosa da togliere il fiato. La parola discriminante che ci ha unito, che ci ha dato la forza, che ci ha dato la visione lungimirante, è passione. Mi ricordo però le parole che ci hanno aiutato e sorretto all’inizio e per i primi cinque anni: il coraggio dell’acquisto; la didattica coinvolgente del teatro di produzione; la testimonianza poetica di Giuliano Mauri; il restauro corretto, fortemente voluto e preparato da un trentennio; la forza nell’utilizzo corretto del maniero; la condivisione di un fedele e capace gruppo di volontari. Ma altre parole chiave che ci hanno accompagnato per arrivare a questo grande traguardo. Ne possiamo citare alcune. «Le cose si possono fare»: Padernello è stato in grado di dimostrare che con la forza, la competenza, la capacità e la passione le cose si possono fare ed in effetti a Padernello è stato fatto veramente tanto sia per il restauro sia per la realizzazione di centinaia di manifestazioni. «La sostenibilità»: dieci anni di buona gestione, sempre con piccoli avanzi di gestione, con una amministrazione attenta, dove le spese sono sempre coperte da entrate precisamente valutate.

«La bellezza non è più solo un valore estetico, ma un valore economico»: lo dimostra il Comune di Borgo San Giacomo che possiede il 51% del Castello e trova il suo investimento iniziale di circa 800.000 euro valorizzato a circa 2.600.000, come attesta una perizia giurata. «La perseveranza»: la passione di tutti i volontari mantenuta, incrementata, rafforzata nel lungo periodo, ovvero la capacità di affrontare i problemi e trasformarli in opportunità. «L’acquisto delle quote di proprietà»: questa operazione di acquistare gradatamente le quote di proprietà del Castello dal 49% dei privati è ritenuta «la madre di tutte le operazioni». Così la Fondazione non sarà più solo comodataria del Castello fino al 2026, ma anche comproprietaria dell’immobile, con tutte le innegabili positive possibilità di contabilizzare le spese di restauro, di partecipare ai bandi e di detenere un fondo di dotazione, l’immobile castello, di indubbio valore. Oggi la Fondazione, anche attraverso i suoi soci fondatori, detiene la quota del 27%. Dopo i dieci anni di grande generosità e fatica, ecco per i prossimi cinque la grande sfida: creare un’impresa sociale e dare lavoro ai giovani. Senza timori, con grande forza, con progetti sostenibili: la strada è tracciata. Con intelligenza e generosità. Continuiamo il lavoro.

Visto da dentro - FARE MEMORIA, RIGENERARE L’IDENTITÀ

Nel percorso decennale la bellezza come valore non solo estetico ma anche economico

Daniela Pietta - volontaria

Dieci anni della Fondazione Castello di Padernello ovvero dieci anni di vita del cosiddetto miracolo Padernello. Io ne ho vissuto solo uno, l’ultimo, e mi sono chiesta se fosse giusto che ne scrivessi avendone una visione così parziale. Parlando con Domenico Pedroni, vicepresidente della Fondazione, mi sono chiarita i dubbi e ho capito che avrei potuto fare del mio posizionamento un punto di forza. Ogni visione parziale è, in verità, un privilegio: la visione si può allargare solo se parte da un punto di vista particolare. Questo significa radicarsi nei limiti e nelle contraddizioni del corpo e posizionarsi implica «viste parziali e voci esitanti», come scrive Donna Harraway. Il nostro sistema visivo è, sostiene ancora Harraway, un modo specifico di vedere, un modo di vita. Quindi, cosa vedono, tra l’altro, i miei occhi a Padernello? Dieci anni di fantasia, determinazione, amore e buone pratiche. L’esempio Padernello è significativo tanto più perché collocato nella Bassa bresciana, una delle zone più ricche, almeno d’Italia. Una ricchezza monetizzabile poiché basata su un’idea di progresso e di sviluppo in senso puramente quantitativo e senza limiti. Celebrare Padernello vuol dire quindi aprire varchi in questa visione di sviluppo e di economia, significa pensare alla bellezza come valore quotidiano e non come luogo dell’esotico o del fine settimana. Padernello è una lucida follia? Si chiede Ignazio Parini, presidente della Fondazione, nell’introduzione al testo fotografico «Le terre dei folli». E ancora si domanda cosa sia, in realtà, follia. Chi sono i folli? Chi crede nel progresso obbligatorio e senza fine? O gli ultimi paladini contro i mulini a vento? Festeggiare dieci anni è anche una pratica di memoria che differisce dalla nostalgia. Significativamente nella radice della parola memoria, memore, si trovano le parole ricordo, desiderio, amore e dalla stessa radice scaturiscono anche le parole cura, sollecitudine oltre che fama, leggenda. E su una buona pratica di memoria si fonda la rinascita di Padernello e del suo Borgo, una pratica che tesse legami vitali col passato, col presente e col futuro. Il nome evocativo Nymphe che accompagna la dicitura più ufficiale di Fondazione Castello di Padernello è solo uno degli esempi di questa pratica. In un’epigrafe funeraria datata tra il I e il II secolo d. C., unico ritrovamento epigrafico di Borgo San Giacomo, si nomina infatti la parola Nymphe, misteriosa divinità dei boschi e delle fonti. Riprendere il nome di antiche divinità è sia ripercorrere antichi legami che sperimentare i loro effetti di realtà. Una buona pratica di memoria risignifica le identità, non le fissa, ma le pensa dinamicamente e in continua trasformazione.

INFO//CONTATTI

  • Fondazione Castello di Padernello
    Via Cavour, 1 Padernello
    25022 Borgo san Giacomo (Bs)
  • +39 030 9408766
    in orario d’ufficio
  • indirizzo email
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

ORARI

  • Dal Martedì al Venerdì
    9.00 - 12.00 / 14.30 - 17.30
    Sabato pomeriggio
    14.30 - 17.30
    Domenica pomeriggio
    14.30 - 18.30
  • Il Castello è visitabile solo con guida. L'ultimo ingresso valido per effettuare la visita è un'ora prima della chiusura.

Tickets

  • Visita guidata Castello + Mostra
    Intero: € 7,00 // Ridotto € 5,00
  • Visita guidata Mostra
    € 5,00
  • L’importo può variare a seconda del tipo di evento in corso

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